Quarantena time: lettera da una lettrice.

Lo so se ne è già parlato tantissimo… forse fin troppo! Ora la voglia è quella di ricominciare a uscire e di tornare a interagire con le persone; però prima che inizi la fase “libertà” voglio fare un piccolo memorandum, perché anche che continuo a sentire la frase: “eh ci ricorderemo di tutto questo per sempre”, è pur vero che quando si sta bene è facile dimenticare.
Oggi mi è arrivata un’e-mail di una persona che segue il nostro magazine e con il suo permesso la voglio condivide… come promemoria:

“….io lavoro in un ristorante e quindi sono una della categoria che è stata messa in quarantena per prima… l’iter è stato strano e insolito, prima il calo dei clienti poi le distanze da tenere e i metodi di disinfezione e poi la chiusura. Molti locali si sono organizzati per il servizio a domicilio, ma questo non è un servizio adatto per tutti i ristoranti.
In ogni caso io sono a casa da allora (ormai ho smesso di contare i giorni) all’inizio, sono sincera, è stato bello l’ho presa come qualche giorno di ferie, non voglio sembrare irrispettosa nei confronti della categoria sanitaria, ma per me sempre di corsa e con orari molto impegnativi era un toccasano.
I primi giorni sembravo una pazza, ho pulito la casa da cima a fondo, ho svuotato e riempito di nuovo gli armadi e tutto per paura che questa situazione finisse “troppo presto”, ma poi le notizie si sono aggravate, il tempo si è allungato ciò che prima pareva bello è diventato strano, come sospeso.
Il mio carattere e la mia abitudine al lavoro ha fatto sì che fossi sempre occupata, un po’ grazie alle pulizie quotidiane, un po’ per il giardinaggio; poi tutti qui piccoli lavoretti di bricolage che avevo lasciato in sospeso, ma il tempo si è dilatato ancora, e allora che cosa fare?
In mio soccorso è arrivata la tecnologia, che grazie hai tanti tutorial sono riuscita a preparare dei manu che “Cracco spostati proprio” (ho anche imparato un linguaggio giovanile) e non solo, sono riuscita a far funzionare e a creare qualcosa con la macchina da cucire, dopo anni che mi guardava malinconica da un ripiano dell’armadio.
Ma il tempo si dilunga ancora e allora? Parte la missione numero 2: attività fisica. Così dalla cantina prendo la mia ciclette, la porto in terrazza e dove gli altri fanno flashmob suonando e cantando, io pedalo a occhi chiusi sentendo una leggera brezza sul viso e immaginando così di essere davvero a correre nei prati circostanti il mio bel paese.
E poi video chiamate con gli amici per aperitivi online e confidenze tra amiche che diventano chat.
La situazione è complicata ne sono consapevole, ma cercare di trovare qualcosa di bello in questo periodo è come vedere un fiore che è nato sull’asfalto.

 

Scriveteci se volete raccontarci la vostra Quarantena Time.

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