Hollywood Party

La collaborazione tra Blake Edwards e Peter Sellers, nata nel 1963 per dar vita al fortunato ciclo della Pantera Rosa, porta questa volta a compimento un film comico da antologia del cinema.

Trama: V. Bakshi (Peter Sellers), un attore indiano che fa la comparsa a Hollywood in un film in costume, rovina le riprese a causa della propria estrema goffaggine. Il regista telefona quindi al produttore per far cacciare Bakshi dagli studios, ma la segretaria del produttore, per errore, lo inserisce nella lista degli invitati che parteciperanno ad una festa nella sua lussuosa villa. Durante la festa si susseguono le situazioni più strane ed assurde, con esilaranti gag che coinvolgono Bakshi, gli invitati e il personale di servizio, a causa anche del sofisticato ma anche improbabile arredo della casa, che comprende un complicato pannello con bottoni colorati, un bancone da bar semovente che sparisce nel muro e un tremolante ruscello che attraversa il salone principale fino alla piscina.
Durante la festa Bakshi conosce Michèle Monet (Claudine Longet), timida e graziosa cantante francese, nonché promessa attrice esordiente a Hollywood, che è stata accompagnata alla festa proprio dal nevrotico produttore Clutterbuck (impersonato da Edward Mc Kinley) che ha ordinato il licenziamento di Bakshi.
Bakshi e Michèle simpatizzano presto e trovano un’intesa, finendo per rovinare completamente la festa del produttore. Questo avviene, in particolare, quando i giovani figli di quest’ultimo introducono nella villa un piccolo elefante, riempiendo la casa di schiuma nel tentativo di lavare scritte hippy e di contestazione dal dorso dell’animale.
I due protagonisti, al mattino, riusciranno ad uscire quasi indenni da una festa finita nel completo disastro.

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Il protagonista, perfettamente calato nella parte dell’“involontario perturbatore della quiete”, dà vita a una sequenza interminabile di gag, che culminano nella devastazione finale dell’ambiente. E proprio qui risiede forse il merito maggiore del regista, ovvero di esser riuscito a confezionare un prodotto così bello, ambientandolo praticamente solo all’interno della villa del produttore.
In realtà il party non è ancora iniziato, ma basta la presenza del protagonista Hrundi V. Bakshi, sul set nel quale deve agire da comparsa, per farci scattare la risata compulsiva. Il nostro eroe, vestito da indiano autentico, inizia a suonare la tromba sulla sommità di una collina; viene colpito più e più volte dall’artiglieria di un reparto cavalleggeri, ma prima di accasciarsi e morire continuerà a strombazzare stoicamente e scompostamente, per oltre due minuti, incurante dello sconcerto del resto del set.
Peter Sellers fa la parte del leone, ma quasi pari merito va dato ai caratteristi, uno su tutti il personaggio del cameriere Levinson (Steve Franken), che si scola i drink rifiutati dagli ospiti, finendo invariabilmente ubriaco.
Si ride a crepapelle, ma produttore e regista, grazie anche alla calzante interpretazione del protagonista, mettono altresì alla berlina, ridicolizzandolo, il mondo della Hollywood ricca e fasulla. In questi giorni nei quali siamo costretti alla clausura forzata, lasciamo per un attimo i ritmi frenetici da Mtv, e facciamoci coinvolgere dalla logica inarrestabilmente catastrofica del film.

Giudizio: 5/5

Anno di Produzione: 1968 / Genere: Commedia

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Categorie:Cinema, Senza categoria

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