Mario Blaconà: mi piacerebbe raccontare la realtà da un punto di vista non antropocentrico

Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, Mario Blaconà ha iniziato una collaborazione con il Centro Culturale San Fedele di Milano, dove lavora come programmatore e critico cinematografico. Parallelamente cura altri due cineforum in altre zone della città. Attualmente è capo redattore presso il magazine di cinema Filmidee e redattore presso Lo Specchio Scuro. Nel 2015 ha iniziato l’attività di regista di cortometraggi di finzione dirigendone due, dal titolo Schermo Nero e Buon Pomeriggio, con i quali ha vinto alcuni riconoscimenti in festival di tutta Italia. Nel 2017 ha intrapreso un viaggio nei Balcani dal quale è nato un reportage scritto e video, grazie al quale ha vinto il Premio Treccani per il web e dal quale è nato un progetto di documentario arrivato in finale al Premio Solinas 2018. Recentemente ha ultimato il suo primo documentario, dal titolo ‘Chi di voi non è nato qui’, distribuito da Vivi Distribution.
In Chi di voi non è nato qui“, Mario Blaconà racconta con realismo e verità il paese di Pioltello.
Pioltello è un paese di 37mila abitanti alle porte di Milano, il 25 per cento della popolazione è composto da stranieri. Ma al Satellite, 55 palazzi di nove piani per un totale di quasi 10mila persone, la percentuale è molto più alta: si stima che gli italiani siano due abitanti su dieci, con circa cento diverse nazionalità concentrate in poco più di un chilometro quadrato.
 
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Come nasce questo cortometraggio? 
Chi di voi non è nato qui nasce da un lavoro su commissione, un video che l’educatore dell’Oratorio Maria Regina di Pioltello mi aveva chiesto per mostrare l’importante lavoro di integrazione che stava portando avanti con i ragazzi del Satellite. Ma appena sono entrato in contatto con questi ragazzi mi è apparso evidente come un semplice video riassuntivo non sarebbe stato in grado di restituire tutta la complessità delle loro vite in un luogo così variegato come il Satellite. Da questa spinta è nato questo piccolo film.
Perché scegli di raccontare proprio Pioltello?
Pioltello è un microcosmo che rappresenta il “macrocosmo Italia”. C’è la parte ricca, Pioltello vecchia, che è un centro borghese come molti in questo Paese, e a pochi metri sorge la parte nuova e il Satellite, dove vengono ghettizzate tutte le minoranze etniche (98, la più alta varietà di etnie in tutta Italia). Naturalmente gli abitanti della parte vecchia del paese raramente sono mai stati al Satellite, sebbene sia a pochi metri di distanza dalle loro abitazioni. Non c’è incontro e se non c’è incontro nascono i pregiudizi e i luoghi comuni, sia da una parte che dall’altra. È sostanzialmente lo stesso sistema di mancanza di integrazione che caratterizza l’intera Nazione, ma in questo caso è compresso in un borgo di 25000 abitanti.
Dopo aver girato in quei posti, quale particolare ti ha più colpito?
La differenza tra ciò che la gente dice del Satellite e ciò che il Satellite effettivamente è. C’è molto abbandono, è vero, perché stiamo parlando di un quartiere quasi del tutto lasciato a se stesso, senza interventi di manutenzione da anni, e questa è responsabilità di un sistema di welfare ormai completamente mancante. Ma da come mi era stato descritto sembrava non fosse possibile entrare tra quei palazzi dopo le sette di sera senza essere derubati o minacciati. Ovviamente non è assolutamente così, io ho girato per giorni con una piccola troupe e sempre con camera alla mano e le uniche reazioni che ho individuato sono state quelle di alcuni ragazzini che volevano farsi filmare perché pensavano fosse un servizio per Le Iene. Ho trovato anzi molta allegria, la gente si riunisce ancora nella piazze per parlare, tutti si conoscono, è un paese nel paese. Esperire una realtà con i propri occhi è sempre la soluzione migliore per abbattere il luogo comune, c’è poco da fare.
Cosa speri che colgano gli spettatori che guarderanno “Chi di voi non è nato qui”? 
Mi piacerebbe che di rimando, osservando questa realtà di isolamento reciproco e mancata integrazione, si cominci a mettere in dubbio questo modo di pensare fatto di contrapposizioni tra gruppi, e questo vale naturalmente per tutti. Ho scelto di girare il film in bianco e nero con dei brevi momenti di colore proprio per evidenziare attraverso l’immagine queste differenze. Quando un personaggio nel film marca una differenza tra se stesso e il mondo che lo circonda c’è una contrapposizione tra il bianco e nero e il colore, che sia un uomo di Pioltello vecchia o un ragazzino del Satellite.
 Nel 2017, hai vinto il Premio Treccani con un documentario sui Balcani, ci parli del progetto? 
Insieme a degli amici ho vinto il bando Fuori Rotta, grazie al quale ho ricevuto dei fondi per un viaggio tematico, che nel nostro caso riguardava i Balcani e nello specifico il “sentiero” lasciato delle mine antiuomo 25 anni dopo la guerra. Un’esperienza molto intensa, grazie alla quale ho scoperto una terra bellissima ma completamente dilaniata da un conflitto orrendo le cui ferite sono ancora freschissime. Durante questo viaggio abbiamo creato dei reportage sui luoghi che visitavamo per il magazine The Submarine, grazie ai quali abbiamo vinto il premio Treccani. Qualche mese dopo invece siamo arrivati in finale al Premio Solinas con una delle storie che avevamo raccolto lungo il cammino.
Come ti sei avvicinato alla regia?
Ho cominciato con dei cortometraggi di finzione 5 anni fa, ma nasco come critico cinematografico, che con il tempo è diventato un lavoro a tempo pieno. Mi sono avvicinato al cinema del reale come regista piuttosto recentemente, perché credo che al momento sia la forma di cinema più interessante, soprattutto in Italia, dove stanno venendo alla luce tanti piccoli talenti documentaristici che con pochissimi mezzi realizzano delle opere ispiratissime, che raccontano attraverso una grande consapevolezza dell’immagine un realtà in costante mutamento.
Adesso, cosa ti piacerebbe raccontare? 
Ho tanti progetti in testa, qualcuno sta anche prendendo forma. Tendenzialmente per ora mi piacerebbe rimanere sul documentario, mi piacerebbe raccontare la realtà da un punto di vista non antropocentrico, qualcosa che ha a che fare con il cinema di Michelangelo Frammartino, anche se ovviamente ne ho di strada da fare per arrivare a quel livello. Per ora cerco di mettermi alla prova lavorando e sperimentando il più possibile.


Categorie:Cinema, interviste

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