Ivan Capuano: la mia passione è il mio lavoro

Oggi ospite a Life, Ivan Capuano, giovane atleta arruolato nel nucleo della Marina Militare da pochi anni. Ivan, Campione mondiale di canottaggio a soli diciassette anni, è molto più che uno sportivo. Insegue i suoi sogni, restando al passo con la vita, ma conosciamo meglio.

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Raccontaci qualcosa di te, così da farti conoscere anche dai lettori della nostra rivista.

Ciao, sono Ivan Capuano nato a Napoli nel 1997. Mi avvicino al canottaggio all’età di 9 anni, grazie a mio padre. Non ho mai praticato questo sport come fosse un hobby, l’ho sempre preso molto seriamente: sono entrato nell’attività agonistica a 15 anni, ho partecipato e ho vinto il mio primo mondiale all’età di 17 anni, nel 2014, lo stesso anno in cui mio padre abbandonò me e la mia famiglia, semplicemente trasferendosi in un’altra città molto distante da Napoli. Nel 2016 sfioro la partecipazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro ma mi consolo con l’arruolamento nel nucleo sportivo della Marina Militare, finalmente concretizzo il sogno di una vita: far diventare la mia passione il mio lavoro.

Come nasce la tua passione per lo sport? Quante ore all’interno di una giornata dedichi a questo?

Io, i miei colleghi sportivi e tutti quelli come me “siamo in gara per natura”. Con questo voglio dire che sportivi si nasce, anche laddove un membro della tua famiglia o una persona a te cara, ti sproni a praticare qualsivoglia sport, nulla se non te stesso può fare di esso la tua passione. Mi alleno due volte al giorno tutti i giorni tranne la domenica pomeriggio. Un singolo allenamento può durare da un minimo di un’ora a un massimo di tre.
Sei campione del mondo di canottaggio, raccontaci la tua esperienza.

Come ho detto in precedenza, il mio primo mondiale lo vinco e lo vivo all’età di soli 17 anni. Dopo anni di intenso lavoro, mi ritrovo catapultato in una realtà del tutto nuova, è la prima volta per me che affronto atleti di tutto il mondo. I mondiali si sono svolti ad Amburgo (Ger), anche se d’estate, città un po’ fredda per i miei standard. Tuttavia, il clima sfavorevole e la capacità degli atleti che ci circondavano, non mi hanno scoraggiato, al contrario hanno fatto sì che in me si scatenasse una voglia ancor maggiore di aggiudicarmi quel titolo. La gara, condotta in sordina nella prima parte e con una rimontata aggressiva nella seconda, ci ha fatto vincere con un distacco abbondante su Gran Bretagna e Nuova Zelanda.

Il tuo lavoro ti porta a viaggiare spesso? Una delle città più belle che hai visitato?

Sí, il mio lavoro mi porta a viaggiare spesso, per raduni e per eventi sia nazionali che internazionali. Sicuramente la tappa più bella, anche se conclusa con un amaro quarto posto, è stata il mondiale del 2015, Rio de Janeiro. Sono partito con un grande entusiasmo ma con tanta paura, il lungo viaggio in congruenza con il fuso orario poteva condizionare, non solo la mia prestazione, ma anche quella di tutti i miei compagni di squadra. Una volta arrivato sul posto, caratterizzato da una foschia perenne, che in realtà era salsedine, e da quel clima perennemente caldo, sono stato abbagliato dalla bellezza disarmante di quelle spiagge e di quegli alberghi giganti che le sovrastavano. Alla fine delle regate, tutti insieme, chi con la medaglia e chi senza, abbiamo festeggiato visitando la città e facendo una festa in spiaggia che si è conclusa gettandoci in acqua. E pensate che ad agosto lì era inverno.

Hai un feeling molto stretto con l’ambiente marino, su Instagram i tuoi video dove nuoti con i pesci sono qualcosa di emozionante e speciale. Quali emozioni si provano e da quanto tempo lo fai?

Ho iniziato a fare immersioni a 11 anni, inizialmente in apnea e successivamente certificandomi sommozzatore advancer ssi. Quando mi immergo e scendo ad una profondità notevole, la sensazione che quell’ambiente e gli animali che lo abitano mi trasmettono è esattamente quella di entrare a casa di uno sconosciuto ed essere accettato senza pregiudizi per quello che sono. Nuotando con loro, mi sono accorto di non essermi mai sentito così a mio agio e totalmente nel contesto giusto. Sapere di essere in svantaggio in caso di attacco, nel momento in cui mi trovo tra un branco di squali, mi fa capire quanto la paura nei confronti di questi ultimi sia in realtà infondata. L’oceano e il silenzio al di sotto di esso, mi dà la possibilità di spegnere l’unico senso che non si può spegnere, l’udito.

Quali sono i tuoi hobby?

I miei hobby sono molteplici: in primis viaggi di piacere, amo leggere e come tutti i maschi mi diverto con i videogiochi; mi piace molto sciare e camminare senza prefissarmi una meta e ho la grande fortuna di condividere tutto questo con la mia ragazza. In realtà il mio unico hobby, che poi li comprende tutti, è la conoscenza: amo leggere, vedere, conoscere e trovarmi in luoghi, persone e idee nuove. Questo sentimento è nato in me da quando ho iniziato a viaggiare da solo, esperienza che consiglio vivamente a tutti.

Grazie ancora a Ivan per essersi reso disponibile a questa intervista.



Categorie:Curiosità, interviste, Sport, Uomo

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