La fine della famiglia di Claudia Cautillo

Questo libro è un andirivieni tra coscienza oggettiva e soggettiva: punto di vista della protagonista che si fonde con quello di tutti, del mondo, di noi lettori.

Trama: Suo padre sta per morire e urge stabilire se ciò accadrà in casa o in ospedale. I familiari vicini e lontani si stringono attorno a lui, simili al flusso di quel sangue che “si sta ritirando verso gli organi interni”. Un fiume che termina la sua corsa, per un verso, ma esonda nella coscienza della figlia: io narrante in balia di ricordi, rifrazioni sobbalzanti, luminose, ondivaghe tra gli accadimenti esterni e l’inarrestabile percorso avanti e indietro nella memoria. Non è dato conoscere il suo nome né il suo ruolo nella società. L’assenza di una maschera sociale ci accompagna in lei da quell’angolo di Roma in cui, per la sua amaxofobia, non guida neppure la macchina. La fine della famiglia si scioglie in un racconto filosofico, una storia singolare di frustrazione e smania di riscatto, d’amore intimo e non del tutto confesso per tutto ciò che sembra suscitare, per una vita, paura e dolore. E così che le pagine del futuro dicono ancora parole di speranza. Di una felicità possibile, sponda del fiume e delle sue correnti più fonde.

La morte vista da lei ma anche da noi, attraverso le nostre coscienze. Perché il lutto è qualcosa che quando viene raccontato, appartiene a tutti. Forse perché ognuno in qualche modo l’ha vissuto: direttamente o indirettamente. Che cosa aggiungere ad un libro che evidentemente è già inserito in un genere che potrebbe essere quello del romanzo? Forse una denominazione più complessa? Io direi che è tinteggiato da ombre di noir e gotico, da elementi tipici della narrazione di Joyce, per quanto concerne un flusso incredibile di coscienza e pensiero, ci sono riferimenti ad una ricerca del tempo perduto tipicamente Proustiana, attraverso le memorie e un’infanzia che torna a galla.

Ora che la morte di un padre è vicina, la vita appare lontana. Eppure, non sta morendo lei: una protagonista parlante ma silente dal punto di vista delle informazioni biografiche. Nessun nome e nessuna precisa collocazione sociale. Nessun ruolo precisamente svolto eppure la voce di ciò che scorre nelle pagine. Solo che la morte le riporta a galla una vita di un tempo, una lei fanciulla e questo le fa maturare più prospettive, diverse percezioni, ciò che prima non vedevi, adesso lo cogli meglio, seppur nella confusione di un momento drammatico come la morte.

E allora verrebbe da pensare che è proprio vero, per dirlo con termini Kafkiani, che il caos aiuta a comprendere meglio la vita e a ritrovarsi, nonostante si tratti di una forza molto dirompente e accecante. Ecco, un libro in cui possono ritrovarsi padri e figlie, famiglie, giovani, anime perdute o spiriti inquieti. Una narrazione particolare che parte da una donna ma appartiene a ciascuno.

La fine della famiglia - Claudia Cautillo - Libro - Mondadori Store


Categorie:Libri, Narrativa

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