CHI HA UCCISO BABBO NATALE?

Quando ho smesso di credere a Babbo Natale, è stato uno choc.

Non me l’hanno ucciso né «quelli della mala, né la pubblicità» come cantava Max Pezzali riguardo alla fine improvvisa e misteriosa dell’Uomo Ragno. Fu, bensì quello stupido compagno della 3ª B, la vigilia di Natale, quando ero in seconda elementare e lui giusto un anno più avanti.

Era il periodo della preparazione in classe delle letterine, quelle con gli angioletti e i brillantini, che oggi si vendono su Ebay con la dicitura «cartoline vintage con scritte argentate glitter».

Ebbe il buon gusto di ripeterlo più volte, con strafottenza, durante la ricreazione tra un suono di campanella e l’altra. Me lo disse con quel sorriso sornione di chi ha scoperto come si fanno i bambini ma non riesce a mandare a memoria le poesie e le tabelline.

Difesi le mie convinzioni con forza, novella Pulzella d’Orléans, e non volli cedere alle sue perfide insinuazioni, ricacciandomi in gola le lacrime che inumidivano le ciglia.

L’enorme nastro blu che infiocchettava il colletto bianco, rigido, che chiudeva il grembiule nero mi divenne stranamente soffocante. Anche la stella cometa, del presepe davanti all’ufficio del Direttore oggi elevato al grado di Dirigente Scolastico, fu meno brillante ai miei occhi.

Quel Natale indirizzai ai miei genitori, come d’altronde tutti gli altri bambini, le promesse di futuri buoni propositi, con la speranza che i giocattoli richiesti non venissero accantonati per mancanza di una fede venuta meno.

In ogni caso, nel Pantheon dei distributori di giocattoli, potevo ancora contare su Santa Lucia, San Nicola, Santa Claus, il Bambin Gesù, la Befana e i misteriosi Re Magi con tanto di elefanti e cammelli.

Già, perché se qualche dubbio sull’esistenza del munifico personaggio vestito di rosso e dalle incredibili renne volanti aveva minato le mie convinzioni infantili, quella moltitudine di personaggi similari non aveva sicuramente dissipato i dubbi, anzi.

La speranza di veder realizzati i propri desideri difficilmente fa venir meno quelle convinzioni, tra credo e superstizione, che sono alla base dei miti e alle volte si incancreniscono in un patologico rimandare il confronto con la realtà.

Quel Babbo Natale che gli psicologi definiscono come «un referente simbolico interessante e utile a rafforzare l’atmosfera emotiva del Natale per il bambino e la sua famiglia. Una fantasmagorica figura di tipo trascendentale, metafisico e metapsicologica» in realtà non muore mai. Perché se da un lato gli scienziati concordano nell’ammettere che i più piccoli sono sostenuti dal pensiero magico, quel vecchietto dalla barba bianca, che vive in Lapponia, attorniato da operosi elfi in calzamaglia, rimane, come una fievole luce, in fondo ai pensieri di molti adulti. Babbo Natale, che riesce a far arrivare a destinazione, in condizioni da record e in una sola notte, i regali chiesti da une moltitudine di bimbi sognanti, permea il ricordo, una volta adulti, di quel nonno scomparso da tempo, il supereroe della nostra infanzia.

E se da un lato «il dono è il simbolo del diritto, riacquistato, a coccole e attenzioni» la conferma che Babbo Natale porti dei regali solo in funzione di una buona condotta innesca un consequenziale processo psicologico, una sorta di rivalsa dai propri insuccessi tramite l’affetto dei genitori e, se necessario, con la mediazione di un avatar che vive tra i ghiacci eterni.

La vita, il più delle volte, delude molte delle nostre aspettative e male non fa, se necessario, ricorrere alla sacralità della natività o alla magia e al mistero di questi personaggi volanti, su scope e slitte. Resta, indissolubilmente legato alla notte di Natale, il ricordo di chi ci ha voluto bene e non c’è più o che, fortunatamente ancora oggi, rimane incanutito al nostro fianco.

In fondo, guardando gli innumerevoli film che intasano il palinsesto televisivo durante le festività, anche quel bambino della 3ª B ha ricominciato a credere a Babbo Natale.

 

Articolo a cura di Gabriella Incisa di Camerana

Un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.