L’inverno di Giona di Filippo Tapparelli

Sin dalle prime battute che caratterizzano “L’inverno di Giona” l’impatto per il lettore è fortissimo tanto per le tematiche che vengono affrontate e trattate quanto per quello stile prezioso e peculiare che caratterizza l’opera e che fa sospirare il conoscitore per la perla letteraria che ha tra le mani.

Sinossi: “Non ti ho mai conosciuto davvero, padre. Uomo sparito, fantasma di un fantasma. Hai carne di vento, pelle di nebbia. Non ti riconosco eppure sei me centomila volte al giorno.” Siamo su una montagna ostile, fa molto freddo. Giona non ha ricordi. Ha poco più di quattordici anni e vive in un villaggio aspro e desolato insieme al nonno Alvise. Il vecchio, spietato e rigoroso, è l’uomo che domina il paese e impone al ragazzo compiti apparentemente assurdi e punizioni mortificanti. In possesso unicamente di un logoro maglione rosso, Giona esegue con angosciata meticolosità gli ordini del vecchio, sempre gli stessi gesti, fino a quando, un giorno, non riesce a scappare. La fuga si rivelerà per lui un’inesorabile caduta agli inferi, inframmezzata da ricordi della sua famiglia, che sembrano appartenere a una vita precedente, e da apparizioni stravolte. In un clima di allucinata sospensione temporale, il paese è in procinto di crollare su se stesso e la terra sembra sprofondare pian piano sotto i piedi del ragazzo. La verità è quella che appare? Solo un decisivo cambio di passo consentirà al lettore di raggiungere la svolta finale e comprendere davvero che cos’è l’inverno di Giona.

Recensione:

«Dentro di me so che non c’è più alcuna strada che mi conduca fuori di qui»


Tutto ha inizio in un paese che si dipinge nell’immaginario quale vacuo e nebuloso e in cui prima voce che conosciamo è quella di Giona, adolescente quasi quindicenne che vive con il nonno Alvise, uomo al contrario retto e ferreo nei suoi insegnamenti. Non esiste amore e tolleranza nel suo vocabolario, non c’è spazio per alcun sentimento di pietà o di comprensione. Giona ha una peculiarità: non ha memoria del suo passato, non ricorda niente che non sia il suo passato più prossimo. Perché? Cosa si nasconde dietro l’apparenza? Il suo unico tesoro è un maglione rosso all’interno del quale è cresciuto e un paio di pantaloni che ormai gli vanno troppo corti. Ma non c’è spazio tra queste mura per protezione bensì soltanto per rigore e violenza. Una molla, un avvenimento porta il giovane protagonista a decidere di scappare. Da questo momento ha inizio un viaggio tra flashback e rievocazioni, un viaggio interiore che si snoda con frammenti di memoria e che riporta alla luce domande e quesiti ai quali non sempre è possibile dare risposta. Il tutto in un crescendo continuo che porta a quello che è un epilogo denso quanto rivelatorio, un epilogo che chiede di essere letto e riletto perché lascia all’avventuriero la libera interpretazione.

“«Sono libero» dice a se stesso e a quella voce che l’ha sempre accompagnato dal giorno in cui la sua infanzia è finita all’improvviso, davanti alla porta di una stanza da letto dove la disperazione aveva travolto ogni speranza di futuro.”

Un’opera che catapulta in una dimensione onirica e dove i confini tra finzione e realtà volontariamente si confondono in quello che è un percorso di ricerca e di cura capace di scavare negli antri più profondi della mente. Filippo Tapparelli, con la sua scrittura evocativa e forbita, infonde sottopelle emozioni che arrivano quali vivide e veritiere, conduce per mano e non abbandona.

Un titolo di grande pregio, di spessore e meritatamente vincitore dell’edizione 2018 del Premio Italo Calvino per temi trattati e capacità narrativa di questo autore al suo esordio in libreria che non vedo l’ora di rileggere.

L'inverno di Giona - Filippo Tapparelli | Libri Mondadori


Categorie:Libri, Narrativa

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