Mattia Campitiello: non bisogna mai mollare e continuare sempre a portare avanti questa passione.

Benvenuto a Mattia Campitiello, autore del romanzo fantasy: “Il cavaliere senza morte”, nell’angolo interviste di Life Factory Magazine.

Ha un suo motto personale, nella vita di tutti i giorni?
Probabilmente la frase che mi rappresenta di più è “Adremo tutti all’inferno tanto vale godersi il viaggio”

Come si è affacciato al mondo della scrittura?
Ho sempre inventato e scritto piccole storie fin da bambino, ho trovato il coraggio di espormi al giudizio solo recentemente ma è una passione che ho da sempre.


Dal romanzo traspare un grande rispetto verso la natura e il regno animale, che poi è il fulcro della storia. Quanta importanza ha nella sua vita?
Molta, ho sempre adorato la natura, appena posso mi ritaglio del tempo per una passeggiata in un bosco o in montagna, la calma e la tranquillità che si raggiunge in questi luoghi è difficile da trovare nel caos cittadino. Gli animali sono stati sempre presenti nella mia vita, sin da piccolo ne h sempre avuto uno con me, penso che riescano in un modo particolare e unico ad arricchire la vita umana.


A chi o a cosa si è ispirato per scrivere questa bellissima storia?
L’ispirazione è nata da una fotografia in cui c’erano un cavaliere, una volpe e dei corvi. Da quella immagine si è sviluppata una storia che è mutata molto nella mia testa, ma il punto centrale è rimasto sempre lo stesso, far riflettere su alcune pratiche umane da un punto di vista differente.

Nel libro vi è un riferimento allo sfruttamento di animali nei circhi, se ne è parlato tanto e ora si è più propensi a non farne uso. Che direbbe a chi ancora mantiene certe tradizioni?
Da piccolo ho avuto la sfortuna di assistere ad uno spettacolo circense con degli animali ridotti molto male ed è probabilmente un qualcosa che è rimasto scolpito nella mia mente in modo negativo. Penso che le nuove tecnologie possano venire incontro a queste problematiche permettendo di sostituire gli animali con degli ologrammi, in modo da evitare qualsiasi tipo di sfruttamento.

Parliamo del personaggio di Remiriel, da irrispettoso cacciatore a protettore della foresta. Ci si è mai identificato?
In parte si, il punto focale della storia di Remiriel è il rendersi conto che si riesce a fare molto di più mettendo da parte l’egoismo e i motivi personali, dedicandosi agli altri, è una lezione che ho imparato anche io crescendo.

Chi è Mattia Campitiello quando non scrive?
Una persona come tante, un lavoro ordinario e una vita senza troppi colpo di scena, la cosa che veramente mi distingue è probabilmente una curiosità innata verso la conoscenza, mi informo e leggo molto per cercare di capire tutto quello che mi circonda.

Qualche consiglio per aspiranti scrittori; da dove iniziare?
Il mondo dell’editoria è un mondo spietato, si riceveranno tanti no e tante porte in faccia, ma non bisogna mai mollare e continuare sempre a portare avanti questa passione. Le soddisfazioni che la scrittura dona sono qualcosa di difficilmente paragonabile ad altro.

La ringrazio per aver concesso l’intervista e di averci donato un magnifico romanzo.



Categorie:Autori, interviste

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