Lo scacco della regina

Per noi, che non siamo anglosassoni, è difficile capire il concetto inglese di «monarchia»  che nei secoli non si è molto allontanato de Re Artù e dai Cavalieri della sua Tavola Rotonda.

La «corona inglese» è più che una istituzione, in un piccolo Paese che ha saputo trasformare il colonialismo  in Commonwealth, riuscendo ad accorpare quasi 2 miliardi di persone passati dall’appartenenza all’impero britannico a una sorta di sviluppo su base volontaria.

Un lembo di terra isolana che ha tenuto le fila di giochi nella politica internazionale grazie a una visione lungimirante e a una capillare diffusione di «infiltrati» prima accolti come esuli, poi addestrati e affiliati e infine rispediti nei loro Paesi di origine, novelli 007 senza troppi effetti speciali.

Da «Radio Londra» in poi, l’Inghilterra è stata sinonimo di libertà e di tolleranza riuscendo a far coesistere pruderie vittoriane, minigonne, baronetti rockettari e l’ora del té.

Con questi parametri, per noi astrusi, dobbiamo monitorare gli ultimi eventi della famiglia regnante Windsor-Mountbatten che stanno facendo notizia, rimbalzando dai media ai social.

Meghan Markle è passata contemporaneamente dall’altare come Rachel Zane Ross, l’assistente legale che diventa avvocato nella serie televisiva «Suits», a quello principesco con Harry, insignito del ducato del Sussex.

I malpensanti la accusano di non aver mai dismesso i panni della brillante arrampicatrice sociale, e tra quelli che puntano il dito la famiglia c’è Mike Markle, 80enne zio della Duchessa ed ex diplomatico, che la definisce una «una  primadonna viziata, difficile e anche un po’ ingrata».

Alcuni giornalisti gossip, che hanno cercato analogie tra due attrici americane diventate principesse, non sanno che è incomparabile mettere su un piatto della bilancia la neoduchessa e sull’altro l’indimenticabile Grace Kelly che vanta, oltre a un tredicesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema, insignitole dall’American Film Institute, anche un Oscar come miglior attrice protagonista.

La filmografia della Meghan è decisamente indegna di nota e viene ricordata più per le scene hot che per le sue qualità di recitazione. In generale piccoli ruoli e scene sexy che la avvicinano più a Serena Grandi che non a Meryl Streep.

Di lei, rimangono in rete diversi cliché più da dimenticare che da tenere nell’album di famiglia, oltre a quelli che la vedono sempre sorridere «a bocca larga», tipico di persone dominanti e forti a volte anche aggressive, secondo gli studi di neurologia comportamentale di Mathew Blurton-Jones.

Un brutto carattere dunque che giustificherebbe il cambio continuo di personale, che lascia in lacrime, il posto di lavoro a cominciare dalle sei  bambinaie di Archie in otto mesi.

Il #Megxit è diventato un affare della «royal family» ma che ha avuto un coinvolgimento planetario. Una saggia e lungimirante decisione quella di Elisabetta II, vera icona politica del XX° secolo e non solo. L’arrocco di Meghan, con il cavallo- Harry al seguito, ha spostato la coppia in un luogo più sicuro, allontanandoli dal centro degli attacchi famigliari e dei tabloid, per portarli in una posizione più attiva. Ma questa mossa ha lasciato ampio spazio alla Regina che, assecondando piena libertà d’azione alla coppia si è riservata l’ultima parola, quella del «Io l’avevo detto!» qualunque sia l’esito del loro percorso. In caso di successo, avrà dimostrato di essere stata magnanima, moderna e lungimirante. Nell’ipotesi contraria, il suo disappunto molto british confermerà che la scarpetta di cristallo non era proprio della taglia di Meghan.

Articolo a cura di Gabriella Incisa di Camerana



Categorie:Donna, NEWS

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