Alessandro Sena: le scorciatoie non mi piacciono molto

Alessandro Sena, attore e regista nato a Roma nel 1969, esordisce giovanissimo nei
film Palombella Rossa di Nanni Moretti e Un orso di nome Arturo di Sergio Martino. Nel 2022 firma la regia di una delle opere meno conosciute di Eduardo De Filippo scritta dal grande autore partenopeo nel 1938 attraverso un breve e divertente commedia, qui trasformata in un moderno esercizio di stile

Buongiorno sig. Sena e benvenuto tra le pagine di Life Factory Magazine. La firma di Alessandro Sena come regista di una delle opere meno conosciute di Eduardo De Filippo. Che emozioni ha provato?
L’emozione di portare in scena un testo del grande Maestro De Filippo si è unità a quella di portare al pubblico un messaggio legato a come la società si sia evoluta negli ultimi anni, soprattutto nei confronti delle donne. Oggi sarebbe impensabile pensare di scrivere un testo del genere, soprattutto per chi adotta un linguaggio politicamente corretto. Non so se si può chiamare emozione ma “utilizzare” il teatro come strumento sociale, risponde sempre in modo nitido al bisogno, almeno da
parte di mia, di fare teatro.

Come è stato lavorare con Mariné Galstyan, Francesco Sgro e Cristiano Leopardi?
Ho lavorato con ognuno di loro in diversi allestimenti teatrali e ogni volta è come se fosse sempre la prima volta. Mi piace spingerli a trovare sempre un diverso punto di vista e a lavorare sul loro personaggio in modo analitico e quasi maniacale e devo dire che il risultato è ogni volta soddisfacente. In questa occasione, trattandosi di una commedia, ci stiamo divertendo molto. Sono tre persone molto diverse fra loro, che apprezzo molto e di grande talento. Auguro ad ogni regista di poter lavorare con ognuno di loro. Non sono certo del contrario perché so di essere molto severo ed
esigente. Diciamo che le scorciatoie non mi piacciono molto.

Cosa le ha lasciato questa esperienza?
Lo spettacolo è composto da un breve atto rappresentato in tre modi diversi. Lo stesso testo ma con tre interpretazioni e regie diverse. Per citare il lavoro di Raymond Queneau, un vero esercizio di stile, soprattutto per gli attori che qui avranno la possibilità di interpretare lo stesso personaggio in tre modi completamente diversi. Credo sia importante avere sempre un diverso punto di vista sulle cose, questo ci permette di non avere una unica visione e aumenta il nostro spazio di comprensione e credo anche che per arrivare ad avere una efficace comunicazione, molto dipenda non solo da cosa dici ma da come lo dici.

La sua carriera nello spettacolo si divide tra: cinema, teatro e televisione. A quale di questi mondi è più legato?
Sicuramente il teatro in quanto si ha la possibilità ogni sera di recitare in un modo uguale ma differente, consci di essere consapevolmente vittime di una adrenalina unica. In teatro c’è una verità che è difficile trovare altrove e il processo creativo è molto interessante. Come attore ho recitato in passato in alcune fiction molto importanti e la macchina organizzativa è davvero impressionante ma il “qui e ora” non esiste, almeno non come su un palcoscenico, in quanto spesso si registrano puntate che andranno in onda molto tempo dopo oppure si girano scene senza
una naturale costruzione della storia, un ingranaggio diverso da quello teatrale. Il cinema lo amo, soprattutto molto come spettatore. Credo che il Neorealismo italiano abbia rappresentato uno dei più alti momenti della storia del cinema nel mondo.

Vorremmo ricordare il suo impegno nella solidarietà e precisamente per Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica Onlus. Ci può parlare di questo impegno?
E’ stato un impegno importante che ci ha permesso di raccogliere fondi da destinare alla Fondazione e a far conoscere questa malattia che ad oggi purtroppo è ancora senza cura. Questa esperienza mi ha permesso di lavorare con grandissimi artisti come Sophia Loren, Mango e molti altri, venendo a contatto con la loro parte più generosa e privata. Abbiamo organizzato una serie di spettacoli con il nome VORREI e anche qui il teatro non è stata una mera rappresentazione di se stesso ma uno strumento per aiutare persone meno fortunate di noi.

Quali saranno i prossimi progetti futuri? Ci volete svelare qualcosa?
Dopo PERICOLOSAMENTE comincerò a scrivere il sequel di FORSE NON LO SAI MA PURE QUESTO E’ AMORE, spettacolo che con successo ha aperto la scorsa stagione del Teatro Cometa Off. Questo nuovo spettacolo sarà in scena ad Ottobre 2022 sempre al Cometa Off. È la prima volta che scrivo un sequel e mi fa piacere che argomenti come quelli legati all’accettazione delle nostre diversità siano
stati di interesse a molte persone. A Gennaio 2023 porterò in scena L’AMICO RITROVATO, tratto dal bellissimo libro di Fred Uhlman.

Life Factory Magazine La ringrazia per il tempo che ci ha dedicato.
Sono io che ringrazio voi e viva il Teatro.



Categorie:interviste, Teatro

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