Alex Baudo: vivo in Australia da anni, ma amo e sogno l’Italia

Life Factory Magazine ha video incontrato Alex Baudo, che si racconta al nostro magazine. Alex si definisce anglo-italiano ed è cresciuto tra l’Australia, il Canada e Italia. Come molti emigranti Alex Baudo si sente spesso italiano all’estero e straniero in Italia, ma la voglia di tornare nel Bel Paese è immensa.

– Buongiorno e benvenuto in Life Factory Magazine. Prima domanda d’obbligo è come sta procedendo la quarantena in Australia, paese nel quale lei risiede: Qui è la settima settimana da noi e io sto diventando bianco come il muro, anche se qui è autunno io abito vicino al mare e quindi mi manca camminare sulla spiaggia. Uso il tempo per scrivere canzoni e per impostare qualcosa per il futuro.

 Parliamo e conosciamo chi è Alex Baudo. Lei ha vissuto anche in Canada e ora è in Australia, praticamente dall’altra parte del mondo, quando torna in Italia? Negli ultimi tempi sto facendo la spola tra Australia e Italia, ma sto pensando di tornare in Italia per lavoro e per le amicizie. Il modo di vita nei paesi anglosassoni è diverso, non c’è una vera comunità come in Italia, è più fredda l’amicizia. Certamente in Italia avrò qualche difficoltà, ma nei prossimi mesi voglio tornare e iniziare qualcosa di stabile. In Australia dopo questa pandemia la ripresa sarà difficile, hanno già fatto sapere che per il prossimo anno sarà complicato. Anche se sto bene in Australia sono legato all’Italia che rimane la mia terra e la mia musica è apprezzata. Proprio in questi giorni la mia casa discografica mi ha fatto sapere che, tramite iTunes, le vendite dei miei brani è aumentata proprio dall’Italia.

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– Quando è nato l’amore per la musica e che influenze ha avuto? Sono nato come batterista e ho suonato per vari complessi qui in Australia da quando avevo 15 anni, poi piano piano ho iniziato fare il corista di grandi cantanti australiani. Mio padre putativo e mio fratello maggiore Riccardo Formosa, che in Australia è stato un produttore musicale e chitarrista molto famoso, sono musicisti; posso affermare che vengo da una famiglia di musicisti. Tramite mio fratello ho avuto la possibilità di esprimermi, posso dire che la musica è sempre stata in casa. Con il tempo ho iniziato a scrivere i miei pezzi quindi negli anni ho accumulato molti testi, poi è arrivata l’opportunità di essere pubblicato in Canada, dove ho fatto uscire il mio primo disco che è stato un successo. Ho avuto due top ten nella hit parade canadese e ho venduto moltissime copie. Poi ho continuato il percorso in Australia.

I suoi artisti preferiti? Io sono un grande appassionato di musica nordamericana: blues, jazz. Questi stili sono dentro di me e ho appreso da loro. In Italia apprezzo molto Giorgia, Mario Biondi. Sicuramente ascolto molto i grandi della musica internazionale come Bob Dylan.

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–  Come nasce una canzone di Alex Baudo? Di solito nasce la mattina con degli accordi al piano. Poi nasce il tema e successivamente la melodia, comunque nasce a piccoli passi anche se alcune mie canzoni hanno visto la luce in pochi giorni. Sono molto pignolo e ci tengo molto alla perfezione.

– Cosa ne pensa della musica dei giovani cantanti o cantautori: Devo dire che la musica tradizionale italiana non esiste più, questo modo di voler fare il rap o il tipo-rap non lo capisco. Il rap nasce in America, è come un americano che voglia cantare Puccini, non vedo l’assonanza. Certo il mio gusto è eclettico, ma devo dire che per me la musica italiana rappresenta i classici come: Tenco, Modugno, Giorgia, Pausini, Ramazzotti. Gino Paoli e Vanoni sono i miei cantautori preferiti. Credo che la loro musica sia la forma italiana più giusta e non capisco perché non esista più con la nuova generazione. Sicuramente la generazione è cambiata modificando anche la musica, una musica alla quale io non appartengo. La stessa cosa per l’estero, negli ultimi tempi le canzoni sono banali anche per quelli che fanno rap, si ripetono troppo con la stessa formula. Credo che le case discografiche mondiali stiano aspettando qualcosa di nuovo. Negli ultimi decenni abbiamo fatto così tanti generi, che sarà difficile la nascita di qualcosa di unico. Per fare un esempio il cambio musicale lo ebbero, ai miei tempi, complessi come: The Pretenders, Police, The Beatles e altri.

Come vede il futuro? Qui è stato un anno difficile, iniziato con gli incendi e poi la pandemia. Come ho detto ho voglia di tornare in Italia, non solo per lavoro ma per stare anche con gli amici e anche perché mi sento italiano. Poi bisogna vedere come riprendono le attività dopo quello che è capitato. Sicuramente il futuro sarà il live streaming, non è la stessa cosa ma sarà una delle formule musicali dal vivo più sicure, almeno fin quando non trovano il vaccino.

 

Life Factory Magazine vi ringrazia del tempo dedicato. – Grazie a voi.



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