Silvia Montemurro: Diciamo che si scrive quello che si vorrebbe vivere tutti i giorni.

“Le loro storie erano connesse, intrecciate da fili invisibili e coincidenze così strane da far rabbrividire. Il farfallario era stato ricostruito ed era il simbolo di ciò che rinasce sempre, nel bene e nel male. Le farfalle che volavano sopra le loro teste e dappertutto, nella serra, le avevano insegnato a risplendere.”
Ho scelto questo estratto dal romanzo “La casa delle farfalle” di Silvia Montemurro, perché penso che renda bene l’idea, senza svelare troppo, il contenuto e l’atmosfera raccontata dall’autrice che oggi ho il piacere di intervistare per la rivista Life Factory Magazine.
Ciao Silvia, benvenuta! So che hai scritto diversi romanzi e che collabori scrivendo racconti per una rinomata rivista. Ti va di raccontarci come è nata questa passione e come sei riuscita a suscitare l’interesse di case editrici come la Sperling e la Rizzoli?
Grazie dell’ospitalità! La passione per la scrittura è arrivata insieme a quella della lettura e dell’ascolto. Mia nonna raccontava un sacco di storie e io immaginavo mondi miei. La scrittura mi è sempre nata prima nella testa, poi sul foglio scritto.
Ho frequentato la Bottega di Narrazione di Giulio Mozzi e da lì un editor mi ha notato. A proposito, consiglio questo percorso a ogni aspirante scrittore!
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Potresti descrivere con tre aggettivi tre dei tuoi romanzi e indicare a chi li consiglieresti?
Cercami nel vento, appassionante, lo consiglierei a chi vuole immergersi in una storia profonda e intensa, fatta di amore e sentimenti nascosti.
La casa delle farfalle, curativo, è per chi sta attraversando un momento difficile della sua vita. E’ stato consigliato anche dalla Farmacia Letteraria di Firenze.
I fiori nascosti nei libri, nostalgico, sicuramente consigliato a chi ama i fiori e le storie ambientata nel periodo della seconda guerra mondiale.
Quello che ho apprezzato maggiormente in “La casa delle farfalle” è il reciproco appoggio tra le donne nei momenti di difficoltà che cancella il rancore. Nella tua quotidianità, quanto è vero questo concetto?
Diciamo che si scrive quello che si vorrebbe vivere tutti i giorni. Spesso noto che tra donne purtroppo non c’è l’affiatamento e la comprensione che ritrovo nei miei personaggi di carta e questo mi rammarica molto.
Ci sono però, ovviamente, come in tutte le cose, dei fiori rari, delle splendide eccezioni.
Il tuo nuovo romanzo si chiama “I fiori nascosti dei libri”. Da dove nasce l’idea e di cosa parla?
Il mio romanzo parla di amore, di amicizia e di seconda guerra mondiale. Naturalmente anche di fiori. Ecco in breve la trama: Chiara è una giovane e promettente stilista che vive a Firenze. Quando il direttore di un hotel di lusso di Sankt Moritz la invita a organizzare una sfilata per i suoi ospiti, si sente baciata dalla fortuna. Così si mette in viaggio, ma per una bufera di neve arrivare a destinazione diventa impossibile. Alla dogana le consigliano di fermarsi a Villa Garbald, dove Chiara arriva e incontra
prima il vecchio custode, Arold, e poi il figlio, Thomas. Entrambi sembrano turbati dalla sua presenza, forse per via della straordinaria somiglianza tra Chiara e la donna di un ritratto appeso in uno dei corridoi, che misteriosamente nottetempo svanisce. Il dipinto ritrae Irena, una ragazza polacca che, per sfuggire alla Seconda guerra mondiale, si è finta cittadina svizzera ed è stata accolta da un’amica della madre a Villa Garbald: lì,
insieme ad altre giovani di buona famiglia, impara l’arte della tessitura e conosce Toni, un contrabbandiere. E il loro sarà un incontro che le cambierà per sempre la vita.
L’idea nasce dopo aver visto il dipinto di una modella realmente esistita a Villa Garbald.
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Cosa sognavi da bambina?
Da bambina sognavo di diventare una scrittrice famosa. Eh sì, ero già allora una grande illusa. Mi immaginavo in una casa immersa nel verde, nel mio studio, circondata dagli animali, che adoro. Quanto vorrei tornare a essere quell’ingenua bambina!
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Diventare una brava insegnante di italiano. Scrivere un romanzo che raggiunga più lettrici possibile. Pubblicare il mio ultimo romanzo al femminile, che è già pronto e che parla sempre della seconda guerra mondiale e di una grande storia d’amore e d’amicizia.
Life Factory Magazine la ringrazia per il temp che ci ha dedicato.


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