“Sei sospetti per un delitto” di Raffaele Malavasi

Sei componenti, quattro morti e uno catturato. L’ultimo è stato individuato, è solo questione di tempo. Ma hai presente quando qualcosa non ti quadra, quando hai la netta sensazione che tutto sia stato archiviato in modo troppo precipitoso? Ecco, questo mi sembra».

Sinossi: Mentre la folla defluisce dal salone nautico di Genova, un fuoristrada invade il sottopassaggio pedonale di accesso al polo fieristico e investe decine di persone. Quando cessa la sua corsa, due uomini escono dall’abitacolo e, armati di coltelli, lasciano dietro di sé una scia di morte. A fine giornata si contano sette vittime e ventotto feriti. Tra questi un poliziotto, casualmente presente durante l’azione terroristica, colpito mentre tentava di salvare due bambini. Si tratta di Riccardo Giustini, il collaboratore più alto in grado nella squadra coordinata dall’ispettore Gabriele Manzi. Sono passati due mesi dalla tragedia, quando alla squadra di Manzi viene segnalata la sparizione di Nino Barbieri, un giovane convertito all’Islam che in passato è stato indagato per il suo coinvolgimento nella causa fondamentalista. L’ispettore Manzi avrà ancora bisogno dell’aiuto dell’ex poliziotto Goffredo-Red Spada e della giornalista Orietta Costa per ritrovare Nino, prima che una nuova ondata di terrore si abbatta su Genova.

Tra gli stretti e ramificati carruggi – spesso percorribili con occhio vigile e mani strette sul portafoglio – e le vie più trafficate della “Superba” Genova, si svolge questo thriller abilmente confezionato e intricato nell’intreccio, dove una fitta ragnatela di personaggi si incontra e si scontra fino al raggiungimento della verità; un epilogo che farà rimanere a dir poco a bocca aperta.

Un panorama molto familiare per me, essendo genovese come l’autore stesso, quello di questa storia; mi sono ritrovata a percorrere ogni percorso insieme ai personaggi; quasi mi sono sentita una di loro, tanto è ben descritta l’ambientazione cittadina. Ma veniamo a svelare qualcosa della trama senza strappare troppi veli e far perdere l’interesse.

Tutto ha inizio con un attentato di matrice terroristica islamica al Salone Nautico di Genova, appunto, tenuto ogni anno nella zona della Foce, un evento che richiama un gran numero di curiosi. Quando appare tutto tranquillo, all’improvviso sopraggiunge una macchina a tutta velocità e ne escono due uomini armati di coltello e cominciano a prendere vite. Questi delinquenti però non hanno preventivato che tra la folla potesse esserci un poliziotto non in servizio: Riccardo Giustini, che diviene un eroe per aver impedito ai due attentatore di creare ulteriori danni ai presenti.

Giustini diviene così un eroe cittadino, protagonista sui giornali e nel cuore dei genovesi che lo fermano per ricevere un autografo, mentre l’ispettore Manzi e il resto della sua sveglia squadra si arrovellano le menti al fine di venire a capo di altri brutali omicidi, probabilmente legati al massacro che ha sconvolto l’opinione pubblica e che coinvolge un sospettato di nome Nino Barbieri, ex cattolico convertito all’Islam in poco tempo, già sospettato di altri reati nientemeno che da forze speciali, e abitante dei vicoli, tripudio di razze e religioni che convivono in pace, o almeno questo è quello che ognuno si augura.

Parallelamente alle indagini ufficiali vi sono quelle della giornalista Orietta Costa, donna molto coraggiosa e intenzionata a diffondere la verità a qualsiasi costo pur rischiando la sua integrità, e il sciogli garbugli Goffredo Spada, un ex poliziotto che ha subito un’inchiesta, mai troppo chiarita, e la crudele perdita della moglie, alle prese col difficile comportamento del figlio Lorenzo, un adolescente che avrà un ruolo importante sebbene al margine dell’indagine. E quando i vertici sono pronti a chiudere il caso con la soluzione più semplice, ognuno dei personaggi rivolterà le carte in tavola fino a incastrare il vero colpevole. Voglio però lasciare un quesito significativo ai lettori: esiste mai un solo colpevole?

Vi sarebbe tanto di cui parlare; parecchi sono gli spunti presi considerazione dall’autore (il razzismo, l’intolleranza e la manipolazione del più fragile) ma ovviamente non mi permetto di dilungarmi troppo o diventerei prolissa. Posso ribadire che ogni personaggio è protagonista; tutti sono caratterizzati e degni di primeggiare nelle rispettive intuizioni. Ho notato un particolarità a ogni fine e inizio capitolo che ho trovato interessante, ovvero  la ripetizione di una parola, creando un processo continuativo della storia. Consiglio ovviamente di scoprire questo thriller e leggerlo con attenzione. Le pagine volano.

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