La fiera delle vanità ai Golden Globes

La cerimonia dei Golden Globes è un appuntamento imperdibile dove  la Hollywood Press Association premia serie televisive e film dell’anno appena concluso. La 77a edizione si è tenuta domenica 5 gennaio a Los Angeles, animata dal comico britannico Ricky Gervais. Il suo umorismo sarcastico non ha riparmiato nessuno, a cominciare dalla graffiante e triste realtà del cambiamento sub-culturale apportato da Neftilx, la piattaforma rivoluzionaria non solo per l’home entertainment, ma anche per il cinema. « No one cares about movies anymore» (A nessuno importa più dei film) ha ribadito al microfono, rincarando la dose sugli attori che non recitano più veramente. La globalizzazione del pubblico induce, oggi, una commercializzazione di prodotti dal linguaggio internazionale e dai contenuti simbolici universali che possano catturare l’interesse di tutti gli spettatori del pianeta, ovunque essi siano.

Più di cent’anni sono passati dai fratelli Lumières, ma la fiera delle vanità resta e un red carpet vale più di tutte le sfilate Cruise, Resort, Pre-Collection, Haute Couture o  Ready-to-wear. La cerimonia dei Golden Globes è proseguita poi tutta la notte, dopo un rapido cambio d’abito delle star, per la 21esima festa annuale «InStyle and Warner Bros. HFPA», sponsorizzata da Cadillac, L’Oreal Paris e Secret Deodorant, che ha distribuito infradito nel suo stand. Un party a mille bollicine alcooliche, dopo una cena rigorosamente vegana, con un tema musicale da playlist dello Studio 54.

«È il posto in cui tutti vogliono esserci», ha detto candidamente l’attrice Kathryn Newton, vestita da pubblicità di un’erboristeria come Taylor Swift, nel voluminoso abito Etro con un’eccessiva stampa floreale. Già, perché se gli stilisti erano quasi tutti presenti, grazie alle celebrità che indossavano i loro capi più importanti, non tutte le star hanno quello che viene definito come «le phisique du rôle».

L’outfit che, seppur stravagante, cala perfettamente su una top model, non sempre ha lo stesso effetto su chi ha più doti di recitazione che fisico bomba, a dispetto della chirurgia estetica.

Questo vale anche per le molte addicts di Instagram, che hanno seguito e likato, quasi in diretta, i vari post e story che le star, addetti stampa, giornalisti e maker-up hanno elargito copiosamente in rete.E poi il lurex, portato morbido o modulato, con aggiunta di dettagli luminosi, a spalle nude o con spalline a bretella, maniche lunghe con cintura in vita a contrasto colore o più semplicemente con un profondo scollo a V. Declinato nei toni del grigio indossato da Christina Applegate, vinaccia per Amy Poehler, verde bosco per Amy Poehler e lo splendido blu notte in paillette di Ralph & Russo per  Ana De Armas.

Se proprio vogliamo ispirarci, per il nostro guardaroba personale a questi look, che non sempre sono accessibili a tutte le borse, possiamo tenere presenti alcuni elementi essenziali per la fine di quest’inverno e l’inizio della primavera 2020, come la scollatura abissale, la monospalla, l’abito bianco magari con cintura a contrasto, le trasparenze con ricami come l’outfit di Yves Saint Laurent per Laura Dern o il tailleur pantalone di Ralph&Russo indossato da Phoebe Waller-Bridge declinato al femminile grazie alle scarpe con tacco di Christian Louboutin.

E poi il lurex, portato morbido o modulato, con aggiunta di dettagli luminosi, a spalle nude o con spalline a bretella, maniche lunghe con cintura in vita a contrasto colore o più semplicemente con un profondo scollo a V. Declinato nei toni del grigio indossato da Christina Applegate, vinaccia per Amy Poehler, verde bosco per Amy Poehler e lo splendido blu notte in paillette di Ralph & Russo per  Ana De Armas.

Vincente senz’altro il colore rosso, come quello regale dell’abito creato da Vera Wang per Scarlett Johansson e nel Versace di Nicole Kidman o nel design a volant e scollo asimmetrico di Azziand Osta indossato da Lauren Graham.

Altro tono di colore da tenere a mente è quella tonalità di azzurro creata appositamente per Renée Zellweger, dalla celebre super stilista Petra Flannery che ha progettato questo magnifico abito, sin dall’autunno, con un bustier in cady di seta Armani Privé con profili ricamati in cristallo. Un semplice bracciale in oro giallo e diamanti David Webb ha dato quel perfetto tocco finale di luce. « Armani è un esempio del glamour a Hollywood, perché adotta sempre un approccio moderno all’abito – ha dichiarato a Vogue la Flannery – le cui forme sono eleganti e statuarie».

 Dovessi dare un voto a questo defilè di celebrità direi 8 1/2, perchè mi ha fatto venire in mente quel finale surreale, sulle note di Nino Rota, del capolavoro felliniano. Una sarabanda malinconica e onirica di personaggi disperatamente in cerca di sé stessi. Una tristezza lunare e circense sottolineata dal discorso di Joaquin Phoenix sull’ipocrisia di Hollywood.

Un monologo impegnato e coraggioso di un Jocker che fa fatica a uscire dal proprio ruolo e che, contrariamente agli altri laureati della serata, non si trova nemmeno in rete: una scomoda verità subito censurata.

 

Articolo a cura di Gabriella Incisa di Camerana

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