Davide Torriero Pompa: presenta Oltre l’Oscurità, un cortometraggio storico

É una giornata soleggiata, il cielo è limpido e gli alberi sono rigogliosi, in forte contrasto con la dura realtà in cui si trovano i combattenti partigiani. Ciò è  reso evidente dalla dicotomia luce-ombra, presagio dell’imminente tensione. Il rifugio dove il portaordini attende nervosamente i suoi compagni è quasi completamente al buio, così come la piccola grotta adibita a chiesa dove si trova una bara. Il rito funebre è interrotto bruscamente da una silhouette minacciosa. Le palpebre scendono pesanti, prima del loro tempo, oscurando completamente la vista.

Oltre l’Oscurità è un cortometraggio storico, di guerra, scritto e diretto da Davide Torriero Pompa. Interpretato da Federico Pasquini, Stefano Vezzani, Tonino De Laurentiis e Fabian Schuh.

Benvenuto, Davide: partiamo dall’inizio: come ti sei avvicinato alla regia? Mi sono avvicinato alla regia per gradi. Inizialmente, un po’ come tutti, ho iniziato a guardare tanti film con gli occhi di voler andare oltre quello schermo. Poi ho iniziato a seguire dei corsi di recitazione, dove oltre a quella teatrale, ho avuto la fortuna di sperimentare anche quella cinematografica. Tra una prova e l’altra dei miei compagni di corso, stando dietro l’obbiettivo aspettando il mio turno, ho capito di voler rimanere dietro la macchina da presa e non davanti. Pensate che gli attori di “Oltre l’oscurità” sono i miei ex compagni di corso! Così ho iniziato a fare dei workshop a Roma sui vari reparti per capire meglio il funzionamento della macchina del cinema. Sono stato fortunato ad incontrare Ciro e Manuela e la loro “Accademia del cinema Renoir”. In quel periodo ho scritto “Oltre l’oscurità”, e adesso eccomi qui.

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Hai da poco realizzato il cortometraggio “Oltre l’oscurità”. Come nasce l’idea e la realizzazione dell’opera? “Oltre l’oscurità” nasce dall’esigenza di raccontare un tempo che non c’è più, ma che ha forgiato le vite e la società dei nostri nonni. Ascolto sempre con grande attenzione i racconti degli anziani perché reputo siano un qualcosa di valore inestimabile. Non parlo della storia che è sui libri, ma delle emozioni che è possibile leggere ancora nei loro occhi. Il terrore e la paura che hanno avuto della Seconda Guerra Mondiale, la precarietà della vita per la perdita delle persone care, è ancora impresso nella loro anima. Da qui ho pensato di raccontare quella paura primordiale che ti fa dire “il prossimo potrei essere io”, e le reazioni che questo suscita, in particolare della speranza che non è finita qui e la storia continua. È un qualcosa che stiamo assaporando anche noi in questo momento storico, anche se lontano dalle dimensioni della guerra.

Quanto è importante parlare di storia attraverso l’arte, secondo te? È molto importante, direi di vitale importanza. Ricercare le testimonianze, ritrovare materiale per poi riproporlo alla società attuale in modo che possa fruire di quei contenuti, fa in modo che quelle antiche imprese rimangano vive. In questo modo il tempo non cancellerà mai le emozioni e la bellezza: questa è l’atto più elevato che un artista può fare.

Quale tema ti farebbe piacere affrontare in un prossimo progetto? Per ora sono in una fase di studio, quindi non so dare una risposta precisa, ma sicuramente qualcosa che riguardi la debolezza dell’uomo davanti alla realtà: dalle fragilità umaneescono sempre grandi cose.

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