La classe non sempre è griffata

Da sempre il red carpet attira più del moschicida le star e gli stilisti che le seguono a ruota, chiocciando. Ma non è detto che il connubio celebrità e griffato siano sinonimo di classe e buongusto. Il più delle volte rispondono solo alla frase di Oscar Wilde «Al mondo c’è una sola cosa peggiore dell’essere chiacchierati, ed è il non essere chiacchierati» con cui si lecita la volgarità e la forma più sguaiata di comunicazione, complice la stampa e internet.

ìIl recente appuntamento dei Golden Globes ha fornito agli internauti sufficiente materiale per dare sfogo a una satira creativa ma anche a un sentimento di odio-invidia represso che, sovente, alberga nei leoni da tastiera.

Il popolo della rete  si è scatenato, infatti, sui social media paragonando gli outfit delle star con esilaranti commenti, diventati subito virali. A cominciare dalla nominata Jennifer Lopez, candidata come migliore attrice non protagonista per il suo ruolo in Hustlers, che ha avuto una rara mancanza di stile indossando quello che è stato definito un autentico pacco natalizio. Pur griffato Valentino,  il grande fiocco in oro e verde smeraldo sul corpetto del lungo abito bianco non ha reso grazia all’attrice, paragonata a un personaggio biblico, agli angioletti scozzesi dell’albero di natale e anche a San Giuda Taddeo, non a caso il santo patrono delle cause disperate, nonostante gli oltre 145 carati di smeraldi e diamanti colombiani del gioielliere Harry Winston.

Fiocchi esagerati e drappeggi «osé» anche per Da’Vine Joie Randolph in hot pink, dove il «meglio abbondare» ha prevalso sul buonsenso del latinismo «deficere».

 

Che dire dell’abito plissettato color canarino pallido di Cate Blanchett, a metà strada tra un peplo faraonico e un abajour kitch oppure quel bustier di Reese Witherspoon con delle pieghe materiche che ricordano dei tovaglioli piegati? Certamente orrori pagati a caro prezzo e, se offerti dalla maison, da declinare con gentilezza.

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Il richiamo al chitone ellenico ha trovato adepti a questa 77a cerimonia dei Golden Globes anche se essere testimonial dell’opera di Fidia o del Canova non sempre si risolve nell’effetto sperato, come per Sydney Sweeney che più che una Diana Cacciatrice deambulava come un bucato ritirato in fretta, prima di un temporale.

La star di The Politician, Gwyneth Paltrow, si è presentata invece con un abito marrone incredibilmente nude, che lasciava ben poco all’immaginazione, di un colore poco lusinghiero, che i follower, non trovandolo nel catalogo Pantone, hanno subito definito come «cacca emoji», a cui l’aggiunta di una grande collana di diamanti ha dato l’ultimo tocco fuori posto.

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E poi, tutto quel satin, che mi ricorda i raffazzonati costumi della recita di fine anno, realizzati in fodera economica. A cominciare da quello in stile tenda di Joanne Turcker, dal copricostume di Sienna Miller, dal triste dress after party di Aja Naomi King per arrivare al griffato Mary Katrantzou, con maniche a sbuffo esagerate, indossato da Jodie Comer, che le è valso un paragone con Baby Yoda, salvato solo per l’elegante pochette di Jimmy Choo.

Questo trend di maniche come lucerne cinesi ha continuato anche nell’abito di Janina Gavankar, firmato Georges Chakra, peggiorato dal contrasto colore di un acceso cobalto sulla gonna trasparente in pizzo nero.

Da evitare poi assolutamente lo smoking bianco di Alex Vinash, indossato dal cantante e attore afroamericano Billy Porter, con tanto di lungo strascico di piume realizzato in ben  tre mesi di lavoro così come le drammatiche maniche oversize a palloncino, stile pandoro, di Olivia Colman benché firmate  Emilia Wickstead e accessoriate con una pochette dorata di Valextra, o il rosa chewing-gum di Priyanka Chopra Jonas che nonostante sia firmato da Cristina Ottaviano, non è un colore proprio per tutte.

Difficile da indossare anche l’outfit di Kerry Washington firmato Altuzarra: un blazer su una imbracatura di diamanti a pelle nuda.

Infine, tutto quel tulle e volant, come l’ennesimo rosa di Sofia Carson che ricorda lo zucchero filato nelle fiere, il sottopiatto da torta argentato di Lucy Boynton in Louis Vuitton e i drappeggi, più da alcova dannunziana che da abito da sera, di Renee Bargh e Michelle Williams, per la gioia di quelle «siure butolinate» che sicuramente le imiteranno, con tanto di selfie e bocca a cuore.

Articolo a cura di Gabriella Incisa di Camerana



Categorie:Cinema, fashion, Moda

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2 replies

  1. Divertentissima analisi! Brava Gabriella!!

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  2. Molto acuta e divertente. Uno spasso!

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