Un’estate con Riccardino: il regalo di Andrea Camilleri

Con Riccardino, Andrea Camilleri ci regala l’ultima indagine di Salvo Montalbano.

Il commissario ci saluta e lo fa in una maniera molto particolare.

Camilleri scrisse questo libro dopo aver compiuto ottanta anni e desiderava mettere fine alla saga del suo commissario. Voleva essere lui a dire punto e non la sua scomparsa. Come sottolinea in un passo del romanzo lo stesso Camilleri, è anziano e stanco, pensa di non riuscire a mettere la parola fine al suo personaggio e quindi decide di scrivere questo romanzo dal sapore pirandelliano.

Consegna il manoscritto alla sua editrice, Elvira Sellerio, e da subito inizia a circolare una leggenda: nello studio della Sellerio vi è una cassaforte e all’interno l’ultimo romanzo di Montalbano, il romanzo dove il nostro commissario muore! Camilleri, come al suo solito, con tutta l’ironia che lo contraddistingue, dirà che non esiste nessuna cassaforte. E la morte di Salvo Montalbano?

Il lettore appassionato e attento avrà notato qualcosa che stona con tutta la collezione delle indagini di Montalbano perché sì, noi che amiamo Montalbano e Camilleri abbiamo, nella nostra libreria, un reparto tutto blu, alle volte macchiato di giallo, con tutte le avventure di Montalbano; mentre con il dito scorriamo tra i titoli della serie mormoriamo “dov’è il genitivo?”

Tutti i romanzi della saga hanno il complemento di specificazione: Il cane di terracotta, La voce del violino, Il ladro di merendine… questo romanzo invece porta il nome della vittima, Riccardino. Il motivo è semplice: capita spesso, quando si scrive un romanzo, di non trovare subito il titolo, quindi si dà un nome provvisorio, in questo caso, Riccardino. Aspettando il momento in cui sarebbe arrivato l’illuminazione per il titolo definitivo, il romanzo rimase con questo nome. Alla fine Camilleri si affezionò così tanto che il titolo rimase invariato.

Ma chi è Riccardino? Un uomo giovane, atletico, bello, dotato, che si sposa perché deve e, siccome gli piacciono le belle donne e non vuole essere fedele, sceglie una donna brutta che non ha nessuna speranza di sposare uno bello e interessante e quindi, essendo grata e innamorata, subirà le corna del marito.

Ma la cosa che rende speciale questo romanzo sono i dialoghi tra il commissario e l’autore che sta cercando di scrivere il romanzo e che sente che il personaggio vuole fare di testa sua e sfugge al suo volere.

“… stai facenno ‘n modo che l’autri, i miei lettori, non i recensori che tanto i recensori manco mi leggino, pensino che non ci sto cchiù con la testa? Che mi sono completamente rincoglionito?”

Con queste parole Camilleri si toglie qualche sassolino con i soliti detrattori. E ancora

“… io non posso sfoggiare tanta cultura, sono considerato uno scrittore di genere. Anzi, di genere di consumo…”

Camilleri si scontra con il suo personaggio, ci litiga e cerca di farlo ragionare, in un duello pirandelliano, ma alla fine il nostro commissario farà di testa sua per “fotterlo”. Chiudi il libro dopo aver letto le ultime parole e ti emozioni.

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