Il genio di Lucrezia Bano

Il Genio di Lucrezia Bano è un bel libro che inizialmente appare come una storia qualunque su un qualsiasi regista che sfida i propri attori e viene odiato per i suoi modi barbari e da egocentrico. In realtà, senza svelare nulla, nella seconda ed ultima parte, viene a crearsi uno sviluppo ed epilogo della trama che porta la scrittrice a scrivere e narrare qualcosa di davvero originale nella sua crudezza e crudeltà.

Sinossi: Brando Marcusi è un regista di fama internazionale, poco amato come essere umano ma soggiogante tra colleghi e cinefili. È intento a girare il suo nuovo film in una località isolata e mette in scena un imperscrutabile personaggio principale che, tragicamente, vive la crisi dei suoi valori. Come interprete del ruolo, scrittura Jacopo, un adolescente, la cui vita già spaesata dai cambiamenti viene stravolta dal contatto con tale mostro sacro del cinema. Ginevra è un’attrice della sua stessa età: facile, per lei, innamorarsi della maschera di Jacopo, più che del giovane e della sua vita reale. Il film di Brando, che fa dell’attore una star famosa, gli impone di affrontare lo stesso processo di autolesionismo e dissacrazione di sé del personaggio sullo schermo. Insieme, vorticanti e confusi, saranno immaginazione e verità, veglia e incubo, social network e vita vissuta: lo statuto della realtà sembra compromesso dalla mano alta della Regia. O forse, dalla macchina ancora più caotica della realtà.

Brando è un regista che sta realizzando un film. Jacopo è un attore giovane che ha un bel viso e non molto talento ma per questo genere di film è ottimo per l’interpretazione. Ginevra è una ragazza dolce ma poco estroversa, è la co-protagonista del film. Poi abbiamo la troupe di scenici, tecnici, attori secondari, costumisti e fotografi, truccatori e quant’altro. Ecco, immaginiamo un set e un gruppo di attori non molto affiatati tra di loro. I social media fanno da padroni silenziosi nelle trame di vita che accompagnano questi personaggi de Il Genio. 
Per quanto concerne la storia, essa è scritta bene, in maniera fluida, con molti dettagli e tanta velocità nel descrivere i sentimenti e stati d’animo. Ho avuto, leggendo, l’impressione che tutto fosse sospeso e che ogni personaggio fosse in astio con l’altro senza alcun particolare motivo. Non per invidia o gelosia ma forse perchè questo non era il film che avrebbero voluto fare, nessuno appare pienamente convinto, solo il regista che ovviamente essendo egocentrico e pieno di sé, è una specie di dittatore silenzioso, nervoso, sfuggente e anche brutale.
Ma il dietro le quinte che nella fine della vicenda appare il punto focale attorno a cui ruota tutto è il mondo dei social media. Ginevra sarà la protagonista vittima di instagram, preda facile dei commenti che la dichiarano una poco di buono, una facile che ci prova con l’attore fidanzato nel momento delle riprese nonostante sia anche lei fidanzata. Nel preciso istante in cui tutta la finzione dei social media si impossessa della realtà della vita quotidiana degli attori e di quella cinematografica, tutto acquista un ritmo diverso, che è fuori controllo e finisce per sfociare in qualcosa dalle tinte noir, buie e orrende, per non dire mortali. L’atmosfera thriller è ciò che davvero conta nella chiusura del libro e leggendo le pagine capirete perché tutto è cambiato e neanche ve lo aspettavate. La domanda da porsi dinnanzi questa storia è: quanto siamo davvero disposti a rischiare per lasciare un posto nel mondo? Cos’è davvero l’arte: finzione? Realtà? Realtà che può diventare finzione? Un film che è un prodotto che finge e modifica il quotidiano, può davvero incontrare la realtà? 



Categorie:Libri, Narrativa

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