Niky Marcelli: i miei libri sono pura letteratura di evasione

Niky Marcelli, giornalista e scrittore, è nato a Milano ma si è trasferito quasi subito a New York e successivamente a Roma, dove ha risieduto fino al 2004, prima di coronare la sua vecchia aspirazione di andare a vivere in campagna. 

Cronista investigativo e critico di spettacolo, è stato uno dei «padri fondatori», nonché caporedattore, del settimanale satirico e di controinformazione La Peste, quale ha firmato numerose inchieste. Ha collaborato successivamente con i quotidiani L’Umanità, Il Giornale d’Italia, L’Avanti, Libero; con i periodici Audrey, Avvenimenti, Il Giornale Off e con Mimì ,inserto culturale settimanale de Il Quotidiano del Sud. Attualmente lavora nella redazione del programma di Rai Uno Uno Mattina.

Ricordiamo alcuni dei suoi tanti romanzi: La Contessa Rossa, L’Ultimo Swing, La Strega Spiaggiata e La Donna di Lana, terzo capitolo dell’avvincente saga della Contessa Rossa: Sara e Care alla scoperta del popolo dei Fanes

La ringrazio per questa intervista a Life Factory Magazine; può raccontarci qualcosa di lei, chi è realmente Niky Marcelli: Sostanzialmente è un signore di mezza età e con pochi capelli che ama godersi la vita che gli resta, cercando di viverla con leggerezza e ironia, togliendosi qualche sfizio ed evitando il più possibile le numerose seccature che la quotidianità impone. Cosa che forse traspare anche dai miei libri, principalmente gialli o romanzi d’avventura e, in generale, pura letteratura di evasione.

Il suo curriculum è decisamente corposo e una vita in movimento. Come la concilia con la scrittura? La concilio abbastanza agevolmente perché porto il computer sempre con me. Quindi, ovunque io sia, riesco a trovare, nell’arco della giornata, anche il tempo per scrivere una o due paginette. Ovviamente, se non piove. Perché sono meteoropatico e con il maltempo non ho assolutamente voglia di fare nulla. Il grigiore e la pioggia mi ammazzano qualsiasi velleità, non solo la creatività.

Quali sono le difficoltà che può aver incontrato durante il suo percorso di autore: A parte i giorni di pioggia? Presumo le stesse che incontrano quasi tutti gli altri: dalla crisi creativa con relativo “panico da foglio bianco” – detto, non a caso, “blocco dello scrittore” – fino alle difficoltà per trovare un editore dignitoso, cosa non sempre facile in questo Paese, e per promuovere il libro. Scrivere, infatti, è decisamente la parte più semplice della faccenda e, dopo aver magari smoccolato e sudato due anni per buttare giù un romanzo di quattrocento pagine, quando stai per tirare finalmente un sospiro di sollievo, scopri regolarmente che invece il grosso della fatica deve ancora arrivare.

Quanto i bookbloggers possono incidere sulle vendite e sul far conoscere uno scrittore: Mi dicono che possono fare moltissimo, ma purtroppo non ho grossi riscontri personali. Ho avuto diverse ottime recensioni da alcuni bookbloggers, ma forse erano quelli “sbagliati” perché non hanno smosso granché le vendite. Così come non le hanno smosse i social in generale, che evidentemente utilizzo in maniera pedestre, da totale profano. Ciò che smuove, per quanto riguarda perlomeno me e i miei libri, sono ancora i “vecchi sistemi”: le recensioni sulla carta stampata, i passaggi televisivi e radiofonici, le interviste e soprattutto le presentazioni e gli incontri con il pubblico.

Che cosa si sente di consigliare a chi si appresa a iniziare un percorso da autore: Innanzitutto di evitare come la peste i cosiddetti “editori a pagamento”, che si limitano a spolpare gli autori di belle speranze dei loro sudati risparmi e non sono di alcuna utilità, anzi, sono controproducenti. Meglio l’autopubblicazione, piuttosto! E devo dire che conosco alcuni grandi scrittori, sia nel presente che nel passato, che hanno cominciato proprio in questo modo.
Dopodiché consiglio sempre una calma olimpica, la pazienza di Giobbe, un fegato “blindato” e soprattutto tante storie belle e interessanti da raccontare. Se poi condisce il tutto anche con un po’ di leggerezza e senso dell’umorismo, tanto meglio per lui e soprattutto per i suoi lettori. Mi sento inoltre di consigliare di scrivere di cose che si conoscono, evitando magari di ambientare un romanzo a New York se non ci si è mai mossi da Cusano Milanino. Non sono più i tempi di Emilio Salgari, che comunque aveva a disposizione la Biblioteca Civica di Torino, dove lavorava. E Google Earth non è certo sufficiente per conoscere una città.
Consiglierei, per quanto possibile, di evitare anche le cose che si conoscono “troppo”, ovvero quel vezzo, tipico di molti scrittori italiani, di scrivere “intorno al proprio ombelico”. È ovvio che ogni personaggio che creiamo contiene qualcosa di noi e risente delle nostre esperienze (non a caso Flaubert diceva “Madame Bovary sono io”), tuttavia il lettore potrebbe non essere granché interessato alla nostra “autobiografia”. A meno che, ovviamente, non ci siano successe cose davvero straordinarie. Ma se proprio non riusciamo a non scrivere di noi stessi – perché non ci vengono in mente altri argomenti o abbiamo scambiato la scrittura per una seduta di psicanalisi e il lettore per un Freud all’incontrario che, invece di farsi pagare per starci a sentire, da lui i soldi a noi – almeno cerchiamo di vergare un autentico capolavoro.
Infine, un consiglio fondamentale tornando alla questione di cui si parlava all’inizio: se vogliamo fare davvero un buon investimento su noi stessi e sulla nostra opera, i soldi spendiamoli per ingaggiare un bravo ufficio stampa. Nella cosiddetta “civiltà dell’immagine” è indispensabile.

Dietro ogni lavoro ci sono: impegno, sudore, tenacia, sacrificio e rinunce. È vero o c’è anche il fattore fortuna?
Direi che – a latere degli altri elementi qui sopra elencati – in un Paese in cui si legge sempre meno, ma dove per converso proliferano gli scrittori, il cosiddetto “Fattore C” può assumere – in tutte le sue declinazioni – un ruolo determinante. Infatti, puoi aver anche scritto un capolavoro ma, se non hai alle spalle un editore affermato, non arrivi nemmeno agli scaffali delle librerie e resti una goccia nel mare magnum delle vendite online. E se anche ci arrivi, sullo scaffale, ma non hai un’adeguata promozione perché l’editore magari non investe su di te altro che le spese di stampa e distribuzione, puoi solo incrociare le dita e sperare che – nello tsunami multicolore di offerte, spesso anche discutibili – qualcuno resti colpito dalla copertina o dalla sinossi e decida di darti una possibilità.
Per questo dicevo che l’investimento migliore che si possa fare è un bravo ufficio stampa che organizzi una buona compagna promozionale sia sui social che sui media.

I prossimi progetti che ha in agenda?
A Natale è uscito “La Donna di Lana”, terzo romanzo della saga d’avventura della “Contessa Rossa”. E nell’attesa di ricominciare a fare presentazioni in giro per l’Italia e che la mia agente abbia risposte dagli editori circa un altro manoscritto, ho iniziato a scrivere la seconda indagine della Lince, una saga gialla che ho iniziato nel 2019 con “La Strega Spiaggiata”.

Grazie a Niky Marcelli per essere stato tra le pagine di Life Factory Magazine.

credits photo Simona Poni



Categorie:Autori, interviste

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