Vanessa Roggeri: Il cuore selvatico del ginepro

Correva l’anno 1880, allorché il tasso di analfabetismo in Italia era pari al 67.2%. A quell’epoca la facevano da padrone le credenze, specie nell’immaginaria Baghintos, assurta agli onori della cronaca per mano di Vanessa Roggeri, autrice del romanzo capolavoro “Il cuore selvatico del ginepro”.

Sinossi: È notte. La notte ha un cielo nero come inchiostro, e solo a tratti i fulmini illuminano l’orizzonte. È una notte di riti e credenze antiche, in cui la paura ha la forma della superstizione. In questa notte il rumore del tuono è di colpo spezzato da quello di un vagito: è nata una bambina. Ma non è innocente come lo sono tutti i piccoli alla nascita. Perché questa bambina ha una colpa non sua, che la segnerà come un
marchio indelebile per tutta la vita. La sua colpa è di essere la settima figlia di sette figlie e per questo è maledetta. E nel piccolo paese dove è nata, in Sardegna, c’è un nome preciso per le bambine maledette, si chiamano cogas, che significa strega. Liberarsene quella stessa notte, abbandonarla in riva al fiume. Così ha deciso la famiglia Zara. Ma qualcuno non ci sta. Lucia, la primogenita, compie il primo atto ribelle dei suoi dieci anni di vita. Scappa fuori di casa, sotto la pioggia battente, per
raccogliere quella sorella che non ha ancora un nome. Lucia la salva e decide di chiamarla Ianetta e la riporta a casa. Non c’è alternativa ora, per gli Zara. È sopravvissuta alla notte, devono tenerla. Ma il suo destino è già scritto. Giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, sarà emarginata. Odiata. Reietta. Da tutti, tranne che da Lucia. È lei l’unica a non averne paura. Lei l’unica a frapporsi tra la cieca superstizione e l’innocenza di Ianetta
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La colpa della piccola Iannetta? Essere la settima figlia nata in casa Zara; questo è sufficiente per fare di lei non una bimba da accudire, al contrario la coga (strega) da uccidere. A salvarla da un destino atroce ci penseranno in parte il rimorso del padre Severino nel portare a termine l’infanticidio, ma soprattutto il coraggio salvifico della sorella maggiore Lucia, unica a conservare lucidità e umanità all’interno di una famiglia resa ostaggio dalle stolide tradizioni. Tutto bene quel che finisce bene?
Sarebbe troppo bello, troppo facile, e l’autrice non avrebbe modo per dare libero sfogo alla penna fatata. Negli anni successivi, Iannetta sarà costretta ad affrontare un percorso di progressiva emarginazione dal contesto familiare, nonostante i tentativi di Lucia di riportare il clan Zara alla ragione.

Un rapporto particolare quello che viene a instaurarsi tra le due sorelle protagoniste, alternato tra periodi di forzato distacco ad altri d’improvviso riavvicinamento, verrebbe quasi da dire di dipendenza reciproca. Vanessa Roggeri descrive in maniera magistrale il declino di una famiglia della provincia sarda, travolta da una serie di sventure e dal tracollo economico, figli entrambi dell’incapacità di comprendere quanto il mondo stia cambiando. Il dottor Spada, giunto da Casteddu
per curare Severino, tenta di farsi promotore della svolta, incurante di un contesto familiare ostile in tal senso.

Campagna contro città, reazione e progressismo: quanta simbologia in questo scontro frontale, sviluppato al meglio dall’autrice. Di notevole impatto anche la reinterpretazione in chiave attuale della psicologia della folla, con gli abitanti di Baghintos sempre pronti a entrare in azione a difesa delle retrive credenze.
Il dramma di Lucia, sottoposta a un tentativo di sradicamento della personalità, mi ha colpito e commosso al tempo stesso. E allora come allo stadio, mi sono messo a tifare per lei, per Iannetta e per il dottor Spada, sperando nel lieto fine. Perché questo, cari lettori, è un libro magico, molto più dei riti messi in atto dalle sedicenti curatrici per opporsi allo “strapotere” delle cogas.

Giudizio:5/5



Categorie:Libri, Storico

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