Bambina numero 37: La fede nell’uomo anche quando tutto sembra perso

Una leggenda narra che Hitler quando stavano per distruggere tutti i ponti di Firenze, ponti che narravano la grandezza della città, davanti alla cotanta bellezza del Ponte Vecchio ordinò di salvarlo.

Il Ponte Vecchio fu l’unico ponte a non saltare in aria in quella dannata notte d’agosto. Hitler era un amante dell’arte, ricordiamo che da ragazzo venne rifiutato da una importante accademia; mi sono sempre chiesta cosa sarebbe accaduto se fosse stato ammesso, se la storia avrebbe avuto un altro corso ma, in questi giorni ho riflettuto: un uomo che è capace di tanta brutalità, perché crede in un ideale (ma ci credeva veramente o era solo propaganda?) e perché è folle, cosa avrebbe regalato all’arte?

La verità è che Hitler non salvò nessun ponte! Per molto tempo a Firenze si disse che a salvare il ponte sia stato un tedesco, il console di Firenze, Gerhard Wolf, un uomo che amava l’arte ed era amico di Friedrich Kriegbaum uno storico dell’arte del rinascimento che trovò la morte proprio durante un bombardamento a Firenze. Gerhard Wolf era stato costretto come tanti a sottostare alla dittatura e durante quegli anni cercò di salvare la vita a tanti fiorentini con la sfortuna di essere considerati spie o solo perché ebrei. Ma a salvare il Ponte Vecchio tra il 3 e il 4 agosto del 1944 per rallentare l’avanzata degli Alleati fu il claudicante Burgassi come ricorda Christian Gàlvez nel suo romanzo Hannah che per Newton Compton editori è stato tradotto in italiano con il titolo Bambina N 37.

Devo ammettere che all’inizio questa storia mi ha anche infastidita e non mi piaceva. La tipa giovane straniera che si ritrova per alcuni motivi a indagare su cosa sia successo veramente a sua nonna quando era una bambina nella Firenze occupata dai nazisti e cosa vuol dire quel 37. I salti storici tra il presente e il passato non riuscivano a rendermi la lettura interessante ma quando il presente ha dato ampio spazio alla narrazione centrale, il cuore degli eventi che voleva raccontare lo scrittore, mi sono goduta la lettura. Gerhard Wolf è ricordato con affetto dai fiorentini e una targa lo rappresenta. Salvò vite, ma anche opere d’arti e contribuì che almeno un ponte si salvasse da quella barbarie.

All’inizio ho provato un po’ di indignazione anche perché non avevo capito il messaggio del romanzo fino a quando non mi sono addentrata nella storia. Il senso, come ricordano le ultime pagine del libro è che non ci si deve limitare alle apparenze, si deve andare oltre, informarsi, leggere. Non tutti i tedeschi allora furono mostri come tanti mostri si nascondevano tra gli italiani, vedi un Mario Carità, o quello che avvenne nelle truppe degli Alleati con per esempio le marocchinate, ma questo non è il luogo adatto per parlarne, anche se Gàlvez ne fa una delicatissima allusione.

La bellezza come le persone vanno preservate perché in esse vi è il progresso e il futuro, soprattutto nei bambini. Non dimentichiamolo mai!



Categorie:Libri, Storico

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