Davide in arte Lux: Quando ci mescoleremo tra noi con tolleranza e rispetto, comprendendo che non ci sono differenze ma somiglianze, lì ci sarà il primo passo verso un futuro migliore.

Oggi con Life Factory Magazine per la sezione Community incontriamo Davide, artista ecclettico di origini siciliane che di notte veste i panni della drag queen Lux.

Ciao Davide e benvenuto tra le nostre pagine. Parlaci un po’ di te così il nostro pubblico ti conosce meglio: Certo, sono Davide in arte Lux. Sono nato in Sicilia 22 anni fa e mi sono trasferito al nord da quattro anni circa. Fin da piccolo sono stato immerso nell’arte e nel creare, non riesco a stare fermo che sia nel dipingere, ballare e disegnare. Ho iniziato a fare drag due anni fa e ho trovato la via per unite tutte queste passioni in un punto focale ben preciso. Ho trovato il canale dove poter unire make-up, arte visiva, moda e coreografie. Mi piace pensare che tutto quello che ho fatto in 22 anni mi abbia portato cominciare questa carriera.

Sei un’artista e il tuo stile in Italia è ancora in via di definizione, mentre in altri stati tipo Canada e Stati Uniti è una consuetudine. Vuoi parlarcene? Qui in Italia, grazie all’effetto statunitense, è diventato mainstream quindi, è un fenomeno ben improntato anche qua. Il problema che in Italia è accettato un livello, uno stile e un genere che è quello classico, cioè uno spettacolo Drag Queen con parrucche acconciate, vestiti da sera e paillettes. Quello che faccio io è più underground, non mi piacciono le paillettes, i glitters e le acconciature. Mi presento vestito di nero e con sangue finto ovunque, questo stile è meno consolidato in Italia.

I tuoi abiti sono tutti creati in casa e ti faccio i complimenti, io non so cucire un bottone. Come vengono pensati e realizzati? Oddio bella domanda. Non saprei darti una linea generale che possa accumunare il mio lavoro con il genere. Ogni cosa che faccio e ogni procedimento è differente tra loro. Generalmente prendo spunto e ispirazione da artisti che sono sconosciuti, che sono all’università di moda olandese una di nicchia e ancora poco conosciuti, oppure prendo ispirazione dai film horror. Tipo ho creato un vestito con le spille da balia che ho preso ispirazione da uno stilista newyorkese. In generale vado a livello visivo, non penso troppo e ci lavoro sopra e lo mescolo con altri generi. Sono istintivo e non sono un costumista a differenza di altre mie colleghe che hanno delle linee guida ben precise, io tendo ad andare come capita e aggiusto durante il lavoro.

L’Italia, a differenza di altri Stati, ha ancora una mentalità bigotta e antiquata oppure si è messa o si sta mettendo al passo con i tempi? Al di là degli orientamenti religiosi, del proprio credo sicuramente la presenza del Vaticano e del Papa rallenta, anche se Papa Francesco ha delle idee più aperte verso l’omosessualità. Però il Vaticano non si è mai discostato troppo dalle sue ideologie di base, quindi sicuramente la sua presenza in Italia ha rallentato l’evoluzione generale della società, del progresso e un’apertura mentale a nuovi orizzonti, nuovi fronti lavorativi artistici e nel privato tipo le unioni civili, l’aborto anche nel semplice retribuire la donna come un uomo. Però devo essere onesto e voglio credere che ci stiamo muovendo nella giusta direzione.

Quanto le nuove serie tv, reality e i film aiutano ad aprire la mente e abbattere ogni barriera di pregiudizio? Se parliamo di diritti lgbtq in generale ti posso dire che sono utili. È sempre una cosa buona avere la rappresentanza nel programma, ma negli ultimi anni c’è una situazione che è quella di mettere il gay ovunque e questo può essere controproducente, perché non si mette la figura lgbtq per rappresentare la comunità, ma per fare audience. Quindi quello che nasce come rappresentanza rischia di diventare la caricatura di se stessa, è questa la linea sottile che è difficile da individuare.

A livello sociale come vivi la tua arte? È sempre emblematica la cosa. Con i miei genitori ho faticato, ma non perché non accettassero le mie idee anzi sono cresciuto in un ambiente inclusivo, ma i miei genitori avevano paura che crescendo potessi incorrere in dinamiche sociali infelici, che alla fine sono arrivate. Ma sono felice di essere riuscito a reagire bene e contemporaneamente mi sono interessato all’attivismo e ai diritti della rappresentanza lgbt. È qualcosa che mi ripeto sempre: se ci fosse stato qualche altro ragazzino a vivere quello che ho vissuto io in Sicilia, dinamiche infelici, probabilmente non sarebbe vissuto o chissà cosa. A volte ci sono questi ragazzini che non riescono a uscirne e che non hanno dalla loro parte il sostegno della famiglia o anzi vengono cacciati da casa.

Quanto è importante la famiglia? Ho avuto diversi incontri-scontri con i genitori che non riuscivano ad accettare l’orientamento sessuale del proprio figlio o di qualcuno a loro vicino e mi è venuto da chiedere: “Se fosse stato etero avresti avuto gli stessi problemi? Probabilmente no. Cosa c’è di diverso?” L’eterosessualità o l’omosessualità sono due orientamenti differenti. La persona deve essere felice con se stessa, che abbia un lavoro, che sia serena con il contesto che la circonda. A fare la differenza è la nuova generazione accompagnata dalla generazione prima. La nuova generazione non può fare nulla se non ha il supporto e se non ha le fondamenta. C’è bisogno di ragazzi che abbiano genitori inclusivi, che accettano e supportano. Sono due cose diverse accettare e supportare. Ho conosciuto genitori che accettavano i figli, ma fuori casa non se ne sapeva nulla ed è sbagliato. C’è bisogno di supporto attivo, solo in questo modo che possiamo andare verso un futuro con una società aperta e senza discriminazioni. Non ci devono essere più ragazzini picchiati a scuola o buttati fuori di casa dai parenti.

Il bullismo verso ogni tipo orientamento sessuale, religioso, etnico e il femminicidio sono atti e piaghe sociali in aumento, come è possibile sradicare questo esecrabile atteggiamento: Questi atti sono in costante aumento, perché vicino all’ignoranza della gente è accostata la totale assenza di tutela alle vittime. Il DDL Zan (n.d.r ZAN ed altri: “Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”) è un primo accenno a questa tutela, ma siamo lontani dal tutelare le minoranze che siano minoranze etniche, sociali e di qualunque tipo. Quante donna, anche con la quarantena, sono state costrette a restare dentro casa con i loro aguzzini, ma non solo le donne. La gente non ha idea delle vite sono state traumatizzate con una semplice quarantena. Tutelare queste persone è un atto civile e un passo verso un futuro diverso. Più persone e associazioni sono investite in questi argomenti, più le persone vengono tutelate.

In Italia le associazioni funzionano e sono più attive? In Italia abbiamo le associazioni ARCI che si occupano della tutela e della sensibilizzazione. Sono quelle che organizzano i PRIDE e durante l’anno organizzano incontri, dialoghi o film a carattere lgbtq. Sono anche organizzazione che offrono aiuto ai ragazzi. Su internet e IG ho visto che è nata un’associazione italiana Out of the Closet, che si occupa di prendere vestiti di seconda mano ben tenuti e darli a ragazzi e ragazze trans che, a causa del costo delle cure ormonali, non possono permettersi il cambio dell’armadio. Per il resto in Italia ci sono tante associazioni ma se ne parla poco e anche in televisione.

È gusto vivere esclusivamente in un quartiere lgbt, tipo quello che c’è a Toronto: sono del parere che: se sei un adolescente della comunità lgbt e non hai la fortuna di essere nato in un ambiente protetto, la crescita può essere pesante e ci può essere disconnessione con gli amici; quindi, da questo punto di vista è importante che ci siano ambienti esclusivi lgbt che permettono di sentire affetto e calore, lontani dal pregiudizio. Poi la società può dire che si ghettizzano, ma chi è al di fuori ha difficoltà a comprendere, perché molti non hanno la fortuna di essere nati in un ambiente inclusivo, in un ambiente con genitori che supportano. Certo ci sono anche atteggiamenti di rifiuto da parte dell’ambiente lgbtq verso l’ambiente etero, anche quello è negativo. La chiave di tutto è la tolleranza verso il prossimo, accogliere tutti a braccia aperte indipendentemente da chi è. Questo scioglie la più dure delle ignoranze, perché se no fai lo stesso gioco. Si andrà avanti quando si inizierà a mescolare, quando non ci sarà Family Day o Pride, etero o gay. Quando ci mescoleremo tra noi con tolleranza e rispetto, comprendendo che non ci sono differenze ma somiglianze, lì ci sarà il primo passo verso un futuro migliore.

Grazie a Davide per essere stato tra le pagine di Life Factory Magazine. Grazie a voi di Life Factory Magazine che vi occupate, vi interessate di rappresentare e dare una voce alla comunità lgbt che è fatta da gente normale, che però a livello mediatico non hanno visibilità come le persone etero.

credits photo: GioMida Photo di Giovanna Curto



Categorie:Community, interviste

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