Andrea Roncato: il lavoro mi completa e amo quello che faccio.

La biografia di Andrea Roncato è corposa e invidiabile. Volto del duo comico Gigi e Andrea, Andrea Roncato esordisce in televisione nel 1977, nel programma televisivo di Rai Due “Io e la befana”. Il pubblico italiano impazzisce per loro, tanto che al duo comico vennero affidate anche programmi come “Sabato al circo” (insieme a Cristina D’Avena), “Le cose buone della vita” e “20 anni”, “Hello Goggi”, primo varietà di Canale 5 e “Premiatissima” con Johnny Dorelli. Andrea Roncato si dedica al cinema e recita in più di 60 film con i più famosi attori e attrici italiane.

 

– Buongiorno Andrea e benvenuto in Life Factory Magazine. Possiamo dire che per anni ha allietato le serate cinematografiche e teatrali di milioni di spettatori. Quanto importante è per lei sapere di essere così benvoluto e di aver divertito generazioni? Sono 40 anni che faccio questo lavoro e devo dire che mi piace molto questo e amo chi mi da la possibilità di farlo, che sono appunto le persone. Il pubblico è la parte più importante di quello che faccio, perché mi ha dato tutto. Io, ma anche i miei colleghi, dobbiamo pensare che se non ci fosse la gente che ci vuole bene non saremmo nessuno. Quindi dobbiamo ringraziarli e dare loro il meglio. Alcuni rifiutano il contatto con la gente e li capisco, perché a volte può essere pesante; magari dopo uno spettacolo si è stanchi e vorresti solo riposare però glielo devi. È il minimo che puoi fare per i fan che ti vogliono bene e ti supportano. 

– Come sta vivendo questo periodo di forzata chiusura? È un periodo particolare per tutti, io posso ritenermi fortunato in quanto ho il giardino, quindi fa meno impressione che stare in un appartamento. Inoltre sono contento così posso passare del tempo con mia moglie. L’unica cosa che mi manca è il lavoro, lo amo molto e sono uno che se non lavora sta male. Posso dire che il lavoro mi completa, sono uno di quelli che quando va a lavorare è felice.

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-La lista dei suoi film è lunga come suoi compagni di avventura, che per paura di dimenticare qualcuno non li nominiamo. Siamo curiosi di sapere qual è il film a cui è più legato? Sono una sessantina di film. Alcuni sono rimasti nell’immaginario della gente, ma anche dei giovani perché hanno trattato argomenti tipo il calcio. Conosco dei ragazzi che hanno dei club con i nomi dei miei personaggi tipo Loris Batacchi, che impersonai nel film con Paolo Villaggio o Margheritoni de il film “Mezzo destro mezzo sinistro”. Oppure “L’allenatore nel pallone” con Lino Banfi questi sono film che hanno segnato un’epoca. I film ai quali sono legato molto, a parte questi citati, sono degli anni ’80/’90 quelli che riempivano le sale. Comunque sono legato a quei film che mi hanno cambiato la vita tipo il film “Ne parliamo lunedì” con la bravissima Elena Sofia Ricchi. Questo film fu una svolta nel mio genere, sono passato dal film comico a un film commedia brillante. Posso ricordare con piacere anche il passaggio dal film comico al film drammatico di Muccino nel 2000 o con Avati, con questi lavori posso dire che ho iniziato a fare l’attore. Quando fai il comico tendi a interpretare te stesso, come Zalone che io apprezzo molto.

Nel corso della sua carriera, il mondo del cinema è nettamente cambiato, per esigenze di adeguamento sociale, ma anche per una maggiore predominanza straniera. Può dirci il suo pensiero a riguardo? Una volta la gente andava nelle sale cinematografiche ed erano zeppe, la gente che usciva felice e rilassata; stessa cosa per le discoteche che erano aperte tutta la settimana e facevano il pienone. Queste stesse discoteche ora sono aperte solo nel week-end e c’è poco flusso. Sono cambiati i costumi e i ragazzi hanno altri interessi. È cambiata anche l’atmosfera, come per il cinema. È diventato difficile divertirsi con le cose semplici. Ora è una corsa a qualcosa di straordinario, inoltre è arrivato internet; anche se ho portato innovazione, ha attivato un allontanamento sociale e un impoverimento della mente.

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– Quando la rivedremo sferruzzare con suo figlio Gigi Sammarchi? Ecco quello lo faccio ancora in teatro con Gigi. In televisione sono solo un ospite in qualche trasmissione, ma il varietà non si fa più. La crisi ha dimezzato tutti i programmi televisivi e comunque i tempi sono cambiati come la comicità. Gigi e io amiamo due diversi ambienti anche se ogni tanto lavoriamo assieme; a lui piace lavora in teatro, mentre io amo il cinema.

– I suoi ultimi lavori? Negli ultimi due anni ho fatto una ventina di film. Un film per la televisione trasmesso su Rai1, un film regia di Virzì “Notti magiche”, uno del regista Avati “Il signor Diavolo” e poi una serie televisiva francese “La mitomane” che in Italia viene data da Netflix. Ultimamente ho lavorato con Francesca Inaudi in “Stato di Ebbrezza” che ha vinto parecchi festival, poi mi potete vedere su Raiplay assieme a Guzzanti e Tirabassi in “Libera tutti”

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– Quali saranno i prossimi progetti futuri? Ci volete svelare qualcosa? Tra poco uscirà il film per Netflix “Sotto il solo di Riccione” che mi vede al fianco di Isabella Ferrari; poi un altro film con Milena Vukotic “Selfie mania” e questo è un film in 5 episodi girati in altrettante città europee. Netflix con “Sotto il solo di Riccione” ripropone dei film di successo di allora in versione attuale con giovani attori come: Cristiano Caccamo, Lorenzo Zurzolo, Ludovica Martino, poi ci sono Isabella Ferrari e io della vecchia generazione,  che interpreto il bagnino il quale era stato un famoso playboy. Prima della pandemia stavo finendo di girare la seconda serie “La mitomane” per Netflix e appena si può dovremmo finirlo; poi in autunno ho un nuovo progetto in Emilia-Romagna, ma non si sa niente.

Il nostro destino è incerto e in questo momento non si parla mai degli artisti; la nostra categoria è dimenticata. Molti pensano che viviamo nel lusso, ma la nostra ricchezza è nel fatto che facciamo un lavoro che amiamo ed è questo un fattore importante.

Life Factory Magazine La ringrazia per il suo tempo. Grazie a voi e un saluto ai lettori

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