Festival di Sanremo: stravaganze di ogni tempo

Non hanno inventato nulla di nuovo i cantanti mascherati che oggi vanno di moda. 
In fondo questi travestimenti sono in uso nei Rave Party da tempo, in particolar modo le bandane a soggetto testa di morto, con i led e persino con un altoparlante e microfono incorporato che cambia la voce! Si trovano on line a meno di 50 euro, di più quelle personalizzate o con la dicitura altisonante «Cyborg Sound Reactive Mask». In ogni caso l’effetto scenico è garantito.
A lanciare quest’idea portante alcuni DJ, che secondo Forbes, ricevono compensi miliardari, come Marshmello, in seconda posizione con 40 milioni di dollari e un merchandising copiatissimo venduto in rete, tipo la felpa nera con cappuccio per bambini e una riproduzione tridimensionale di sé stesso in formato portachiavi.
Si va in discoteca s-vestiti stile BDSM, facendo dimenticare Tony Manero e tutte le febbri da cavallo del sabato sera. Una sigla che sta per «bondage disciplina sadomasochista», una pratica che nel XX° secolo ha preso molto seriamente in conto il marchese De Sade e le sue note performance erotiche. 
Anche la maschera antigas di Junior Cally, che solcherà il palco del prossimo festival di Sanremo, è venduta on line, in siti per soli adulti come accessorio fetich indispensabile a completamento di qualsiasi abbigliamento in lattice super aderente, adatto a giochi più che speciali non solo per i «club privé». Cantanti che dal vivo deludono il pubblico perché avvezzi all’uso dell’autotune, il software che corregge l’intonazione della voce ed è uno strumento a sé, indispensabilesoprattutto nella trap e nel rap.
Per chi si scandalizza a vedere cavalcare la notte delle giovanissime in reggiseno, catene al collo e mascherine che coprono metà viso, queste si ispirano a Miss Keta che sarà anche co-conduttrice de L’Altro Festival a Sanremo con Nicola Savino e  duetterà con Elettra Lamborghini. La rapper più apprezzata del momento ha confessato in un’intervista a Sky TG2 : «La questione del volto è per dare voce a tante persone, dare voce a dei pensieri che appartengono a tante persone. Ognuno, secondo me, con una maschera e degli occhiali può diventare M¥SS KETA. Il concetto del progetto prende il via sia dal mondo del teatro greco, sia dal quellodei giullari di corte. Un po’ stile datemi la maschera e vi dirò la verità».

Una verità che si confessa appunto mascherati in alcuni approcci psicoterapeutici, non tanto per nascondersi quanto per apparire, mettendo in mostra, in un percorso di osservazione e introspezione, la parte più profonda di sé stessi, facilitando l’apertura emotiva e la comunicazione di vissuti celati e più difficili da portare alla consapevolezza. 

Le maschere dei supereroi, che fuggono dagli schemi sociali, celano invece fragilità e problemi e non sempre sono esempi edificanti da imitare nella quotidianità.
È bene però ricordare che la legge italiana vieta di andare in giro con il volto coperto in luogo pubblico e prevede disposizioni e condanne pecuniarie con facoltativo l’arresto in flagranza di reato per chi rende difficoltoso il proprio riconoscimento!
Anche David Bowie, il cantante extraterrestre caduto sulla Terra, portò in scena un travestimento copiato poi dai suoi fan nelle feste in discoteca degli anni ’70 e nell’ ultimo video per la canzone Lazarus, pubblicato prima di morire, la sua faccia era seminascosta da una benda su un letto d’ospedale. Chi non ha indossato catene, chiodi e piercing punk o ha nascosto il viso con i  ventagli a Ibiza? Come non ricordare, allora, gli indimenticabili travestimenti della nostrana Contessa Pinina Garavaglia, la regina della notte degli anni ’80, che faceva le sue entrate hollywoodiane con tanto di dromedari e bellimbusti seminudi al seguito. 
Maschere che trovarono il loro massimo splendore a Venezia, e non solo in periodo carnevalesco, ma come simbolo di libertà e trasgressione a tutte le regole sociali imposte. Indossavano le maschere le dame che si davano al libertinaggio in completo anonimato e i nobili, che per nascondersi dai creditori, affollavano le case da gioco. Trasgressione e immoralità si nascondevano dietro queste cortine di pizzo e cartapesta dipinta, come la «Bauta» e il «Tabarro», che erano d’obbligo per  le donne sposate che si recavano a teatro ma proibite alle ragazze in età da matrimonio. O la «Moretta», che rendeva sensuali i lineamenti femminili, completata da veli, velette e cappellini a larghe falde. Particolarmente gradita agli uomini, visto che la si indossava tenendola in bocca grazie a un piccolo perno. Era una maschera che impediva di parlare a dimostrazione che lostare «un passo indietro», belle e mute, è una richiesta insita geneticamente nel sesso forte.

Articolo a cura di Gabriella Incisa di Camerana



Categorie:Donna, Musica, NEWS

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