La storia delle maschere di carnevale

Lascia i dolori
e vesti da Arlecchino,
il carnevale impazza.
(Francesco Guccini)

Carnevale è ormai alle porte, come ogni anno c’è la caccia al costume perfetto, ma nonostante i negozi vengano riempiti di costumi da principesse e super eroi, le vecchie maschere sembra non vengano dimenticate. Parlo delle maschere storiche, come quella di Arlecchino, nate anni indietro, non certo per celebrare il carnevale, ma per riti religiosi e solo successivamente per rappresentazioni teatrali.

Se pensiamo al carnevale, una delle celebri maschere che ci verrà in mente per prima, è sicuramente quella di Arlecchino. Una tutina ricoperta di rombi dai colori sgargianti e il viso nascosto da una maschera nera. La figura di Arlecchino nasce a Bergamo, parla un dialetto molto stretto e, nonostante sia un umile servo, è un acrobata dalle gestualità complesse.
Nella parte opposta di Bergamo, troviamo la maschera di Brighella, anche lui servo come Arlecchino, ma a differenza di quest’ultimo risulta molto astuto e ingegnoso, soprattutto quando si tratta di aiutare il suo padrone. A differenziarlo dal suo compaesano, l’abito completamente bianco.
L’unica maschera femminile che troviamo tra tutte quelle dell’epoca, è Colombina. Nasce a Venezia e rappresenta una donna vivace, graziosa e bugiarda, pronta a fare qualsiasi cosa per rendere felice la sua signora. La peculiarità di Colombina è lo schiaffo facile a chiunque tenti di importunarla.
Tipica di Bologna invece, è la maschera di Balanzone, simpaticissimo comico che ama farsi chiamare da tutti “dottore”. Il suo mestiere cambia a seconda del momento, un giorno è un medico e quello dopo un notaio. I suoi sproloqui hanno sempre all’interno delle citazioni in latino che spesso e volentieri non corrispondono con la predica della maschera.

Se ci spostiamo a Torino, possiamo fare la conoscenza di Gianduia, noto per il suo codino all’insù. È un personaggio schietto e gentile, ma abile a rimettere ognuno al suo posto, tanto che si schiera sempre dalla parte dei più deboli per la sua innata voglia di giustizia.
In prima linea nel carnevale ambrosiano, troviamo Meneghino con la moglie Checca. È una buona forchetta come evidenzia la sua pancia, è gentile e sbrigativo e non sa stare con le mani in mano. Come tutti è un servo, uno di quelli un po’ rozzo ma che sa il fatto suo, ama schierarsi alla parte del popolo e prendere in giro gli aristocratici.

Pantalone è un mercante di Venezia, il suo costume, una tuta rossa e una giacca marrone che arriva fino ai piedi. Questo personaggio passa dall’essere nobile a povero e quindi, a doversi dare da fare. Pantalone è un personaggio spassoso, nonostante sia avanti con l’età, le sue continue avance alle donne divertono tutti, proprio perché si concludono sempre in un non nulla.
Nella bella Napoli troviamo Pulcinella, un personaggio parecchio vispo e goliardico, anche se un po’ goffo. Pulcinella ha la passione per il cibo, ed è disposto a qualsiasi cosa pur di ottenerlo, anche ingannare.

Pierrot è forse la mia maschera preferita. Il viso completamente bianco, così come l’abito con solo qualche dettaglio nero. Un eterno sognatore, innamorato dell’impossibile. Ingenuo e timido, spesso viene preso di mira dalle altre maschere per le sue disavventure in amore. Nonostante questo, Pierrot resta fiducioso verso il mondo.

Dall’aria triste
e malinconico
tinge il suo viso
infarinato di bianco
Guance rosse
come l’amore
accende la sua bocca
a forma di cuore!
Alla luna
la serenata
aspettando la sua amata..
Una lacrima
riga il viso
stringendo in mano
il mandolino..
Con il cuore
d’un bambino
abbraccia i sogni
sul cuscino!



Categorie:Curiosità, Donna

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