“Volontario ad Auschwitz” di Jack Fairweather

Questa storia ha dell’incredibile, il fatto che sia vera la rende ancora di più degna di nota.

Trama: Settembre 1940. Dal momento in cui si hanno notizie dell’inizio dell’attività nel campo di prigionia nazista di Auschwitz, ben poco filtra su quello che succede davvero oltre il filo spinato. Witold Pilecki, membro della resistenza polacca, si offre volontario per una missione ad altissimo rischio: farsi catturare dalle SS, entrare nel Lager e raccogliere quante più informazioni su ciò che avviene li dentro. Se possibile, dovrà anche sabotare le attività che vi si svolgono. Ma una volta all’interno di Auschwitz, Pilecki capisce che quello non è un normale campo di prigionia. L’orrore della Soluzione Finale nazista lo spinge allora a tentare il tutto per tutto: evadere, raggiungere l’Europa dell’ovest e infirmare gli Alleati delle mostruosità che avvengono in quel posto. Una missione che sembra un vero e proprio suicidio. Censurata dal governo comunista polacco nel dopoguerra, la storia di Pilecki viene riportata alla luce in questo libro. Attraverso diari, testimonianze e documenti a lungo secretati, Jack Fairweather ricostruisce una delle vicende più scioccanti della seconda guerra mondiale. La tragica fine della missione di Pilecki, infatti, non fu decisa ad Auschwitz, ma nelle stanze segrete di Londra e Washington…

Recensione

L’autore dedica il suo libro alla persona di Witold Pilecki, riporta in maniera dettagliata la sua autobiografia, sfruttando varie ricerche, foto originali concesse dagli interessati, sparse tra le pagine del volume, e testimonianze vere, di persone che avevano conosciuto l’uomo che si fece rinchiudere nel campo di concentramento di Auschwitz, inizialmente gabbia di filo spinato per ribelli e prigionieri politici, in seguito sede dei massacri perpetrati sulla popolazione ebraica.

Questo volume è un resoconto biografico, a tratti romanzato nel linguaggio: ha inizio nei primi giorni di invasione della Polonia nel ’39 da parte della Germania, che segnarono l’alba della seconda guerra mondiale. Witold era un uomo semplice, lavorava la terra che possedeva insieme alla cara moglie Maria e ai figli. Ma lui era anche un sicuro patriota polacco, contrario alle ingiustizie e alle idee antisemite, pur non amando alla follia la stirpe di Abramo. Tuttavia decise di correre a combattere per il suo paese, in sella al suo cavallo, e bloccare l’avanzata dei tedeschi, sempre più rapida e sanguinosa.

Ovviamente la prima restistenza dei polacchi non ebbe alcun successo, gli invasori obbligarono il popolo a sottostare alla loro mercè. Nonostante tutto, la rete spionistica non cessò di elaborare piani di difesa; in particolar modo destava perplessità quanto accadeva all’interno del campo. Witold infatti si offrì volontario per essere testimone, a suo gran rischio, di quanto succedeva in quell’inferno. Vi rimase ben tre anni prima di riuscire a fuggire.

L’uomo fu testimone delle atrocità inflitte sugli oppositori del nazismo: lavori pesanti, scarsissima quantità di cibo, igiene, malattie, ma inumane furono quelle impartite agli ebrei, che giungevano ad Auschwitz sempre più spesso, giorno dopo giorno. Uomini, bambini e donne costretti ai lavori forzati, rasati, usati come esprerimenti per le camere a gas e poi uccisi nelle stesse. Quello che però quei criminali non riuscirono a evitare furono le numerose fughe di notizie, giunte anche ai vertici del governo britannico, il quale progettava dei possibili attacchi. Persino la Chiesa era a conoscenza di quanto accadeva nel campo, eppure non intervenne per paura. Nei tre anni si susseguirono piani di fughe, epidemie mal controllate, logoranti giornate che gravavano su Witold, incerto in fondo di riuscire nel suo intento. Lui però era un uomo molto determinato e scappò. Il suo ruolo tuttavia non si arrestò in seguito alla libertà, proseguì come membro della resistenza fino alla conclusione della guerra e all’arrivo di un altro nemico, ugualmente pericoloso: il comunismo dell’Unione Sovietica. Non vi dirò che fine fece questo testimone che ha lasciato un’impronta su una storia vergognosa, accenno solo al rammarico che mi ha pervasa nelle ultime pagine.

La lettura è abbastanza impegnativa pur avendo un linguaggio piuttosto semplice, vi sono riportati ovviamente date e fatti e non si dilunga sulle crudeltà viste dal protagonista. Non è propriamente romanzato, ci sono pochi dialoghi. L’ho trovata comunque una biografia molto interessante, man mano che leggevo mi sono lasciata trasportare dalla vicenda immaginando le scene di un film. Lo consiglio a chi ha sete di conoscenza o a chi ancora non crede che certi atti vergognosi siano stati davvero compiuti.

Volontario ad Auschwitz eBook: Fairweather, Jack: Amazon.it: Kindle Store


Categorie:Libri, Storico

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