Quello che non ho mai detto di Davide Dormino, a cura di Pietro Gaglianò

Il giorno 16 settembre 2021 alle ore 18.30 Curva Pura presenta il progetto Quello che non ho mai detto di Davide Dormino, a cura di Pietro Gaglianò, un’opera pensata espressamente per lo spazio di Curva Pura, in un dialogo serrato con la sua architettura.

Al centro del progetto si trova una serie di questioni sul processo della creazione artistica, sulla condizione dell’artista, sulla sua solitudine, sulla vita dell’opera e sulla necessità dello sguardo esterno per la sua esistenza. Tutto questo viene sintetizzato in un’unica opera, una imponente scultura che occupa la galleria e lascia al pubblico la facoltà di scegliere se intraprendere un viaggio per conoscerla, oppure no. Questo oggetto, che ha quasi l’aspetto di una tetragona asserzione, cela una natura interrogante, una professione di dubbio da parte dell’artista. Il progetto nasce dunque da un legame profondo e condiviso che intreccia intimamente il percorso artistico di Davide Dormino con quello dello spazio indipendente Curva Pura che, nello sposare e promuovere “Quello non ho mai detto”, conferma la sua particolare e ardita visione del contemporaneo.

Dal testo critico di Pietro Gaglianò: “Il primo sguardo innesca una ramificata gamma di riferimenti che comprende i monumenti megalitici della preistoria, la Land art e, naturalmente, l’enigmatico monolite di Stanley Kubrick in 2001: Odissea nello spazio. La scultura che Davide Dormino pone nella galleria, quasi incastrandola nell’architettura preesistente, avvicinandola ai suoi spigoli, ai suoi angoli, fino al
rischio dell’ostruzione o della collisione, si presenta all’osservatore con un analogo carico di tensione e una simile forza, silente e interrogante.
Il volume mette in gioco una potenziale conflittualità fisica, quasi aggressiva, con la sua geometria inespugnabile, con la superficie continua, compatta e apparentemente impenetrabile. Un’ostilità che coesiste con una certa idealità dell’opera. Vi si sintetizza, infatti, una condizione primaria della scultura: nella sua solitudine, costretta dallo spazio che pure occupa e domina, si manifesta come
pura tridimensionalità, compiuta in sé, autonarrante oppure aperta a qualsiasi narrazione, apparentemente riassunta nell’estetica minimalista che non prevede interferenze tra la propria anodina presenza e gli interlocutori.

L’opera di Dormino, così osservata, è una forma che continua ad accadere, come le strutture arcaiche e futuribili menzionate in apertura si sottrae al tempo, ricomincia a ogni passo ma senza ripetersi. Senza articolazione, impermeabile e (quasi come fosse) senza peso si sottrae anche alla specificità dello spazio, agendo più come paradosso che come soggetto dialogante rispetto all’architettura. […] Oltre la cortina della sua assertività formale e materiale, l’opera custodisce una seconda anima, una natura appena dichiarata la cui scoperta viene lasciata al pubblico che sceglie se intraprendere un viaggio per conoscerla, oppure no. […]”



Categorie:Mostre & Fiere

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