BIANCA: Musica, che può esser arte, spettacolo e intrattenimento

Da una parte, Bianca Vincentini in arte “Bianca” classe ’93; artista caparbia e metodica, che non teme ostacoli e che non ha paura di superare ogni volta sé stessa, costi quel che costi.

“Una vita in vetrina” è il tuo primo disco: cosa significa pubblicare un disco? Cosa stai provando?
Pubblicare un disco credo sia uno dei grandi sogni a cui un artista aspira in ambito musicale e il primo, provoca senza ombra di dubbio un’emozione unica. 
È un traguardo personale significativo soprattutto quando si è a conoscenza della fatica, del duro lavoro e della passione che c’è stata dietro ad ogni canzone. 
Per me il disco rappresenta tutto questo, lo percepisco non come una conclusione di un percorso svolto, ma proprio come un inizio.  In questo momento sto provando moltissime emozioni che diventano sempre più difficili da descrivere. Nei giorni che
hanno preceduto l’uscita del disco, paradossalmente avevo chiara nella mia mente la sensazione di felicità e di soddisfazione che avrei provato, ma una volta uscito è come se fossero entrati in gioco moltissimi altri sentimenti che ad oggi ancora devo scoprire davvero.  Sicuramente pubblicare un proprio disco significa mettere a nudo una parte di sé stessi, ma credo sia proprio questo il bello: dare la propria anima in un album per farlo arrivare a più persone possibili. 

Come mai questo titolo, cosa significa e come impatta sulla tua vita in questo momento?
“Una vita in vetrina” è la rappresentazione perfetta di quello che in questo momento sto vivendo nel quotidiano e nella mia vita artistica. 
Siamo abituati a nasconderci dietro gli schermi e le vetrine sociali limitando spesso ogni forma di verità, per paura di mostrarci realmente e di conseguenza essere giudicati. L’immagine della vetrina mi ha sempre affascinata molto, perché ha una doppia faccia da tenere in considerazione: chi fa il mio lavoro sa bene quanto sia importante farsi conoscere con tutti i mezzi incredibili che oggi abbiamo a disposizione, ed è un po’ come se ci dovessimo “mettere in vetrina”, far vedere alle altre persone quello che siamo continuando a filtrare quello che proviamo veramente.  Ho pensato a tutto questo come a qualcosa che si possa infrangere, per arrivare davvero alla profonda conoscenza del proprio io, e a mostrarlo senza paura e senza filtri. Decidere che questo sarebbe stato il titolo perfetto per l’album è
stato molto naturale, come se la risposta fosse sempre stata lì davanti ai miei occhi. 
Nel momento in cui è uscito il disco ho iniziato ad infrangere la prima di tante vetrine: essere me stessa. 

Come definiresti l’epoca che stiamo vivendo?
Sicuramente veniamo da un’epoca difficile, ma credo che adesso ci sia più comunicazione su diversi argomenti che finalmente sono stati portati alla luce, e che sono i temi e gli argomenti del mio disco: la rivendicazione al diritto di esistere, amare liberamente, il bisogno di un sostegno psicologico, venivano considerati con superficialità e/o per nulla valutati come un bisogno primario.  Il mondo del social è uno dei mezzi che permette la diffusione, talvolta in maniera negativa, di stereotipi e false ideologie, e sta a noi, a questa nuova generazione prendere in mano le redini ed educare la società presente e soprattutto futura all’amore, in qualsivoglia forma.
La spontaneità e la positività credo siano i modi migliori per comunicare ed abbattere ogni tipo di pregiudizio. 

Il tuo disco è dedicato all’abbattimento di ogni forma di discriminazione: come mai hai pensato a questo tema?
Ho pensato e riflettuto molto su questo tema, perché ha sempre fatto parte della mia vita.  Ho ricevuto e ricevo ancora molte forme di discriminazione: sono consapevole che purtroppo vivo in un mondo che non sempre accetta e rispetta la mia persona, e Dio solo sa quanto questo a volte possa far male. Questo non mi ha mai fermata dal combattere ogni tipo di discriminazione, anzi, mi ha sempre portata a credere di più
nel lavoro che svolgo ogni giorno e nel poter far arrivare amore, comprensione e rispetto a tutte le persone che vivono sulla propria pelle quello che ho vissuto e che vivo anche io.  Quando si inizia a crescere ci si rende conto, che se pensassimo meno a giudicarci e ci soffermassimo invece su quello che potremo imparare gli uni dagli altri, il mondo sarebbe davvero un posto migliore: non c’è spazio in tutto questo per l’odio, per il pregiudizio. Sono stanca di sentirmi dire di essere sbagliata per quello che sono in quanto donna, per quello che faccio lavorativamente e soprattutto per la ragazza che amo. Credo che molte persone provino il mio stesso sentimento, e questo disco vuole segnare il momento di dare il giusto valore a questi diritti. Ho alzato questa bandiera, che in primis è la mia battaglia. 

Quale messaggio vuoi portare con queste canzoni?
Mi piace pensare ad un messaggio che sia sempre di speranza per un futuro che possa accogliere tutti in egual modo e misura. Desidero trasmettere tutta la forza che ho in corpo a tutti coloro che nella vita si sono sentiti o si sentono soli, che
vivono un profondo senso di sconforto e hanno bisogno di liberarlo. Io ho trovato il mio raggio di luce nella musica, nei testi delle mie canzoni: quando canto è come se ricaricassi ogni volta le pile della mia anima.  Trasmettere un messaggio di pace e di amore è una responsabilità grande che prendo molto seriamente, per fare in
modo che si rinasca dalle ceneri dell’ipocrisia, dell’egocentrismo. L’odio che non porta a nulla se non ad altro odio e violenza. Questa per me è sempre la strada giusta da seguire.

Raccontaci com’è nata l’idea della copertina
La copertina è nata dal bellissimo lavoro svolto con Roberta Lilli, dopo aver riascoltato diverse volte tutti i brani scelti per questo album. 
Eravamo alla ricerca costante di qualcosa che creasse il giusto impatto visivo e che potesse allo stesso tempo rappresentare tutte le sonorità presenti nel disco, oltre che simbolicamente raffigurare una vera e propria rivendicazione di me stessa, della forza che una donna può avere, e della profonda dedizione che si prova nel mettere
la propria mente e il proprio corpo al servizio di una causa nella quale si crede ciecamente.  Intraprendere questo lavoro sull’immagine, andando anche alla ricerca di simboli importanti legati alle tematiche affrontate, è un punto fondamentale del mio disco. Siamo riusciti a dare così supporto ulteriore attraverso lo scatto della copertina e grazie a tutto lo shooting fotografico realizzato, perché un’immagine può celare e raccontare già tanto e di questo sono profondamente grata a tutto il team della “Dear John Music”, la mia etichetta discografica.

Come si è formata la tracklist?
La scelta della tracklist è avvenuta anch’essa durante l’ascolto dei master insieme a Marcello Forlani e Roberta Lilli, ed è stata concepita come se fosse un vero e proprio percorso emozionale, dove il susseguirsi di ogni canzone è finalizzato a creare un disegno finale che rappresenta dieci anime diverse, unite dalla stessa volontà di trasmettere un messaggio chiaro di amore, comprensione, ascolto di sé stessi e degli altri.

Dieci tracce: a quale ti senti più legata?
Questa credo sia una delle domande più difficili a cui rispondere perché il legame che ho con queste canzoni è molto profondo, e ogni volta che le canto o le riascolto, riesco ad emozionarmi. Posso dire che quelle che mi rappresentano maggiormente, ovvero che probabilmente parlano più di me, siano “Una Vita in Vetrina”, “Ti amo” e “Non è Tardi”, ma in verità sono legata ad ognuna perché hanno fatto parte di me e spero davvero arrivino a chiunque.

Di quali emozioni ha bisogno un cantautore?
Sicuramente di molta empatia ed emotività, credo siano le basi per andare a fondo nella composizione di una canzone.  Non nego che a volte anche la giusta dose di tristezza, malinconia e rabbia possono giocare a favore nel processo di scrittura perché riescono a tirar fuori una grande forza espressiva alla quale personalmente sono molto legata. 

Come cambia (se è cambiato) il tuo approccio al mondo della musica
Il mio approccio alla musica credo sia cambiato nel momento in cui ho firmato il mio contratto discografico con la “Dear John Music” perché mi ha posto davanti tutto quello che professionalmente la musica rappresenta.  La professionalità e la responsabilità che ad oggi vivo è qualcosa che non scambierei per nulla al mondo, ho lottato molto per ottenere tutto questo e adesso voglio vivermelo fino in fondo con tutta la forza e la dedizione che mi appartengono. 

Hai sorpreso tutti qualche giorno fa annunciando la data zero del “Una vita in vetrina tour” che si svolgerà allo Spazio Teatro 89 di Milano. Puoi darci più informazioni?
Posso dire che sarà un evento speciale, voglio che sia così per me e per tutte le persone che ci saranno.  Ripercorrerò il mio percorso musicale degli ultimi tre anni che mi ha portato alla realizzazione di questo disco per dare ad ogni canzone l’attenzione che merita. Sarà un tour che dedicherò a me stessa, e a tutte le persone che in questi anni hanno lavorato al mio fianco, a quelle che mi hanno sempre sostenuta e sono pronte a cantare ad alta voce le canzoni che più li rappresentano, e a tutti coloro che hanno voglia di conoscermi e ascoltare la mia musica.



Categorie:D-Interviste, interviste, Musica

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