ALICE PADOVANI: mettere ordine al caos è il filo rosso che attraversa tutta la mia produzione.

Oggi abbiamo il piacere di chiacchierare con Alice Padovani @alicepadovani79 Per me è un vero onore intervistare Alice Padovani, una straordinaria artista modenese, classe 1979, le sue creazioni artistiche sono installazioni, performances o piccoli quadri da appendere, disegni e sculture a parete.


L’artista emiliana ama inserire sempre elementi che provengono dal mondo vegetale e animale, attraverso la modalità della raccolta, della catalogazione, della collezione.
Il suo linguaggio espressivo spazia dal disegno, all’installazione riuscendo a creare un’intima enciclopedia affettiva.
Essa unisce alla spontaneità dell’impulso creativo, il rigore del metodo scientifico e l’interesse per il mondo naturale.
Con affetto e attenzione, quasi per gioco si direbbe, Alice Padovani crea e ricrea le sue collezioni.

Come Leonardo fu il primo a studiare la natura non per dominarla ma per comprenderla, così Alice Padovani parte dalla natura e dalla sua osservazione curiosa e scientifica per arrivare a una costruzione artistica più intima e privata.

Alice cosa rappresenta per lei l’Arte? L’arte è il linguaggio con cui ho scelto di comunicare. È un’azione privata totalmente e intimamente allacciata al mio vissuto personale che ha l’ambizione talvolta di mostrasi in pubblico. Quella che spesso viene definita come “urgenza creativa” per me non è altro che il bisogno di sperimentare parole nuove con le quali formulare nuove domande. È una prospettiva da cui osservare e farsi osservare che non permette reazioni univoche, ma che ha l’immenso potere di esprimersi in modo trasversale e di oltrepassare le barriere imposte da confini e consuetudini sia culturali, sia sociali.

Qual è stata la sua scuola più importante che l’ha reso l’artista di oggi? La sua famiglia, i suoi studi formativi, o un Maestro in particolare? Immagino che tutte queste “scuole” abbiano influito in parti diverse e in momenti diversi nel mio percorso. Certamente un ruolo fondamentale lo hanno giocato i miei genitori educandomi fin da subito alla curiosità e alla bellezza. Ho moltissimi ricordi di viaggi e mostre visitate insieme, momenti che allora mi sembravano avventurosi e fantastici allo stesso tempo. C’era sempre qualcosa di incredibile e bizzarro da scoprire, qualcosa di mai visto che sarebbe poi rimasto per sempre nelle pieghe della mia memoria. Questa base di partenza mi ha permesso di vivere una grande libertà di pensiero facendomi avvicinare a interessi e discipline diverse, per poi approdare alle arti visive. Negli anni molte altre scuole e maestri si sono avvicendati. Tuttavia, le influenze vere e proprie è difficile distinguerle con precisione, spesso sono una miscellanea composita e più o meno inconscia di esperienze, studi e incontri.

Le sue creazioni artistiche contengono una melodiosa eleganza quasi fosse una geometrica sinfonia, da dove nasce questo equilibrio, c’è una corrispondenza al suo personale equilibrio? Forse è proprio l’assenza di equilibrio personale che mi vincola a questa ricerca frenetica dell’armonia. Classificare, organizzare, riordinare sono azioni che in maniera più o meno efficace, ripristinano l’illusione del controllo sulla mia parte più irrazionale. Ansie, ossessioni e paure diventano più accettabili se racchiuse in una teca, fermate da uno spillo e concepite in una forma pulita e simmetrica.

ono una persona impulsiva, emotiva e l’arte mi concede il potere di creare equilibri e proporzioni dove spesso non ci sono. Faccio ordine per capire meglio. Cerco la purezza formale per generare uno sguardo nuovo e più rassicurante sulle cose. Dunque, queste geometrie sono per me un tentativo di leggere con più facilità gli elementi della vita, naturale o personale che sia.

Questo mettere ordine al caos è il filo rosso che attraversa tutta la mia produzione artistica. Lo si può facilmente riconoscere sia negli assemblaggi in teche entomologiche (lavori di piccole dimensioni), sia nelle opere più grandi come ad esempio Solid, un’installazione modulare composta da una moltitudine di cubi di gesso bianchi con inclusioni vegetali e animali. In quest’opera pezzi di una natura decontestualizzata sono disposti in modo simmetrico, per ritrovare un equilibrio tra vita e morte, tra l’effimero del corpo organico e la solidità della forma inorganica.

Quanto è importante il significato simbolico nascosto, in quello che lei realizza? È fondamentale in quanto rappresenta il vettore di innesco per tutto il processo creativo che sta alla base dell’opera stessa. Tuttavia, non è detto che debba esserlo anche per chi guarda. L’opera, una volta terminata, acquisisce sempre una propria realtà che prescinde dal suo creatore. Essa diviene in qualche modo autonoma e indipendente. Il suo significato simbolico è nascosto e per questo, inevitabilmente, può oscillare e trasformarsi davanti a uno sguardo altro.

Il simbolismo, la scala di valori e i messaggi che certe opere d’arte sostengono sono sempre passibili di traduzioni e reinterpretazioni. Ogni lavoro nasce da un’idea, da una visione o da un desiderio che è sempre personale, ed è sempre quello dell’artista che lo immagina e realizza, ma la possibilità di diventare qualcosa di diverso, di entrare a far parte della visione di qualcun altro, di essere riconosciuta nell’idea di chi è solo osservatore è forse la qualità più alta e vitale che un’opera possa avere.

La luce nelle sue opere è un dettaglio o una protagonista? La luce permea molti dei miei lavori e si sviluppa come diretta conseguenza del desiderio di mostrare l’abbagliante splendore di una natura fragile che si sta lentamente spegnendo. Utilizzo insetti e coleotteri i cui corpi rifrangono la luce con una straordinaria potenza poetica. Essi hanno ali ed elitre capaci di assorbire un flebile riflesso restituendoci un eco di luminosa bellezza. La luce è certamente protagonista nelle mie teche: essa si genera in maniera autonoma grazie al rapporto di assonanza che si viene a creare fra insetti (corpi organici) e oggetti (corpi inorganici). La luce, in particolare modo negli assemblaggi in teche entomologiche, nasce all’interno dell’opera e precisamente scaturisce dal suo centro focale: dal corpo dell’insetto che è già perfetto da milioni di anni e che la selezione naturale ha reso dorato e scintillante, come il più prezioso dei metalli.

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Quali sono i suoi progetti futuri? Per cominciare, inaugurerò uno studio nuovo. Un laboratorio e un atelier, uno spazio in cui, oltre a far convergere tutta la mia attività produttiva, cercherò di creare momenti di apertura al pubblico e di scambio culturale coinvolgendo altri artisti e il tessuto urbano circostante.

 

Nel corso dell’anno poi sarò impegnata in diversi progetti e residenze. Ci sarà una mostra personale a Milano nella galleria Amy D Arte Spazio e una residenza artistica presso l’Università Cà Foscari a Venezia per il Festival For The Earth, entrambi premi conseguiti in occasione di Arteam Cup 2019. Continuerò la collaborazione con Le Dame Art Gallery di Londra e con la Galleria Guidi & Schoen di Genova e a breve inizierò una residenza presso la Fonderia Artistica Versiliese (premio conseguito durante l’Artrooms Award a Londra) che mi darà l’opportunità di ideare e produrre un’opera in bronzo, seguita dai più importanti maestri nel settore della fonderia artistica.

Grazie mille 🌟

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Al prossimo Artista

Valeria
Art Promoter



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