Gianni Verdoliva: Il passato, la storia ci insegnano tanto, a condizione di saper ascoltare e rielaborare

Dopo aver letto il romanzo Ritorno a Villa Blu della Robin Edizioni, l’autore Gianni Verdoliva ci ha parlato di sé e del suo libro in questa bella intervista per Life Factory Magazine.

– Buongiorno Sig. Verdoliva, come nasce la sua passione per la scrittura: La scrittura per me è libertà. Quando scrivo, creo ed è una sensazione molto intensa. Mi piace raccontare, invitare i lettori a entrare in un’altra dimensione e a vivere, attraverso le mie parole, e con suggestioni dei vari sensi, le storie raccontate. Ho riscoperto di recente che mi ero cimentato nella scrittura anche da ragazzino, trovando un mio racconto thriller in uno scatolone dei ricordi. Ora, da adulto, ho ripreso, ripresentandola in forma curata, questa passione forse innata.

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– Ha mai letto e amato un libro da pensare: è così bello che avrei voluto scriverlo io? Certo! “Piccoli uomini” e il seguito “I ragazzi di Jo” di Louisa May Alcott, generalmente più conosciuta per essere la celebre autrice di Piccole donne. Queste storie al maschile, ricche di emozioni ed edificanti sono così belle e così coinvolgenti che assolutamente posso dire di aver voluto esserne io l’autore. D’altronde uno dei capitoli del mio romanzo “Ritorno a Villa Blu” è intitolato “Piccoli uomini crescono”, e si tratta di un omaggio indiretto alla Alcott.

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– Da dove nasce la trama di Ritorno a Villa Blu: L’architettura della trama è arrivata poco a poco, in maniera in gran parte inconscia e anche onirica.
Mi è piaciuta fin da subito l’idea di una storia che coinvolgesse tre fratelli e che fosse al contempo misterica. Ho voluto inoltre creare intrecci e personaggi il più possibile originali: la reincarnazione del cagnolino Pupetto, la reverenda Katherine, il nonno Ascanio, vedovo, e mostrare come personaggi apparentemente “superficiali” come il bellissimo seduttore Francesco, il mediano dei tre fratelli, fossero invece decisamente più profondi.

– Nel romanzo dà molta importanza agli stati d’animo e al ricordo: quanto è importante per lei la memoria del passato e quanto peso dà alle emozioni? Pensa che siano un ingrediente fondamentale per la scrittura per la narrazione? Credo come autore ma anche come uomo che il passato non sia mai sterile, anzi. Il passato, la storia ci insegnano tanto, a condizione di saper ascoltare e rielaborare. I ricordi poi sono il sale della vita. Il tema dell’irrisolto è molto presente nei miei scritti, come lo è quello della responsabilità di portare a termine le cose. I personaggi, nella fattispecie i tre fratelli, diventeranno adulti alla fine del romanzo. Quanto ai lettori, credo possano essere vivi e partecipi, cogliendo nessi e suggestioni e imparando a conoscere storie e personaggi dove il reale e il sovrannaturale si intrecciano.

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– La sua scrittura è scorrevole e viva; in Ritorno a Villa Blu i personaggi sono vittime di un maleficio, di qualcosa di oscuro. La scelta del bosco e del mistero è data da un amore per il thriller? Il bosco raffigura la parte più inconscia di noi, forse la più autentica, un luogo simbolico ricco di insidie ma anche di opportunità sconosciute, che possono essere occasione di esperienza e di crescita. Forse non a caso è proprio Alessio, “il piccolo ometto coscienzioso” il più piccolo dei tre fratelli che è attratto dagli alberi del bosco e percepisce che proprio questi alberi hanno qualcosa da dirgli, instradandolo verso la verità profonda delle cose e aiutandolo a capire il mistero che avvolge Villa Blu.

– I suoi prossimi progetti? Ho terminato da poco la stesura di un nuovo romanzo, di cui ho in mente il possibile titolo: “L’appartamento del silenzio”. Una storia a cavallo tra passato e presente ambientata in un’elegante dimora storica dal tempo sospeso e in cui aleggia un’atmosfera di mistero.

 

Life Factory Magazine La ringrazia per il suo tempo.



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