Metafisica dei tubi e la via della consapevolezza

Amelie Nothomb è una scrittrice alla quale ci si avvicina dopo aver fatto un percorso di letture, non può essere affrontata a cuor leggero e nemmeno senza un filo di preparazione. L’ironia, le sottili provocazioni e il suo modo personalissimo di proporre temi intimi e riflessioni sul mondo sono ingredienti che rendono la sua prosa unica.

Il linguaggio utilizzato dall’autrice è ricercato, a tratti sembra esasperato. L’immaginazione che la contraddistingue è fervida ma gestita con abilità, tanto da condurre il lettore ignaro a staccarsi dalla lettura e addentrarsi in un sogno lucido. In parte si legge la storia, in parte si comprende il ruolo della scrittrice e poi resta una percentuale di se, ricordi e odori vengono sbloccati e attraverso la lettura si scopre qualcosa che pareva destinato al dimenticatoio oppure riesce a far dischiudere un’idea, una nuova consapevolezza che riguarda il se e anche il mondo intorno a noi. La capacità della Nothomb nel districare matasse inaudite che hanno a che fare con l’identità e il senso di appartenenza, la condizione di essere umano.

Il risultato a cui giunge Amelie Nothomb è la creazione di personaggi sempre complessi e molto caratteristici per le sue storie, per questi personaggi la scrittrice s’impegna e cerca di dare senso e logica alle loro esistenze sottraendoli all’assurdità inutile dell’esistenza.

Leggere “Metafisica dei tubi” ha sortito anche questa volta l’effetto sperato: mi ha disorientata. La storia è un racconto in prima persona. Il soggetto è Amelie, descrive se stessa in modo implacabile. Ci racconta di un viaggio metafisico e incredibile al punto da essere verosimile. Chi ha mai disquisito con un neonato? Possiamo dare per certo che questa creatura minuscola e indifesa sia incapace di afferrare concetti enormi come l’infinito, la morte, il piacere. Il neonato è dotato di poteri ancestrali e capacità intellettive e istintuali che forse non abbiamo la possibilità di sondare. Il neonato osserva e ascolta tutto, senza poterci dare segnali, accade tutto dentro di lui è un uovo cosmico colmo di tutte le forze elettromagnetiche, pronto a esplodere di tutto il suo potenziale.

Metafisica dei tubi è un romanzo breve che nelle sue cento pagine lascia anche confusi ma ci sorprende, tuttavia a tratti l’autobiografismo, che serpeggia spesso nei romanzi dell’autrice, rallenta il ritmo e la fa cadere in una ripetitività che a lungo potrebbe stancare. La prescrizione è di dedicarsi ai suoi romanzi una volta all’anno per mantenere fresco l’effetto sorpresa.



Categorie:Libri

1 reply

  1. Adoro Amèlie Nothomb e ho tutti i suoi libri. Lo scorso anno ho visto anche la rappresentazione teatrale del suo romanzo “Mercurio” diretta da Corrado d’Elia (ti do il link della mia recensione pubblicata sul mio blog personale (carlotomeoteatro.com): https://carlotomeoteatro.com/2022/03/09/mercurio-allmtm-teatro-litta-recensione/
    Quest’anno, invece, ho visto una particolare messa in scena del suo primo libro “Igiene dell’assassino”. Il link della mia recensione: https://carlotomeoteatro.com/2022/11/05/igiene-dellassassino-al-teatro-gerolamo-comunicato-stampa/
    Avevo visto anni fa anche la messa in scena di un altro suo libro: “Libri da ardere”. Della Nothomb ti consiglio di leggere: “Le Catelinarie”, “Stupori e tremori” (divertentissimo!) e il suo ultimo libro uscito in Italia “Primo sangue”. Il prossimo uscirà questa primavera.

    "Mi piace"

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