Sauro Martinelli: la musica è stata la colonna sonora della mia vita

Oggi intervistiamo Sauro Martinelli, uomo da un passato singolare, una vita ricca di avvenimenti e passioni, artista eclettico e poliedrico.

Ciao Sauro. Presenta la tua storia al pubblico di LifeFatory. Chi è Sauro Martinelli? Sono nato nel 1975 a Johannesburg, nella Repubblica Sud Africana. Figlio di madre Sud Africana e padre Italo-Scozzese, ho vissuto la maggior parte della mia vita a Parabiago (la città delle scarpe) nell’hinterland Milanese. Non sono mai stato uno studioso eccelso ma me la sono sempre cavata con la sufficienza o poco più. Ho perso un anno scolastico nel passaggio tra scuole medie e superiori. Dico perso ma in realtà, questo errore decisionale, è stata una vera e propria opportunità di vita in quanto i miei genitori, vedendo le difficoltà che affrontavo in quel periodo, mi hanno mandato a Pretoria in Sud Africa per seguire un anno scolastico all’estero. Lì ho cominciato a giocare a rugby. Sport che ho continuato a giocare per più di 10 anni nel Parabiago Rugby (i galletti). Forza Parà!  Al mio ritorno, ho ripreso il cammino degli studi frequentando la scuola superiore di Ragioneria.  Dopo avere conseguito il diploma, ho avuto l’opportunità di poter seguire le orme di mio padre buttandomi a capofitto nel settore del trasporto aereo. Settore a cui ho dato tanto e tanto mi ha restituito offrendomi la possibilità di viaggiare in lungo e in largo il mondo e ampliare notevolmente il mio bagaglio di esperienze e gli orizzonti. La musica in tutti questi anni ha accompagnato, come colonna sonora, tutte le mie esperienze.

Come ti sei avvicinato al mondo musicale? La musica in tutti questi anni ha accompagnato, come colonna sonora, tutte le mie esperienze.

Sin da piccolo quando ascoltavo mio zio Neil de Munnik suonare e cantare. Ha scritto tante canzoni. Il suo genere era folk/country. Ho iniziato a scrivere i primi testi all’età di quattordici anni e da lì non mi sono mai fermato. La musica è un ponte che unisce tutti indistintamente e senza portare a discordie o frizioni.

È una lingua universale. La musica e le sue parole.

Prima che scegliessi di frequentare l’istituto di Ragioneria, avevo le intenzioni di andare al CPM (Centro Professione Musica) ma a quell’età non ho avuto la fermezza di imporre la mia volontà ed ho seguito il consiglio di mio padre che ha sempre cercato di farmi stare con i piedi per terra e gestire al meglio la vita anche a livello pratico.

Ma quella passione era ed è troppo forte per cercare di contenerla nello stomaco, nel cuore e nei millibar,  ho provato a sopprimerla cantando in cantina, in sala prove, era al limite.. cosicché… 5 anni fa, ho incontrato il mio produttore, Maestro e oggi amico caro, Filadelfo Castro, che mi ha aiutato e spinto a lasciar prendere il volo a questa passione che ho.

Da ascoltatore, quali sono i tuoi generi musicali preferiti? Sono cresciuto a pane e cantautorato pop e pop/rock Italiano.

Partiamo da Mogol/Battisti, Dalla, De André, Guccini, Vecchioni, Mannoia, Ruggeri, Riccardo Fogli, I Pooh, I Timoria (con Francesco Renga), Ligabue, Elisa, Ermal Meta, Biagio Antonacci e… non può certo mancare, sopra a tutte le mie classifiche Vasco Rossi.

Sono stato anche influenzato dalla musica estera ascoltando Queen, David Bowie, Pink Floyd, I Beatles, Rolling Stones, Eric Clapton, Dire Straits e tanti altri.

Raccontaci di più di Come Polvere, il tuo nuovo singolo. Siamo anche curiosi di sapere come nasce il videoclip. “Come polvere” è un inno al non arrendersi mai. La voglia di gridare al mondo che bisogna sempre portare avanti le proprie passioni, i propri sogni con la massima determinazione, la tenacia, la voglia di rinnovarsi e cercare in se la motivazione per arrivare sempre più in alto.

Il videoclip prende la danza classica/moderna come metafora, in quanto è una disciplina che richiede tantissimo sacrificio e tempo. Dove la determinazione nel riuscire a sfiorare la perfezione è fondamentale. È anche una disciplina che porta fatica fisica e mentale. Il videoclip passa dalla scuola di danza a immagini di spazio infinito dove io canto e grido all’universo questo inno. Anche in questo caso, le montagne sono metafora con salite ardue e percorsi pieni di fatica per arrivare alla vetta. Più in alto si vuole arrivare più sacrificio, fatica e determinazioni sono necessari.

Hai progetti futuri che puoi anticiparci? Gireremo presto un nuovo videoclip del nuovo singolo che prevediamo di fare uscire nei primi mesi del 2021.

Altri singoli sono in fase di arrangiamento e definizione. Contiamo di presentare singolo dopo singolo nel corso del 2021.

Stiamo organizzando delle sessioni LIVE tramite social SAUROLAND con la speranza che ognuno di noi possa tornare ad esibirsi su palchi di tutti i tipi quanto prima.



Categorie:interviste, Musica

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