Calcio – #IZBACK contro la maledizione dei cavalli di ritorno rossoneri

“Non sono qui per fare la mascotte”. Un messaggio forte e chiaro, quello di Zlatan Ibrahimovic, nuovo giocatore del Milan, durante la conferenza stampa di presentazione. Lo svedese sarà infatti chiamato a riportare la squadra milanese nelle posizioni che contano per l’Europa. Ma non sarà così semplice portare a termine una missione del genere, soprattutto per chi ha già giocato precedentemente con la maglia rossonera.

Nell’epoca moderna, infatti, gli ex alla loro seconda esperienza a Milanello hanno quasi sempre fallito: da Donadoni a Balotelli, passando per Gullit, Shevchenko e Boateng. Nessuno di loro è riuscito a raggiungere il traguardo delle 30 presenze e a mettere a segno almeno 5 gol al secondo atto milanista. L’unico a rappresentare un’eccezione a questa maledizione è stato Kakà, che riuscì a trascinare un Milan stravolto dai numerosi cambi di panchina, collezionando 9 gol in 37 presenze e classificandosi come secondo miglior marcatore nella stagione 2013/2014.

I numeri sono destinati a mettere a dura prova anche Ibra: dal 2010 al 2012, in serie A, è riuscito a diventare il miglior marcatore rossonero del decennio con 42 gol e il calciatore milanista con la miglior media gol – 0,66 reti a partita – dalla stagione 1994/95. Con 56 gol in 85 presenze, il Milan è stata la squadra con cui lo svedese è riuscito a segnare più gol (28 nel secondo anno) e assist (11 nel primo anno) in una singola stagione, grazie anche al fatto che è sempre partito titolare in ogni partita che ha disputato in campionato.

A 38 anni, Zlatan ha deciso di rimettersi in discussione, in qualità di terzo giocatore più anziano del campionato – solo i portieri Buffon (Juve) e Pegolo (Sassuolo) sono nati prima di lui. Ciò vuol dire che sarà il giocatore di movimento più vecchio di tutta la Serie A. Adesso sta al fuoriclasse di Malmö dimostrare che l’età è solo un numero e sfatare un tabù che a Milanello ha fatto sin troppe vittime.