MARCO MARINONI: un thriller metropolitano ambientato a Torino

Salve Marco, benvenuto tra le pagine di Life Factory Magazine e grazie per essere in nostra compagnia oggi.

Potrebbe raccontarci qualcosa di lei?
Sono Marco Marinoni, ho 47 anni, vivo in Liguria, a Finale Ligure, dal 2004 e insegno Musica Elettronica al Conservatorio di Latina. Sono originario della bassa lombarda, tra Pavia e Piacenza ma sono cresciuto nell’hinterland milanese perché i miei genitori avevano una boutique di moda a Sesto S. Giovanni. In Liguria ci andavamo solo d’estate, allora. A trent’anni ho deciso di abbandonare i ritmi soffocanti della metropoli, nei quali non mi sono mai rispecchiato, e trasferirmi a Finale Ligure, dove avevamo la nostra “casa delle vacanze”. Ora vivo davanti al mare e non tornerei indietro per nessun motivo. Non amo particolarmente viaggiare, forse perché sono sempre stato “costretto” a farlo. Da studente mi spostavo per frequentare il Conservatorio di Venezia, ora mi sposto per insegnare, a Latina. Se vogliamo, le lunghe trasferte in treno sono sempre state parte della mia vita. E proprio durante le ore che trascorro in treno mi capita di trovare il tempo e la concentrazione per ideare le storie che scrivo nei miei libri. Come scrittore,
ho iniziato abbastanza tardi, il mio primo romanzo è stato pubblicato nel 2015. Altri tre sono venuti dopo quello e posso vantare piazzamenti in alcuni importanti concorsi, come il Gran Giallo del Mystfest di Cattolica, di cui sono stato finalista, o il Gialloluna Neronotte di Ravenna, in cui ho vinto il primo premio sia nella sezione Racconto Inedito che in quella Romanzo Inedito. Il Gialloluna mi ha, per così dire, aperto le porte delle case editrici prima medie poi grandi. L’immagine divisa, un giallo d’investigazione classica, è uscito per l’editore Clown Bianco l’anno scorso e ora Follia a due, con Mursia: il mio reale debutto nel mondo editoriale.

A marzo 2021 è uscito per la casa editrice Mursia, collana Giungla Gialla, il suo ultimo romanzo: “Follia a due”. Potrebbe presentarcelo brevemente?
Follia a due è un thriller metropolitano ambientato a Torino. Tutto inizia con un incidente in cui muoiono due persone, una giovane donna e suo figlio di 8 anni. Natascia e Giulio sono la moglie e il figlio di Fausto Bottero, un reduce della missione italiana in Medio Oriente che è da poco rientrato in patria dopo essere sopravvissuto a un attentato Isis. Un pomeriggio di luglio, mentre Fausto è dal dottore per la riabilitazione, Natascia e Giulio vengono investiti in pieno centro di
Torino, in via Montevideo, a poca distanza dalla scuola in cui il bambino frequenta il campo estivo. Alla guida dell’auto c’è un anziano professore universitario che non viene condannato perché i suoi avvocati riescono a dimostrare che la donna e il piccolo sono sbucati improvvisamente sulla strada lontano dalle strisce e il guidatore non ha potuto fare nulla per evitare l’impatto. Fausto ne esce distrutto e durante l’estate vive il suo personale inferno, anche peggiore della lotta contro gli insurgents in Afghanistan. La sua tempra di soldato gli impedisce di naufragare definitivamente e si risveglia quando, alla fine di ottobre, una ragazza si presenta alla sua porta con una registrazione.
La ragazza è Valentina, una collega di Natascia, e la registrazione contiene la prova inequivocabile che Natascia e Giulio sono stati uccisi deliberatamente, non dal professore alla guida ma da qualcuno che li ha spinti in strada e poi si è dileguato, protetto dagli alti alberi a lato della carreggiata. Ascoltando quella registrazione, Fausto capisce che il movente alla base dell’omicidio della sua famiglia si trova tra i file nel computer di sua moglie, psicologa dell’età evolutiva presso il Tribunale dei Minori di Torino e volontaria presso un’associazione di sostegno per le giovani
immigrate. Proprio in quei mesi, alcune immigrate sono rimaste vittima di un assassino seriale sadico e spietato, soprannominato dai media il “Killer del fiume”. L’ipotesi di un collegamento tra i due casi diventa sempre più stringente. Fausto e Valentina decidono quindi di indagare, di ricercare la verità e la loro indagine li porterà a confrontarsi con le correnti oscure del darkweb e a disseppellire segreti sanguinosi rimasti celati per decenni nella memoria del capoluogo piemontese, tra cui la storia terribile di Villa Azzurra.

Da dove è nata la storia del romanzo? Si ispira a qualche fatto realmente accaduto?
Villa Azzurra, dicevamo poco più su. Sì, Follia a due si ispira ad alcuni eventi realmente accaduti e in particolare alla vicenda di Villa Azzurra, l’ospedale psichiatrico dei bambini di Grugliasco. Negli anni Settanta l’istituto fu oggetto di indagini da parte della magistratura che ne decise la chiusura dopo che il suo direttore, lo psichiatra Giorgio Coda, fu condannato l’11 luglio del 1974 a 5 anni di
reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici. Coda era stato infatti giudice onorario del Tribunale per i minorenni di Torino. Successivamente grazie a un cavillo legale la sentenza fu annullata in appello (in qualità di “giudice”, Coda non poteva essere giudicato nello stesso tribunale di cui era stato giudice) e tre anni più tardi lo psichiatra, oggi vivente, fu vittima di un attentato da parte del gruppo terroristico Prima Linea. L’idea di scrivere un libro ispirandomi a quelle storie risale ai miei studi universitari di psicologia clinica presso l’Università Cattolica di Milano quando, grazie al mio docente di Psicologia Dinamica Silvio Stella, che aveva esercitato e insegnato per molto tempo a Torino, ebbi l’opportunità di visionare le cartelle cliniche e i registri di Villa Azzurra. Molti nomi dei piccoli pazienti erano indicati con iniziali, alcuni di loro non furono mai identificati. Alcune delle loro storie oggi sono note nell’ambiente della moderna psichiatria. Quello che non è sempre chiaro invece è il cosiddetto follow up, ovvero il monitoraggio longitudinale dell’evoluzione delle loro storie cliniche.
Di alcuni di questi bambini traumatizzati e maltrattati per anni all’interno della struttura di Grugliasco si sono perse le tracce. Questa è stata la suggestione di partenza attorno alla quale ho costruito Follia a due.
Villa Azzurra è parte di un passato torinese che rischia di essere dimenticato. Ma quella storia è ben lungi dall’essere stata portata alla luce nella sua complessità. Ci sono ad oggi molti punti oscuri che riguardano l’operato di Coda e degli infermieri, cui si accenna solo vagamente nel rapporto al Tribunale per i minorenni presentato dall’assistente sociale Maria Repaci del Centro di tutela minorile di Torino, in seguito al quale il 7 settembre 1970 Coda fu incriminato per il reato di ‘abuso dei mezzi di correzione’, reato per il quale ricevette l’amnistia (DPR n. 238 del 22 maggio
1970). In particolare nel rapporto non si parlava dei ‘trattamenti speciali’ che venivano riservati a una ristretta cerchia di pazienti, e che erano invece riportati con ricchezza di particolari nei documenti che ho avuto modo di esaminare durante i miei studi. Alcuni di questi pazienti ‘speciali’, di cui non veniva mai indicato per intero il nome, parevano instaurare un rapporto ambivalente con lo psichiatra. Uno di loro, in particolare, era oggetto di reiterate punizioni che includevano contenzione con cinghie ed elettromassaggi cranici e pubici – misure terapeutiche oggi per fortuna fuori legge. Al tempo appresi anche che negli anni Sessanta Giorgio Coda frequentava assieme alla moglie i salotti dell’alta borghesia Torinese ed era spesso ospite dei giovani rampolli delle antiche famiglie che abitavano le grandi ville disperse nelle colline che circondano la città. In quelle ville immerse tra vigne e frutteti a volte si consumavano fatti di sangue che coinvolgevano bambini… Non posso aggiungere altro, perché rivelerei troppo, e in un giallo questo è fatale!

I personaggi di “Follia a due” sono tutti molto ben caratterizzati e di grande spessore, in particolare Fausto Bottero, il protagonista. Potrebbe raccontarci come è nata questa figura?
Fausto e Valentina sono investigatori loro malgrado, feriti dalle esperienze della vita ma coriacei e decisi a scoprire la verità per avere giustizia. La figura di Fausto nasce dalle mie letture di libri in cui i soldati reduci dalla missione italiana in Medio Oriente, intervistati, raccontano la loro esperienza al fronte. Sono rimasto molto impressionato da quelle storie che raramente arrivano a destare l’interesse dei media generalisti ma sono piene di coraggio, abnegazione, onore, desiderio di giustizia e amore per la pace. I giovani come Fausto, pronti a dare la vita per difendere la pace e la civiltà dagli attacchi dei terroristi, proteggono le
fondamenta su cui si regge la nostra civiltà, la società occidentale, il mondo che conosciamo. Senza il loro coraggio e la loro dedizione non potremmo girare per strada fiduciosi, fruire della bellezza della nostra storia passata, vivere sperando in un futuro migliore, più libero. Ispirandomi alle loro vicende ho costruito il personaggio di Fausto, un reduce che è rimasto gravemente ferito in un attentato ad Adraskan, viene rimpatriato con la pensione dell’esercito, riabbraccia la sua famiglia, frequenta le sedute di fisioterapia riabilitativa, prova a ricostruirsi una vita come civile, l’anima segnata per sempre dalle cicatrici dei ricordi terribili e improvvisamente si vede crollare addosso il mondo una seconda volta. Non si fermerà fino a quando non sarà riuscito a dare un volto all’assassino della sua famiglia e farà tutto ciò che sarà necessario per avere giustizia, spingendosi in caso anche oltre i confini della legalità.

Marco Marinoni: Follia a due – Ugo Mursia Editore

Sta lavorando a qualche nuovo progetto per il futuro?
Ho quasi terminato la stesura di un giallo d’investigazione poliziesca ambientato nell’entroterra ligure durante i giorni del primo lockdown. Nel marzo 2020 le strutture sanitarie genovesi erano al collasso, i reparti Covid assomigliavano a gironi infernali; solo il 21 marzo, primo giorno di primavera, si registrarono nella Superba più di settanta decessi e il computo nel terzo mese 2020 toccò il triste primato di 1246 vittime della pandemia. In un tale marasma, una mente criminale non avrebbe difficoltà a celare alcuni omicidi facendoli passare per morti da Covid. Questa è
l’intuizione alla base del mio prossimo romanzo, che vedrà probabilmente la luce tra un anno. A capo delle indagini c’è il vicequestore Efisio di Vincenzo, coadiuvato dal criminologo Damiano Danti, lo psicologo clinico prestato al profiling che già era stato protagonista dei miei romanzi La luna delle fragole e L’immagine divisa. Dopo l’incursione di Follia a due nel thriller metropolitano, un ritorno al giallo classico.

a cura di Caterina Franciosi



Categorie:Autori, interviste, Libri

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