Il Divin Codino e quel rigore che puntò alla luna

Il 26 maggio su Netflix è uscito un nuovo film, un biopic su Baggio, molto chiacchierato già prima dell’uscita anche grazie alla canzone della colonna sonora scritta e cantata da Diodato.

Ho aspettato con ansia questo film perché, pur non essendo tanto una tifosa di calcio, amo guardare le partite importanti e Baggio rappresenta, nel mio immaginario, quell’uomo schivo, senza fronzoli, forte e anche poetico tanto che già anni fa Cesare Cremonini cantava “…da quando Baggio non gioca più… non è più domenica” e più recentemente i Pinguini Tattici Nucleari con “Scrivile, scemo, ci vuole coraggio/Nel ′94 ad essere Baggio”. Perché Baggio è così, non è leggenda, è ispirazione e poesia per chi ama il calcio. Forza di volontà, preghiera e famiglia. Tante cadute e memorabili risalite.

Il film diretto da Letizia Lamartire, evoca la parte intima e forse segreta dell’uomo rispetto al giocatore. La temuta parte di Roberto Baggio è toccata a Andrea Arcangeli (che spero non venga più definito una giovane promessa del cinema italiano, ma attore e punto!). A parte la somiglianza fisica e la stessa parlata – Ancangeli ha affermato di essersi addormentato per settimane ascoltando la parlata del giocatore nelle interviste – l’interpretazione convince tanto, forse quello che potrebbe far storcere il naso allo sportivo-telespettatore è il fatto di aver concentrato una vita piena di eventi in poco tempo e magari vi era bisogno di una serie come era stato fatto per Totti. Mancano il Mondiale di calcio del 1990 e gli anni alla Juventus e forse agli juventini questo non piacerà. Ma la trama si incentra sulla sua voglia di farcela, la sua depressione quando credeva che tutto fosse già finito prima di iniziare (drammatica la scena del Capodanno) e la sua fede nel buddismo quando ancora non vi era la moda in Italina di definirsi buddisti.

Al centro della trama una promessa fatta dal piccolo Baggio al padre “te lo vinco io il Mondiale contro il Brasile”, gli ricorda il padre a un giovane Baggio appena entrato in serie A. Purtroppo, una delle cose che non ha permesso a Baggio di essere grande come La mano de Dios (anche se molti lo consideravano il Maradona italiano) non è stata la bravura o la caparbietà, ma la sfiga. Più volte infortunato il giocatore ha giocato un’intera carriere con una gamba e mezza facendosi male anche durante quei tristi Mondiali di Calcio del 1994 e il film sembra tutto incentrato in quei giorni e quel rigore lanciato non in rete ma alla luna!

Che poi si può tirare il rigore della propria vita e vincere i Mondiali ma essere solo colui che azzeccò un rigore, o sbagliare ma essere leggenda. Nessuno ha accusato Baggio di aver sbagliato e nessuno, quindi, lo ha dovuto perdonare e, come ricorda Diodato nella sua canzone, è proprio quel rigore sbagliato che ci ha insegnato tanto dalla vita e il sorriso mesto di Arcangeli nella scena finale del film lo urla!

Il Divin Codino'. Baggio: 'Un film non lo avrei mai fatto di mia scelta,  provavo vergogna'


Categorie:Cinema

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