Sara Recordati: sono proprio una scrittrice appassionata

Caterina Franciosi intervista per Life Factory Magazine Sara Recordati. L’autrice è nata nel 1972 a Milano, dove si è laureata in Lettere con indirizzo in Storia dell’arte. Dopo la laurea ha conseguito un diploma di specializzazione, durante il quale ha vissuto a New York, lavorando presso il Solomon R. Guggenheim Museum e il Metropolitan Museum of Art

Salve Sara e grazie per essere in nostra compagnia oggi sulle pagine di Life Factory
Magazine. Ci racconti qualcosa di lei.
Sono una giornalista professionista, lavoro a tempo pieno nella redazione del settimanale Gente, per il quale scrivo di spettacoli, cinema e serie Tv. Frequento i festival del cinema e intervisto registi e attori. Sono sposata e ho due figli adolescenti. Insomma, le mie giornate sono piene e se sono riuscita a trovare il tempo anche per scrivere due romanzi (Tigri di carta è il secondo, il primo è La figlia sconosciuta ed. Bookabook) significa che sono proprio una scrittrice appassionata!

Sara Recordati

“Tigri di carta” è l’opera vincitrice della IV edizione del Premio Letterario RTL 102.5 e Mursia Romanzo Italiano. Com’è stato per lei vincere questo Premio?
Vincere il premio è stata un’emozione grandissima. Mi sono iscritta al concorso a inizio anno, poi il covid ha rivoluzionato le nostre vite e non ci pensavo più. Quando mi hanno detto che ero tra i finalisti mi è sembrata una luce in fondo al tunnel. Poi quando hanno detto che avevo vinto, mi sono commossa! Essere eletta da una giuria popolare come quella di Rtl 102.5 è un grande onore, perché significa che sono arrivata al cuore della gente. E poi con la casa editrice Mursia ho un legame affettivo da quando ero bambina e divoravo i romanzi di Salgari. Mi è sembrato un cerchio che si chiude.

Parliamo un po’ del suo romanzo: da dove nasce e quali sono le tematiche principali?
Sono molto affascinata dalle famiglie dove accade il meglio e il peggio delle nostre vite.
Nessuno sceglie dove nascere e molti si trovano a dover convivere e frequentare persone
(i familiari) che non avrebbero mai scelto tanto sono diverse da loro. Attraverso una
famiglia conflittuale desideravo poi raccontare un pezzo di Italia: il contrasto tra le
generazioni, l’assenza di meritocrazia, la difficoltà delle donne ancora lontane dalla parità.

9788842562849

Tutti i suoi personaggi, Michele, Eugenia, Ettore e Giulia in primis, sono descritti in maniera vivida e realistica, con ampie digressioni emozionali e psicologiche. Ce n’è uno in particolare che sente più affine di altri o di cui desidera parlarci?
È inevitabile che tutti i personaggi abbiano qualcosa di mio. Come diceva Flaubert, Madame Bovary c’est moi! Il più vicino a me però è il personaggio di Eugenia. Attraverso di lei ho provato a fare ciò che pensavo avrei fatto io: la carriera universitaria, oppure in una soprintendenza. Io mi sono laureata in Lettere e specializzata in storia dell’arte, andando anche a New York con una borsa di studio. Adoravo studiare, ma proprio negli Stati Uniti ho capito che il mondo accademico italiano e quello delle soprintendenze non erano posti adatti al mio desidero di indipendenza economica e non solo. Il giornalismo e la scrittura sono arrivati quasi come ripiego… ma non me ne sono mai pentita!

Progetti per il futuro? I progetti futuri per ora sono di continuare il mio lavoro a Gente, che mi piace molto, e anche di scrivere altri romanzi. Le due attività sono diverse e complementari: il lavoro al giornale mi permette di scoprire storie che poi entrano nei libri. I libri mi permettono un approfondimento che in un settimanale sarebbe impossibile.



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