Non mi attirano i piaceri innocenti, Francesca Sgorbati Bosi

Oggi parliamo del libro “Non mi attirano i piaceri innocenti. Costumi scandalosi nella Parigi del Settecento”, di Francesca Sgorbati Bosi, edito Sellerio Editore Palermo. L’autrice si dedica da anni allo studio del XVIII secolo, con particolare attenzione a Francia e Gran Bretagna. Nel libro vengono riportati episodi e testimonianze della società parigina del ‘700 in chiave erotica, gli episodi passano dal comico al tragico in un attimo. Ma attenzione non si parla solo dei nobili e dei borghesi ma anche del popolo, ed è molto interessante come tutta la società viveva l’erotismo, in maniera libera e assolutamente meno pudica di oggi.
Madame de Loungeville vissuta nel XVII secolo, s’annoiava: “ Volete andare a caccia?”. “ Non mi piace”. Volete un lavoro femminile?”. “Non mi piacciono”. “Volete passeggiare o giocare?”. “Non mi va”. “Ma cosa vorreste far, allora?”. “ Che volete che vi dica ?” Non mi attirano i piaceri innocenti”
Nel secolo successivo la filosofia di vita di Madame sarebbe stata condivisa da buona parte della società francese. Si potrebbe dire che la spiritosa battuta ne divenne il motto, perché molti preferirono nettamente i piaceri proibiti a quelli leciti, e ogni innocente diletto degenerò progressivamente nella propria oscena parodia o peggio. Giocare a
carte per passare il tempo si trasformò rapidamente in amore smodato per il gioco d’azzardo. Che se ne facesse una colpa a Maria Antonietta è una delle tante ingiustizie subite dalla regina. Perdere fortune colossali in una sola notte e coprirsi di debiti era socialmente accettabile. L’amore per il teatro era talmente forte che nei palazzi e ovunque si organizzassero spettacoli recitati tra amici, studenti ed educande. La danza era apprezzatissima ma il balletto era anche l’occasione per spettatori e spettatrici di scegliere nel corpo di ballo la prossima o il prossimo amante. L’Operà (o Academie Royale de Musique) divenne il più grande lupanare del reame: le paghe infime spingevano i ballerini a prostituirsi, ma non solo a loro, anche alle commesse dei negozi e alle fasce più basse della società. Se non eri nobile per arrotondare eri costretto a prostituirti. Spesso nemmeno le monache di clausura e il clero si salvavano. La pittura
abbandonò i soggetti sacri e mitologici per dedicarsi all’erotismo. Da questa trasformazione non si salvò nemmeno la cucina. I cuochi non sottostarono più ai dettami della medicina ma si adeguarono all’edonismo dilagante. Con abbondanza di ingredienti afrodisiaci, ricette sempre nuove e difficili, servite in un profusione inimmaginabile
soprattutto a cena.

Persino i giocattoli persero la loro innocenza: un magnifico teatrino per le bambole, regalato ad una ragazzina ancora in convento, premendo una molla segreta si trasformava e mostrava scene poco edificanti. Non si anelò più l’amore puro, eterno, capace di grandi sacrifici: si preferì godere senza soffrire, cogliere la rosa senza le
spine, fuggendo i sentimenti profondi. E, coerentemente, si preferì parlare di “gusto”, “capriccio”, “fantasia”, persino “stima”, evitando accuratamente che una passioncella si trasformasse in “passione” e che il piacere mutasse insofferenza. Il risultato fu che si arrivò a definire l’amore solo come “lo scambio di due fantasie e il contatto di due epidemie”. Ma paradossalmente, invece del verbo “amare” s’impiegava il verbo “adorare”. L’amore divenne incompatibile con il piacere e il divertimento, o peggio, lo si ridicolizzò come fosse una cosa nulla e di poco valore. E le galanterie , della quale i francesi erano i certi di essere i soli nel mondo a conoscere tutti i segreti e le raffinatezze dell’amore si degradò in libertinaggio sfrenato. In questo clima di licenza , se gli uomini potevano abbandonarsi apertamente all’istinto diventando ancora più desiderabili, qualche pregiudizio secolare perdurava saldamente.

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Le donne invece dovevano sempre salvare le apparenze, e anche se il numero delle loro conquiste aumentava la loro fama, era sempre opportuno che la società sospettasse, ma non avesse certezze assolute. Insomma la disparità di genere è sempre esistita e non è una cosa moderna. Parigi era il cuore pulsante del reame, tutto sembrava chiamare
al piacere e all’erotismo, a volte sincero, difficilmente onesto, quasi mai lecito ma non per questo meno attraente. Nella capitale del regno di Francia la polizia era ovunque e controllava tutti, soprattutto nobili , clero e stranieri. Sapeva tutto grazie a un esercito di spie ma, preferibilmente interveniva solo per evitare scandali e prevenire disordini. E’ grazie soprattutto ai rapporti della polizia che conosciamo tanto sulla vita privata nel Settecento francese. Insomma è da queste fonti che l’autrice ha attinto per poter scrivere questo libro e molti altri. Leggendo questo libro vi accorgerete che per quanto riguarda l’amore e l’erotismo la nostra società non è molto diversa da quella settecentesca Semmai sono molto simili, con l’unica differenza che forse noi siamo meno crudi nel parlare dell’amore e nel vivere i sentimenti legati all’amore.

 

 

Genere: Storico

Edito: Sellerio

Pagine: 333

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