Malinverno di Domenico Dara

Per Astolfo Malinverno, bibliotecario di Timpamara, non vi è luogo più bello e sereno della sua biblioteca.

Sinossi: Ci sono paesi in cui i libri sono nell’aria, le parole dei romanzi e delle poesie appartengono a tutti e i nomi dei nuovi nati suggeriscono sogni e promesse. Timpamara è un paese così da quando, tanti anni fa, vi si è installata la più antica cartiera della regione, a cui si è aggiunto poco dopo il maceratoio. E di Timpamara Astolfo Malinverno è il bibliotecario: oltre ai normali impegni del suo ruolo, di tanto in tanto passa dal macero per recuperare i libri che possono tornare in circolazione. Finché un giorno il messo comunale gli annuncia un nuovo impiego: il pomeriggio continuerà a occuparsi della biblioteca, ma la mattina sarà il guardiano del cimitero. Lettore dalla vivida immaginazione, Astolfo mescola le storie dei romanzi – per i quali inventa nuovi finali – con quelle dei compaesani, dei forestieri, dei lettori della biblioteca e dei visitatori del cimitero, dei vivi e degli estinti. A incuriosirlo è soprattutto una lapide senza nome e senza date: solo una fotografia, una donna dallo sguardo candido e franco, i capelli divisi in due bande liscissime e l’incarnato pallido. Per lui è da subito la sua Madame Bovary, la sua Emma. Attratto dal mistero racchiuso in quel volto, Astolfo si trova a seguire il filo che sembra dipanarsi dalla fotografia: tra i viottoli e le campagne di Timpamara, complice l’apparizione di una giovane sconosciuta nerovestita, prende forma a poco a poco una storia che mai Astolfo avrebbe saputo immaginare.

Recensione:

«Osserva sempre la gente con attenzione, Astolfo, fissa i particolari, che ognuno, la sua storia vera, non la porta stampata sulla faccia ma nascosta dentro pieghe invisibili della pelle.»

Scorrere i titoli, riordinarli, prestarli, salvarli dalla rovina e dalla dismissione di quella cartiera che con cadenza regolare se ne sbarazza, è una gioia costante. Ormai solo, essendo venuti a mancare entrambi i genitori ed avendo da sempre una zoppia alla gamba che lo accompagna dalla nascita, Malinverno, conduce una vita semplice scandita da quei turni in quel luogo magico che chiama casa. Eppure, un giorno come un altro, ecco che una missiva giunge dal comune e che senza rimuoverlo dal suo già presente incarico lo nomina anche guardiano del cimitero essendosi gravemente infortunato il precedente custode. Maliverno è sconcertato, disarmato innanzi a quel nuovo incarico e anche impaurito. Prende servizio e ben presto si rende conto che tra quelle anime dei defunti ha trovato un altro luogo da poter definire casa e dei cui silenzi far propria ragion d’essere. È girando tra quelle lapidi che un giorno la vede: una donna, il suo ritratto, i lineamenti bellissimi e nessun nome o data o luogo a identificarla. Se ne innamora, subito, immediatamente. Diventa la sua Emma di Madame Bovary, diventa la sua musa. Ed ecco che, ancora più inaspettatamente, un giorno come un altro, un’altra donna giunge tra quei loculi e tra tutti è proprio dalla sua Emma che si sofferma… Perché? Cosa si nasconde dietro? Chi è costei e cosa vuole? E chi è davvero Emma? Perché di lei non si sa niente e ogni traccia è andata perduta? Quale mistero si cela sulla dietro le sue spoglie e perché questa donna ancora in vita è apparsa dal nulla?

«Ci sottovalutiamo. Pensiamo di non essere capaci di affrontare certi dolori ma poi, alla prova dei fatti, dai meandri inesplorati del nostro organismo emergono minute molecole di sopportazione che si mischiano alle piastrine del sangue e irrobustiscono il corpo e ci fanno sopravvivere, malgrado ogni tentazione di arrendevolezza, come se Natura sapesse quanti dolori può distribuire, conoscesse la portata d’ognuno e mandasse il dolore giusto, quello che colma le misure senza affondarle, che noi nemmeno sapevamo di essere così resistenti ma Natura sì, Natura sapeva.»

È per mezzo di una storia semplice e lineare, scritta con una prosa magnetica e intrisa pagina dopo pagina di letteratura, che Domenico Dara ci accompagna in un viaggio fatto di ricerca e introspezione. Il lettore, per mezzo di queste parole, entra subito in sintonia con Malinverno, lo sente amico e quest’uomo dalla gentilezza unica e il cuore grande gli scalda il cuore con una costante sensazione di nostalgia e una malinconica dolcezza. Tutto lo scritto ne è caratterizzato e a questo si somma un’aura di tempo sospeso che fa guardare indietro, che fa guardare dentro. Non è tanto il mistero ciò che trattiene, non è tanto l’arcano che può anche essere intuito, è al contrario l’essenza del libro, l’essenza di Astolfo a conquistare e a farsi amare. Ed è un amore che persiste e si mantiene anche a distanza di giorni, anche a distanza di mesi dalla lettura.

Un libro che è ricco di sentimenti, di gentilezza, di purezza. Un libro che arriva per la sua autenticità e che una volta concluso si lascia custodire nel cuore. Buona lettura!

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Categorie:Libri, Narrativa

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