Basket – L’ultimo viaggio di Kobe. Con l’Italia nel cuore

“Sono cresciuto in Italia, resterà sempre nel mio cuore”. Correva l’anno 2016 quando Kobe Bryant rilasciò un’intervista a Radio Deejay, descrivendo il suo speciale legame con il Paese che aveva conosciuto grazie al padre e parlando un italiano impeccabile.

img_5516Una lingua che Kobe si porta dietro dall’infanzia, quando dai 6 ai 13 anni aveva vissuto in Italia, al seguito di papà Joe: da Rieti a Reggio Emilia, passando per Reggio Calabria e Pistoia. È da queste parti che il Black Mamba ha imparato i fondamentali, che gli hanno permesso di diventare uno dei più forti cestisti della storia. E lo si era capito subito, quando a 6 anni giocava regolarmente contro i bambini di 3 anni più grandi, ma soprattutto quando, proprio a Reggio Emilia, a 11 anni si infortunò, credendo che la sua carriera in NBA sarebbe stata compromessa, nonostante 7 anni più tardi vestiva la maglia dei Lakers. La città emiliana non lo ha dimenticato e ha deciso di intitolargli una piazza.

Quella di Los Angeles è stata la sua unica squadra, con la quale ha ottenuto numerosi successi sia a livello individuale che collettivo. Probabilmente, questi traguardi non li avrebbe raggiunti se fosse cresciuto in America: “Facevamo solo una partitella a settimana, se eravamo fortunati”. Per questo, lui non ha mai dimenticato il Bel Paese: tornava spesso in vacanza o per visitare parenti e amici, come successe nel 2013, quando ritornò a Cireglio, il paese vicino Pistoia dove aveva abitato; l’amore per il Milan e quindi per il calcio, la sua seconda passione dopo la pallacanestro; alle quattro figlie ha dato tutti nomi italiani: Capri Kobe, Natalia Diamante, Bianka Bella e Gianna Maria-Onore, morta anche lei nel tragico incidente del 26 gennaio. Anche a Rieti e Reggio Calabria molte persone – amici di campetto, allenatori, ex compagni di squadra – non hanno mai smesso di sentirsi con il gigante di Filadelfia.

BASKET-NBA-BRYANT-DEATHE Kobe, dal canto suo, non aveva mai precluso l’ipotesi di tornare stabilmente in Italia con la sua famiglia: “Per il 50% ci sto pensando e per l’altro 50% è un sogno”. Purtroppo, dopo l’ultimo fatale viaggio in elicottero, rimarrà per sempre un sogno.