Dentro il guardaroba di una “dama”del 1700.

Breve guida (non pretenziosa) sulla moda europea del XVIII secolo e sui modelli principali di abiti che avreste potuto ammirare se foste vissuti in quest’epoca affascinante e complicata allo stesso tempo.

Il concetto di moda femminile nell’epoca Rococò e settecentesca.

Il concetto di Rococò, utilizzato per la prima volta in senso dispregiativo nel XIX secolo per indicare eccesso e frivolezza, è oggi sinonimo dello stile che coinvolse tutti i campi dell’arte e della cultura europea per indicare un ideale di bellezza ed armonia. La cultura rococò  fu profondamente segnata dall’aspirazione al piacere e al godimento personale. Dopo la sua affermazione, lo stile rococò si evolse in due correnti opposte:

  1. La prima caratterizzata da un ideale estetico stravagante ed artificioso
  2. La seconda era mossa da un ideale di ritorno alla natura e alla semplicità.

La moda femminile in stile rococò era caratterizzata da eleganza, raffinatezza e cultura con accenti di capricciosità, stranezza e civetteria. Al contempo però cresceva un desiderio di ritorno alla semplicità e alla comodità; insomma voglia di uno stile di vita rilassato e sereno.

Il busto e il panier, due elementi scomodi ma indispensabili per ogni dama che si rispetti.

Per tutto il ‘700 la silhouette degli abiti femminili era determinata da due elementi:

  1.  Il busto (corsetto è un termine ottocentesco) non appiattiva il seno, anzi lo spingeva in alto per accentuare la femminilità e veniva rinforzato con le stecche di balena.
  2. Panier, usando termini moderni potremmo definirlo “sottogonna” che era la struttura portante della gonna se  non dell’intero abito. La struttura del panier era rigida e veniva confezionato in due parti, una destra e una sinistra, per adattarmi meglio alle dimensioni della moda. Il panier per quanto fosse enorme e scomodo, divenne un elemento fondamentale e necessario per l’abbigliamento delle dame di corte.

I modelli principali del ‘700 tra artifici, stravaganze e una voglia di ritorno alla semplicità.

In epoca rococò gli abiti delle dame erano costituiti da tre elementi: una sopraveste (manteau), una gonna (jupe), che aveva la funzione della gonna attuale e la pettorina triangolare (pièce d’estomac). Questi elementi venivano indossati sopra il panier e il busto. Questa tipologia di abito fu in voga per tutto il 700 e veniva chiamato robe a la française, ed era indossato a corte.

In foto : busto di satin marrone con inserite ben 162 stecche di balena (1760-70),  panier in cotone con cerchi in rattan e imbottitura (1775).      

 Robe a la française datata 1780. Taffetà di seta rosa con ghirlande dipinte pettorina e gonna nello stesso tessuto della sopraveste.

Caraco datato 1775. Taffetà di seta rosa.

Se da un lato il rococò toccava livelli alti di elaborazione negli ornamenti degli abiti, dall’altro volgeva un crescente interesse alla semplicità della moda borghese. Nell’abbigliamento quotidiano venne inserita una pratica giacchetta, detta casaquin o caraco e anche negli abiti si adottarono soluzioni di maggior praticità. Il crescente interesse per gli abiti relativamente semplici e pratici era in parte dovuto ad una vera e propria anglomania per tutto ciò che era di provenienza inglese.

La diffusione dell’abitudine inglese di passeggiare in campagna e di esporsi all’aria aperta introdusse una nuova foggia negli abiti delle dame, quella del  modello d’abito chiamato robe retroussée dans les pochs.

Grazie a due tagli della tasca, la veste venne tirata e drappeggiata dietro.

L’evoluzione del modello suddetto è la robe a la polonaise, in questo caso la parte posteriore della sopraveste era divisa in tre sbuffi fermati in alto grazie a dei cordoncini. Leggenda narra che il nome di questo abito si ispirasse alla prima partizione della Polonia avvenuta nel 1772 per opera dei tre regni. (Austria,Prussia, Russia).

In foto:

Robe retroussée dans les pochs datata 1780. Faille di seta e motivo pékin con righe bianche e rosse ed effetto moirè, ruche dello stesso tessuto e passamaneria; gonna dello stesso tessuto della sopraveste.

Robe a la polonaise datata 1780. Taffetà di seta verde con motivi di ispirazione esotica. Gonna di satin di seta rosa trapuntato.

Altro modello di abito emblema della semplicità era la robe a l’anglaise dove le pieghe del dorso erano riprese fino in vita. Questo abito era formato da un corpetto aderente dal quale, sul retro, i lembi drappeggiati scendevano fino a terra formando uno strascico. Alle volte l’abito veniva portato senza panier, la forma circolare era ottenuta grazie alle numerose pieghe.

Un abito che fu influenzato  dalla moda inglese fu la chemise à la reine della regina Maria Antonietta, che per sottrarsi alla vita di corte si ritirava nel “Hameau de la Reine “ e al “Petit Trianon” sempre nel complesso della Reggia di Versailles, indossando tale abito.

La chemise à la reine era di mussola bianca ed era formata da un unico pezzo di tessuto che formava la pettorina e la gonna.

In foto:

Robe a l’anglaise datata 1790-95. Tessuto di cotone marrone con motivi floreali stampati, gonna di cotone decorata con motivi floreali ricamati in bianco.

Chemise à la reine datata 1783-90 . Mussola di cotone.

Rose Bertin , la modista antenata di Coco Chanel.

La modista più nota del XVIII secolo è Rose Bertin che vestiva niente di meno che la Regina Maria Antonietta di Francia e la maggior parte delle dame nobili francesi. Rose era una donna di umili origini, nel 1770 aprì a Parigi la sua boutique di moda “Le Gran Mogol” .Legata alla regina da una forte amicizia, Rose diventò una figura  potente alla corte di Versailles,e venne soprannominata ministro della moda dai suoi nemici. Contemporaneamente le sue creazioni cominciarono ad essere esportate in tutta Europa e Parigi divenne il principale centro della moda del vecchio continente. La modista creò quasi tutti gli abiti di Maria Antonietta fino al 1792, anno in cui la regina venne detronizzata. Durante la rivoluzione francese Rose Bertin emigrò a Londra dove continuò a lavorare e servire i suoi vecchi clienti, tramite gli émigrés. Si ritirò a vita privata lasciando l’attività ai nipoti e morì nel lontano 1813.

In foto:  Marie-Jeanne  “Rose” Bertin di J.F. Janinet.

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