DIEGO COLLAVERI: mi concentro su fatti o personaggi storici della città

DIEGO COLLAVERI si cimenta con la scrittura e i vari concorsi di poesia/narrativa, da cui arrivano subito riconoscimenti e pubblicazioni

Salve Diego, benvenuto tra le pagine di Life Factory Magazine e grazie per essere qui con noi oggi. Raccontaci qualcosa di te, magari parlandoci della tua attività di scrittore.
Salve Caterina, grazie per avermi ospitato. Mi dedico alla scrittura ormai da diversi anni e ho un amore sviscerato per la mia città Livorno, che riverso nei miei romanzi. Sono molto grato a questa attività, perché mi ha permesso di qualificare e valorizzare il luogo dove vivo prima di tutto ai miei occhi, trovando poi un forte contatto con i miei concittadini che sono ormai lettori affezionati.

A maggio 2021 è uscito “Fango”, il tuo ultimo romanzo giallo per La Corte Editore. Potresti presentarlo brevemente ai nostri lettori?
Si tratta di un thriller ambientato nei giorni della terribile alluvione che colpì la città di
Livorno nel settembre del 2017. Ho voluto prendere spunto dalla cronaca per creare un parallelismo col torbido che si annida in città e nell’animo umano, facendo confluire in un contesto al di fuori dell’ordinario storie di vite ai margini della società, traffici malavitosi e corruzione. Da qui il fango che diviene metafora di sporco.

Fango", il nuovo romanzo di Diego Collaveri, un giallo che ricorda  l'alluvione di Livorno del 2017 - Livorno Sera

InFango” presenti ai lettori un nuovo protagonista: Giacomo Donati. Chi è questo personaggio e come è nato?
Donati nasce dalla mia voglia di creare un protagonista che non appartenesse alle forze dell’ordine (come il commissario Botteghi che è il mio personaggio più conosciuto), né alla filiera investigativa, ma anzi che la vivesse dalla parte opposta, come piccolo malvivente. Infatti fa un mestiere poco ortodosso, quello di fotografare coppie clandestine per poi ricattare i coniugi traditi. Ho sempre amato gli antieroi, perché si sposano con la mia concezione dell’animo umano non assolutista nel bene o nel male, quindi volevo creare un outsider che con le sue improbabili capacità risultasse originale.

Fango” prende spunto da un tragico fatto realmente accaduto, quello appunto
dell’alluvione avvenuta a Livorno il 9 settembre 2017. Perché hai scelto di raccontare questo particolare evento e cosa rappresenta per te?

In genere mi concentro su fatti o personaggi storici della città dimenticati, riportando alla luce un passato affascinante e sconosciuto ai più, ma questa volta è stata una cosa molto diversa perché per tutti i livornesi quella tragica notte rappresenta una ferita ancora fresca.
All’inizio avevo persino un po’ di paura ad affrontare un argomento così delicato, ma era molto forte in me la voglia di riportare le sensazioni incisive che avevo provato di fronte a un disastro simile, che per fortuna mi aveva risparmiato. I ricordi e le emozioni di fronte alla città colpita, sono stati la molla che mi ha spinto a raccontare un tragico fatto reale attraverso un contenitore di puro intrattenimento come un thriller. Volevo anche evidenziare la reazione dei livornesi, lo spirito comunitario dimostrato di fronte ai concittadini in difficoltà, soprattutto da pare dei nostri ragazzi.

Diego, oltre a dedicarti alla scrittura, potremmo definirti anche un artista a
trecentosessanta gradi. Potresti spiegarci più nello specifico di cosa ti occupi e come, secondo te, tutte le tue diverse attività hanno influenzato i tuoi romanzi?

Si tratta di un percorso intrapreso in giovanissima età e che l’anno prossimo mi farà
tagliare il traguardo dei 30 anni di una carriera professionale nata con la musica, come chitarrista e arrangiatore, passata attraverso il cinema, come sceneggiatore e docente di cinematografia, e approdata 12 anni fa all’editoria. Come vedi la scrittura, sotto diverse forme, mi ha sempre accompagnato. Oggi mi dedico principalmente alla narrativa di genere, ma non disdegno ogni tanto di scrivere una recensione cinematografica o tenere un corso di sceneggiatura e storia del cinema. Adoro insegnare e il contatto con gli allievi è la cosa che più mi è mancata in questa pandemia.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto per il futuro?
Sì, in realtà ne ho alcuni in cantiere e l’aspetto stimolante è che rappresentano, sotto
aspetti diversi, delle vere e proprie sfide. Sto ultimando un nuovo thriller che spero vedrà la luce nel 2022, ma mi rimetterò subito al lavoro appena terminato per un progetto a cui tengo molto e che mi porterà, dopo diversi anni, ad allontanarmi dal genere investigativo.
Ci tornerò dopo per mettere insieme la sesta avventura del commissario Botteghi,
sperando di portarmi dietro le contaminazioni apprese con gli altri progetti, perché questo rappresenta per me la scrittura: non solo un’esigenza fisica al pari del respirare, ma anche un’esperienza continua di misurare i propri limiti nel creare e raccontare ogni tipo di storia.

a cura di Caterina Franciosi



Categorie:Autori, interviste, Libri

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