“Bastava chiedere!”: le donne e il carico mentale.

Una madre e un padre che partono per le vacanze hanno volti diversi.  

Due genitori generalmente, si sono fatti in quattro per mesi, tra notti insonni, pappe volanti in cucine un tempo intonse, e corse in auto tra scuola, allenamenti e dentista, degne del compianto Colin McRae. Dovrebbero essere felici di partire per un periodo di pausa. 

Allora perché se guardo gli sguardi di quella coppia vedo, quasi sempre, un padre felice e rilassato, mentre la madre ha uno sguardo a metà tra l’assente e il terrorizzato? 

Molto probabilmente, mentre quel papà sta decidendo se, per cena, ordinare una costata o una grigliata di pesce, la mamma sta facendo i seguenti ragionamenti: un riepilogo dei vestiti messi in valigia e dimenticati, un piano di riserva senza le felpe lasciate sul letto, mente locale per ricordare se ha chiuso tutte le serrande di casa, gas e quant’altro, un check-up di salute dei figli e, nel caso, se la borsa con le medicine, preparata la notte prima di partire, potrebbe bastare. Starà anche pensando se i nonni anziani hanno tutto, se la badante che ha assunto dopo una lunga ricerca, farà il suo dovere.  

Innegabilmente i due avranno un’espressione diversa, innegabilmente i due avranno un “carico mentale” diverso. Un carico mentale alto non è necessariamente un eccesso di operazioni fisiche, ma è un continuo e faticoso ragionare e organizzare, volto al benessere familiare e all’organizzazione di casa e famiglia. 

Qualche tempo fa mi sono imbattuta nelle vignette di Emma, una nota blogger francese. Nei suoi lavori si affrontava, appunto, il tema del carico mentale di una donna e mamma. Racconta, ad esempio, di quando era stata invitata a casa di una collega con bambini. Entrata in casa, l’avevano fatta accomodare in salotto con il marito. La collega, invece, stava dando da mangiare ai figli e nel frattempo cucinava la cena per tutti. All’improvviso la pentola con la cena aveva cominciato a traboccare e si era rovesciata per terra. In quel momento era arrivato il marito, incalzando la moglie con un simpaticissimo “Ma potevi chiedere!” 

Il punto è che non avrebbe dovuto chiedere. Il punto è che, quella donna, aveva su sé stessa un carico di operazioni organizzative e fisiche, necessarie per il benessere familiare, eccessivo. Quando un uomo ci dice “basta chiedere”, rifiuta di prendersi in carico la sua parte di carico mentale, per rimanere nel ruolo rassicurante del mero “esecutore”. Sono preoccupazioni ed equilibrismi che la donna tende a reggere quasi esclusivamente, mentre il compagno gode della sua comoda parte di “esecutore senza problemi”. 

Le condizioni della donna sono migliorate negli anni, si sono fatti grandi passi per l’uguaglianza tra uomo e donna, ma esistono legami invisibili, antichi, ancora molto radicati. E non voglio sentir dire che una donna nasce con delle particolari doti biologiche, con una predisposizione verso il carico della lavatrice o con una indole innata verso l’organizzazione dei bagagli delle vacanze. Purtroppo, si tratta invece di una radicata consuetudine, insita nel nostro modo di pensare i ruoli familiari, divisi per genere, che porta la donna ad addossarsi una pressione eccessiva e non equa. Quello che abbiamo visto da generazioni ci sembra normale.  

Accade non solo nelle famiglie, ma anche strutture che orbitano attorno all’organizzazione familiare, come la scuola e la sanità. Ad esempio, è quasi sempre la madre che viene chiamata dalla scuola se un bambino sta male.  

Per Emma la soluzione sta nel cambio di rotta generazionale. Nel recupero dell’uguaglianza tra bambina e bambino. Nell’ educazione identica tra sessi diversi. Contemporaneamente, anche noi donne dovremmo anche cercare di mollare un po’ la presa, e abbandonare il ruolo dell’organizzatrice e della pianificatrice esclusiva, per diventare invece squadra con il proprio compagno. 

Solo insegnando la parità di ruoli e responsabilità, dando noi stessi il buon esempio alla prossima generazione, si creerà una nuova mentalità, per offrire un futuro più equo del presente. Solo così, forse, si potrà godere di una pari spensieratezza anche nella partenza per le vacanze.

 

Articolo a cura di Angela Lavarda

 

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