“L’uomo che non parla” di Andrea Spinelli (PAV Edizioni)

La voce é colei che ci contraddistingue e ci eleva a esseri superiori rispetto alle altre forme di vita; la capacità di esprimersi è un valore di cui non se ne può fare a meno. Immaginatevi però, all’improvviso, di non riuscire più a parlare e stravolgere così la vostra esistenza. “L’uomo che non parla” affronta questo argomento con un approccio originale.

Trama: “Alzai la testa. Il pallido volto riflesso nello specchio
fece scopa con la mia oratoria. Con quella voce non potevo andare in diretta. Era irriconoscibile, come quella che mandano distorta nei servizi d’inchiesta in cui vuoi camuffare l’identità della persona intervistata. Ciò nonostante, dovevo tirarmi fuori da quella situazione, o ero fottuto”.

Recensione

Luigi Di Maggio con la voce ci lavora: è un vivace e piccato speaker radiofonico e conduce un programma in cui tratta più che altro di calcio, ma dove egli stesso esprime i suoi pensieri sulla politica, sulla società buonista, lanciando frecciatine a quelli che, secondo lui, vengono privilegiati negli enti pubblici. Eppure, non è per queste sue provocazioni che perde tutto, nemmeno per quella sua liaison illegale con la figlia minorenne del capo. La causa del tracollo di Luigi è la perdita totale della voce.

La prima volta accadde per caso, senza una reale motivazione: il protagonista avvertì una strana sensazione, un’ovatta che gli ostruiva la gola, bloccato da non sapeva nemmeno lui cosa fosse. Un momentaneo blackout, forse, ma purtroppo la voce gli sparirà anche durante il programma, prima gradualmente poi in maniera definitiva. Complici anche delle sospette telefonate in diretta di una persona che pare conoscerlo fin troppo bene, di primo acchito ostile, Luigi entra completamente nel panico e di conseguenza perde ogni cosa: non solo la possibilità di parlare lo tradisce, ma i suoi piccoli segreti vengono tutti svelati in diretta radio. Risultato? Viene licenziato e la moglie lo butta fuori di casa.

Da ricercare è ovviamente la causa scatenante del male di Luigi, che però non viene confermato in ambito medico. Ecco perché l’uomo si convince che la componente psicologica sia la vera artefice dei suoi numerosi guai. Questo lo porta a sottoporsi a cure poco ortodosse e con scarsissimi risultati, finché non viene avvicinato da delle persone che si dichiarano disposte ad aiutarlo, in cambio di favori che si rivelano niente affatto limpidi e oserei dire machiavellici. Riuscirà Luigi a ritrovare la sua voce e a non peggiorare ulteriormente la sua precaria situazione?

Il romanzo di Andre Spinelli è particolare e scritto con toni prettamente ironici, uno stile che apprezzo sempre e che comunque va capito. La storia si concentra sia sul presente del protagonista che sul suo passato, una parte importante per capire la personalità di Luigi: il suo burrascoso rapporto con un padre traditore e non di certo amorevole; l’assenza di entrambi i genitori nella sua adolescenza e perciò una crescita personale complicata. Luigi, da un certo punto di vista, ha ancora molto da imparare e da affrontare nel suo percorso; un uomo che deve ancora trovare la giusta evoluzione.

L’autore sottolinea spesso l’intolleranza nei riguardi dei diversamente abili – considerati da alcuni fin troppo privilegiati invece che penalizzati – della politica sull’immigrazione e della corruzione di neo-politici pronti a tutto pur di ottenere una carica di rilievo. Si aggiunge infine un accenno allo sfruttamento della sessualità, un argomento quanto mai attuale ed eccessivo. Non mancano risatine e riflessioni serie durante la lettura, dunque va consigliato.



Categorie:Libri, Narrativa

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