GIAN LUCA CAMPAGNA: Mediterraneo è soprattutto un mosaico di genti

Scrive e legge per evitare il processo di analfabetismo di ritorno. Così è diventato copy nel mondo seducente della comunicazione pubblicitaria, ghost writer nel mondo irreale della politica, giornalista nel mondo verosimile della cronaca, pur aspirando a diventare un romanziere nella vita reale.

Salve Gian Luca, benvenuto tra le pagine di Life Factory Magazine e grazie per essere in nostra compagnia oggi. Ci racconti qualcosa di lei, magari parlandoci della sua esperienza in ambito letterario.
Ciao e grazie della chance. Nasco come giornalista ma ho sempre avuto la grande
passione per la lettura e la narrativa, formativi sono stati nelle assolate estati che
trascorrevo a Norma, un paesino arroccato sui monti Lepini in provincia di Latina, romanzi d’avventura e fumetti su cui mi piombavo. Io aspettavo la fine dell’estate come tutti i bambini, perché Latina sta sul mare e pregustavo tuffi, castelli di sabbia e ragazzine, invece con mia madre ci trasferivamo armi e bagagli in un paesino assolatissimo dove anche gli alberi si rifiutavano all’epoca di rilasciare l’ombra. Così, per non suicidarmi per la noia mi davo alla lettura matta e disperatissima. Credo che lì sia nata la mia voglia di emulare i protagonisti di quei romanzi, che erano legati alle figure di avventurieri descritti da Jack London, Luigi Motta ed Emilio Salgari, e poi scoprii il primo antieroe della storia del fumetto italiano: quel Mister No che viveva in SudAmerica, che somiglia tanto al mio personaggio seriale, José Cavalcanti, strampalato detective che vive vicende da denuncia sociale. Da lì poi però è stato un crescendo di interessi, con le letture diversificate, perché leggere resta per me una regola di vita, per scoprire, arricchirmi, vivere. E poi eccomi qui,
a scrivere romanzi.

24liveBook, Gianluca Campagna uno scrittore affamato di vita - 24live.it


A aprile 2021 è uscito per Mursia nella collana Giungla Gialla il suo nuovo romanzo, “Mediterraneo nero”. Potrebbe presentarlo brevemente ai nostri lettori?
Il protagonista principale è Francesco Cuccovillo, un giornalista idealista ma indolente, barese ma trapiantato a Roma. ll passato torna a bussare quando si presenta una sua ex fiamma andata in sposa a un suo amico che è ricoverato come malato terminale al Gemelli per mesotelioma, un tumore contratto nella fabbrica dismessa di amianto dove giocavano da ragazzi. Il nonno del suo amico, che nella fabbrica dei veleni ha già perso il figlio per la stessa malattia, gli consegna una
misteriosa lattina sigillata da consegnare dietro un giuramento a un ingegnere, indicato come il grande burattinaio dei viaggi delle carrette del mare. Solo che di questo ingegnere non sappiamo il nome, ma solo che è lombardo e che ha lavorato per un certo periodo in quell’industria. Così, inizia una caccia all’uomo tra magistrati reticenti, criminali pentiti, lapdancer romantiche, immigrati disperati, imprenditori falliti, finché la vita di questo ingegnere si fonde con l’ultimo viaggio di un cargo, la Quadrifoglio Rosso. Quello che muove Francesco è la ricerca ossessiva della verità,
anche se poi non è sempre quella che vorremmo ascoltare e per dare una spiegazione razionale agli eventi del mondo vediamo complotti ovunque. A volte la vita è così banale, invece…

Oltre a Marie, Francesco e Khaled, l’altro grande protagonista del suo romanzo è proprio il Mediterraneo: cosa rappresenta per lei il mare e che ruolo svolge all’interno della storia?

Il Mediterraneo è vita. È sole, mare, sabbia, rosmarino, o per dirla come l’aedo Jean
Claude Izzo ‘aglio menta e basilico’. Il Mediterraneo è soprattutto un mosaico di genti che ha fatto dell’accoglienza e dello scambio interculturale uno stile di vita, penso a Marsiglia, a Barcellona, a Napoli, a Tunisi, a Genova, ad Algeciras: la convivenza e il continuo scambio rappresentano a mio avviso la straordinarietà della vita. Quando istintivamente rifletto davanti a una città così mediterranea il pensiero corre veloce alle tre T del sociologo Richard Florida, ma ci aggiungo sempre mare e sole. E poi le olive, gli agrumi, le nostre piante…

Finis Terrae, Gian Luca Campagna presenta il suo romanzo | Luna Notizie -  Notizie di Latina

“Mediterraneo nero” tratta di tematiche importanti, soprattutto quelle legate alle ecomafie e al traffico di smaltimento illegale di scorie radioattive e di rifiuti tossici. C’è stato qualche fatto di cronaca che l’ha ispirata e sul quale ha deciso di basare la storia del suo romanzo?
Sono partito dalle navi a perdere, quelle vecchie carrette del mare che negli anni ’80 e ’90 la criminalità organizzata, i corrotti colletti bianchi e i servizi deviati dello Stato autoaffondavano lungo le coste italiane in un sofisticato disegno criminale ed economico, seppure la pratica era diffusa anche lungo le coste atlantiche. Avevo dei ricordi neanche tanto vaghi da ragazzo che ho conservato con me, le ricerche sul web hanno fatto il resto, qualche reportage mi è stato molto d’aiuto e poi ho viaggiato: nel romanzo tocco tanta Italia, e ho provato a riportare nelle pagine
odori, armonie, sapori, colori, creando un affresco per poi catapultarci dentro il lettore. Il protagonista, il giornalista Francesco Cuccovillo, dà la caccia a un cargo misteriosamente sparito col suo carico, la Quadrifoglio Rosso, il cui nome evoca la Jolly Rosso mentre per rotta segue l’itinerario della Eden V, spiaggiata sulle coste del Gargano.


Sta lavorando a qualche nuovo progetto per il futuro?
Sto ultimando la correzione di un romanzo, con José Cavalcanti protagonista. La trama vede il mio detective preferito impegnato a scortare nel rally Dakar in Perù addirittura due personaggi in carne e ossa, il motociclista Nicola Dutto e lo scrittore Andrea G. Pinketts, che vivranno situazioni paradossali, grottesche, bizzarre. È un romanzo metafisico, dove si respirano le atmosfere del classico realismo magico sudamericano: ecco, questo è un romanzo di buoni sentimenti, con Eros e Thanatos che si scambiano sempre i ruoli.

a cura di Caterina Franciosi



Categorie:Autori, interviste, Libri

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