IL VECCHIO LEONE DI ELENA NICOLAI

L’opera dell’autrice Elena Nicolai, pubblicata dalla Edizioni Leucotea, ci spinge ad osservare la vita dei suoi personaggi come se fosse una scena dipinta in un quadro: statica ma allo stesso tempo vitale, eppure sempre uguale a sé stessa.

SINOSSI: La ritualità apparentemente immobile delle giornate in un piccolo centro italiano protegge il ricordo di un amore totalizzante forse ormai perduto, custodito ancora da un Leone di peluche e dal suo ciondolo argenteo a forma di delfino. Senza falsi eroismi, sospinto da una vitalità spontanea e quasi indifferente a se stesso, un uomo è complice e compagno di altre vite interrotte che scorrono parallele alla sua, eccezionali nei piccoli eventi del quotidiano. Sembra sospeso nel tempo, in una cosciente negazione del cambiamento: la realtà è commista di ricordi, puntellata nei gesti sempre uguali, risolta nelle novità minute di qualche giornata un po’ diversa. Tenta di sfuggire al tempo perché non gli sottragga il suo grande amore: un tempo che invece è corso avanti, l’ha sopravanzato, e che solo si arresta quando prende tra le mani il leone, e ritrova il suo amore.

Si spogliò, distese nudo sul petto. Era stanco sì, ma aveva ancora voglia di una sigaretta. L’accese e si fermò a guardare il vecchio Leone ed il Delfino. <<Ditemi un po’ voi: uno che deve fare? Non è una bella vita la mia? Mi manca forse nulla?>>

Siamo nella provincia italiana, viviamo la vicenda dal punto di vista di un uomo, un militare,  la cui moglie è afflitta da una malattia che le provoca gravi vuoti di memoria. Le sue giornate trascorrono scadenzate dalle telefonate alla donna, l’unico momento in cui la moglie sembra riacquistare un poco di lucidità. L’amore che li ha legati ha subito un pesante contraccolpo a causa della malattia, ma l’uomo non vuole arrendersi all’amara realtà. A catalizzare il ricordo ancora vivido dei giorni migliori un leoncino di peluche con un ciondolo argentato, a cui l’uomo confida i suoi pensieri più intimi.

I personaggi che appaiono in questo breve romanzo non hanno nomi, forse a sottolineare l’universalità delle situazioni narrate. Allo stesso modo non ci sono riferimenti ai luoghi né ad un tempo preciso. Il protagonista cerca di andare avanti con la sua vita in molti modi, di tenersi occupato, ma contemporaneamente non riesce a lasciarsi il passato alle spalle. Le sue azioni si contraddicono l’un l’altra in una continua lotta interiore che probabilmente non vincerà mai.

Una storia struggente e che lancia diversi interrogativi morali. È giusto rimanere in un rapporto solo per senso di colpa? La paura di abbandonare, di non aver fatto abbastanza per la persona malata è tangibile e condiziona ogni gesto. Sembra quasi che la malattia abbia incatenato più il protagonista che la sua compagna.

Quello che non mi ha convinto molto di questo libro è la scelta di affidare i pensieri dell’uomo al leone di peluche senza però raccontarne l’origine o il significato particolare. In alcuni passaggi vengono riportati dei ricordi relativi alla coppia e avrebbe reso la storia più completa, a mio avviso, aggiungere una piccola spiegazione riguardo a questo oggetto così importante da ricorrere persino nel titolo. Credo che il non raccontarne sia stata una scelta stilistica dell’autrice di cui però non sono riuscita a cogliere ahimè il significato.

Una lettura non adatta a tutti, che fa riflettere e infonde nel lettore un senso di malinconia. Sicuramente questo libro è in grado di veicolare emozioni, seppur non sempre positive.

 

Dati:

Genere: Narrativa

Edito: Leucotea

Pagine: 106

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