Alla ricerca dell’empatia perduta

“Il grande dono di noi esseri umani è che abbiamo il potere dell’empatia, tutti noi possiamo percepire un misterioso legame che ci unisce.” (Meryl Streep)

Quando in famiglia arriva un bimbo speciale, tutta l’esistenza dei genitori viene ricalibrata per trovare un nuovo equilibrio e per resistere al continuo logorio che dà la sofferenza continuativa e quotidiana di vedere una persona amata che soffre. Se la persona in questione è un bambino piccolo, questo stress è fortissimo.

La resilienza, per usare un termine oggi tanto amato, non è da tutti. Per questo motivo molte famiglie, molte coppie, non reggono all’urto di avere un figlio malato o disabile. Le separazioni dopo diagnosi infauste sono molto più comuni di quello che si possa immaginare.

D’altronde si sa: lontan dagli occhi, lontan dal cuore.

A volte più che separazioni ci sono dei veri e propri abbandoni. Ho frequentato per un periodo centri fisioterapici e strutture ospedaliere pediatriche e purtroppo ho visto tante, troppe donne che avevano alle spalle storie difficili di abbandono, se non economico, sicuramente emotivo. D’altro canto, devo anche dire di aver conosciuto negli stessi luoghi coppie splendide con il cuore grande.

Il punto è che non tutti riescono a essere empatici. In molti non sanno stare veramente vicino alle persone che soffrono oppure non vogliono vedere il patimento altrui, in special modo se è quello di un bambino.

Un bimbo impossibilitato per malattia o per disabilità a giocare, a correre, a essere libero di esplorare il mondo con la sua innata curiosità, è un pugno nello stomaco per tutti, soprattutto per i suoi genitori. È per questo che quel padre e quella madre hanno bisogno di avere intorno persone positive, che sorridano e che non ricoprano loro e il loro bambino di sguardi compassionevoli. Hanno un grande bisogno di normalità, hanno bisogno di parlare del loro bambino e non di viverlo come fosse un tabù.

Se poi quel bambino peggiorasse e dovesse morire, allora siatene certi che la chiesa dove si svolgeranno i suoi funerali sarà strapiena. Sarà colma di gente che ha allontanato quei genitori per proteggersi, per non vedere ed essere testimoni della sofferenza umana, ma che riappaiono magicamente quando non esiste più quella quotidianità così difficile da sopportare.

La positività ed il sorriso sono dei doni inestimabili per tutti, ma lo sono ancora di più se rivolti a persone con cui la vita non è stata magnanima.

Spogliamoci dell’egocentrismo a cui ci ha portato la società del benessere.

Riscopriamo il senso di comunità che esce fuori spontaneo nei periodi storici di crisi.

Riappropriamoci di quei tempi umani e di quei gesti semplici che sono la parte fondamentale delle relazioni umane.

Fermiamoci un momento per non farci trasportare dalla corrente della comunicazione veloce, che ha spazzato via i più elementari momenti di condivisione tra le persone, spezzando quel misterioso legame che ci unisce.

@faluan3_monicacosta



Categorie:Emergere, Girl power, La FORZA

2 replies

  1. Complimenti sei bravissima. Sto pensando ad una raccolta dei tuoi articoli o comunque uno spazio per tenerli stretti… ci si potrebbe pensare. Sono in sintonia con te e sento gioia nel leggere le tue parole. Non sempre è facile stare accanto, io ci provo, qualcosa ho passato pure io allora forse per questo comprendo l’importanza di “esserci” in qualsiasi modo. Ecco il modo , spesso non sappiamo il modo e forse per questo proviamo riguardo, ma lo sforzo sta proprio in questo, “esserci” comunque … orpo insomma tu sei più brava a spiegarlo! Brava

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    • Grazie Ambra, sono felice delle tue parole.
      Esserci è l’importante. Non c’è un modo giusto spesso un abbraccio, un sorriso o la semplice presenza sono molto meglio di mille parole di circostanze…
      per i miei articoli sto pensando di raccoglierli nel mio blog. Al momento sono un po’ indietro visto tutti gli impegni di lavoro ma conto di aggiornarlo.
      Grazie di esserci sempre 🙂

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