MATTEO ZANINI: scrivo sempre tutto prima a penna

“Sono Matteo. Sono nato il 17 marzo del 1990, era un sabato. In cielo
splendeva la costellazione dei Pesci e Nettuno vegliava sulla notte col suo tridente.”

Così l’autore MATTEO ZANINI si racconta sul suo sito internet che vi consiglio di visitare
http://www.matteozanini.it e continua…
“Se penso a me da bambino, ai miei pomeriggi quando ancora la scuola era un luogo sconosciuto, mi vedo sommerso di fogli e pennarelli, matite colorate, pastelli a cera, acquerelli. Disegnavo tantissimo; disegnavo continuamente.”
Il suo ultimo romanzo Catherine pubblicato a maggio di quest’anno con la Literary Romance ha avuto un grande successo. Un Regency fuori dagli schemi, che, complice sicuramente il fatto di essere stato scritto da un uomo, ha destato nei lettori e nelle lettrici forte curiosità.
Conosciamo meglio MATTEO.
QUANDO HAI INIZIATO A SCRIVERE?
Se devo essere sincero, non ho memoria del primo giorno in cui ho iniziato a scrivere. Ricordo che, sin da bambino avevo dimestichezza con le storie: le raccontavo e le ascoltavo; mi piacevano tanto. Mia nonna mi ha sempre definito come un grafomane. Se parliamo di scrittura rivolta alla stesura di una storia organica,
invece, bisogna andare ai tempi del Liceo, quando incominciai a scrivere un romanzo fantasy (ad oggi, ancora incompiuto), il mio primo grande esperimento letterario, il piccolo germoglio di un sogno che ancora – seppur in maniera diversa – mi abita.

41pWKluRPQL.jpgCHE SENSAZIONE PROVI DOPO AVER SCRITTO LA PAROLA “FINE” DI UN TUO LIBRO?
Faccio una piccola premessa e svelo una curiosità: in genere, quando termino un racconto o un romanzo, non sono solito scrivere “FINE”, bensì “FINIS”, alla maniera di Jane Austen. Sento che può rappresentare un modesto omaggio all’ammirazione che provo verso la sua immensa penna.
Ad ogni modo, apporre l’ultimo punto ha un significato catartico, rappresenta – per me – la chiusura di un cerchio, il raggiungimento di un obiettivo emotivo e di crescita che è difficile da concretizzare. È come abbracciarsi dall’interno.

QUAL E’ IL PRIMO ROMANZO CHE HAI LETTO E IL TUO “LIBRO DEL CUORE”?
Credo che il mio primissimo romanzo sia stato Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepulveda – autore che, ad oggi, continuo a non apprezzare. Ricordo che, già da questo primo incontro, non scattò nessuna scintilla nei riguardi della sua penna. Eppure, per il mondo dei libri e delle storie fu amore a prima vista! Da allora non ho mai smesso e crescendo ho limato i miei gusti letterari, arrivando a comprendere quali siano i testi a me più affini e quelli che, invece, hanno poco a che fare col mio sentire.
Il mio romanzo del cuore è Persuasione di Jane Austen: la storia di Anne Elliot, il suo silenzioso dolore, la sua integerrima crescita, la narrazione dell’autrice, la lettera del Capitano Wentworth, … tutto, in questo romanzo, è semplicemente perfetto. È, fuori da ogni dubbio, il mio romanzo preferito in assoluto.

SCOPRIAMO QUALCOSA IN PIU’ DI TE. DICCI TRE PREGI E TRE DIFETTI.
Per quanto riguarda i pregi, mi ritengo una persona estremamente leale; la lealtà – così come la fedeltà – è uno dei pilastri del mio essere. Sono una persona abbastanza creativa, che cerca sempre di inseguire il lato sognante delle cose, anche se non sempre ce la si fa. Cucino discretamente e amo farlo con tutto il cuore… vale come pregio?
I difetti, invece, sono ben più facili da trovare: molti mi definiscono manicheo; e, in parte, è così. Difficilmente vedo il “grigio” nelle situazioni o nelle persone. Mi rivedo, in questo, in una frase de L’abbazia di Northanger: “Non so cosa significhi amare la gente a metà. I miei affetti sono sempre eccessivi” (e questo vale per gli affetti come per qualsiasi altra cosa). Con l’età sono diventato sempre più una persona abbastanza realista (sebbene mi dicano che bisognerebbe dire “pessimista”) e piuttosto testarda. Non riesco a perdonare torti eccessivamente gravosi: un tradimento, a mio avviso, è irrimediabile.

PER SCRIVERE HAI UN RITUALE PARTICOLARE OPPURE NO?
Tendenzialmente no, sebbene mi piaccia molto accendere una candela profumata che possa rilassarmi e riscaldare l’atmosfera con la sua fiamma e la sua essenza. Di solito scrivo sempre tutto prima a penna e solo quando la storia è conclusa ricopio il manoscritto sul computer – trasformandolo in dattiloscritto.

SE TI VENISSE DATA LA POSSIBILITA’ DI INCONTRARE UN AUTORE O UN’AUTRICE CHI SCEGLIERESTI E PERCHE’?
Se potessi tornare indietro nel tempo, ovviamente, sceglierei la zia Jane. Mi piacerebbe saperne di più sulla sua scrittura, sulle storie che non abbiamo avuto la fortuna di leggere, su ciò che stava sorgendo nella sua fantasia. Sarei tremendamente in imbarazzo e avrei il costante timore di non piacerle – e sappiamo tutti che la sua ironica penna colpiva proprio coloro che, nella vita, non le piacevano più di tanto.

COM’E’ NATA LA TUA CATHERINE?
Catherine è nata dall’esigenza di mettere su carta una storia che parlasse dell’opportunità di riscatto sulla vita e della possibilità di mutare – in corsa – gli esiti di un Destino apparentemente segnato dall’infelicità e dalla cattiveria. Si tratta, in fondo, di un inno alla speranza. È un vero e proprio romanzo di formazione e, come tale, vede la nostra eroina crescere e mutare, diventare più consapevole di sé e del mondo circostante. Si tratta di un’eroina positiva, molto umana, piena di difetti e prossima agli inciampi, ma armata di pregi e benevolenze che le consentono un riscatto sulla vita e sul suo passato. Mi piace definire Catherine come se fosse la mia Fenice.

PROGETTI E NOVITA’?
Ho alcuni progetti che stanno aspettando di sbocciare, come piccoli germogli di cui ho cercato di prendermi cura al meglio, affinché possano fiorire con splendore. Ci sono storie che ho già scritto e altre che nasceranno in futuro. Il mio augurio è che possano sempre trovare un terreno fertile nel quale affondare le loro tenere radici e dei lettori che sfiorino le righe e l’inchiostro. Per il 2020 ci sarà qualche novità, ma vi invito a seguirmi per scoprirle insieme a me!



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