Oltre le apparenze: turismo sessuale sotto i nostri occhi

Non sempre quello che siamo disposti a vedere, è ciò che realmente accade, troppo spesso dietro, c’è molto altro.
Oggi voglio parlarvi di un argomento comune a tutti, che qualche anno fa ha fatto discutere parecchio per le sue sfumature drammatiche e, che oggi è stato riproposto in chiave molto più leggera, attraverso una serie televisiva. Sto parlando dello scandalo delle baby-squillo dei Parioli. Era il 2013 quando la notizia esplose alla televisione e sui giornali, ricordo che in quei giorni non si parlava d’altro che di queste due ragazze minorenni, finite nel giro della prostituzione. Ho letto molto, informandomi sui fatti prima di poter fare delle congetture. Già, congetture, perché ancora oggi, leggendo quegli stralci di giornale, appare tutto fin troppo confuso.

Due ragazzine, una di quindici e l’altra di quattordici anni della Roma per bene, si imbattono per caso in un annuncio che declama “lavorare poco, guadagnare tanto”, proprio mentre sono alla ricerca di un lavoretto per poter andare in vacanza. Inizialmente la più piccola sembra desistere, ma quando si accorge dei soldi facili che l’amica riesce a mettersi in tasca, non resiste e, si lascia coinvolgere. Quello che ne sussegue è un giro di prostituzione minorile, una storia che va ad ingarbugliarsi ogni giorno che passa, mesi in cui le ragazze restano coinvolte prima che tutto venga alla luce. Nasce tutto come un gioco, come una fonte di soldi facili, ma quando le ragazze si accorgono della possibilità di guadagno la loro vita cambia e, la ragione viene offuscata dal profumo del denaro. Vengono sbalzate in una realtà che non è la loro, tra case dei loro clienti, motel da quattro soldi, fino a finire in uno scantinato, che viene affittato dai due uomini che si occupano del loro giro di prostituzione. Borse griffate, abiti costosi, viaggi… fino ad arrivare alla cocaina.

Si lasciano trascinare per sopravvivere, ma mi chiedo quanto in là si siano dovute spingere per cancellare le adolescenti che erano e sembrare le donne che sono diventate? La madre della più piccola, si accorge che la figlia nasconde qualcosa, che dietro alle assenze a scuola, all’aria distratta e alle poche ore in casa, c’è molto altro. A quel punto, fatta luce sui fatti, dovrebbe denunciare l’accaduto e, non appoggiarla alla prostituzione come accade.
La madre della quindicenne invece, quando si accorge che dietro a quegli scatti d’ira c’è molto altro, si rivolge alle autorità, portando alla luce tutto quello che è emerso da quei mesi di prostituzione senza fine.
Quando l’anno scorso viene trasmessa la prima serie di Baby su Netflix, c’è un drastico attacco su ciò che è reale e ciò che è finto. La serie TV parla di alberghi di lusso, uomini vestiti di tutto punto, locali all’ultima moda, ma nella realtà non è questo quello che è successo. Nella serie ci mostrano solo un lato delle difficoltà, delle due ragazzine, attraversate in quei mesi, solo una piccola porta su ciò che hanno davvero passato e vissuto. Credo sia facile puntare il dito sulle due adolescenti, targandole come ragazze viziate che si sono sporte su questo mondo perverso solo per noia. A quattordici anni non si è padroni delle proprie emozioni, ci si lascia trascinare solo per non sentirsi esclusi, purtroppo non tutti hanno il carattere di combattere e, troppo spesso si finisce con commettere errori che ti segnano a vita.
La vicenda delle due baby-squillo dei Parioli, è solo una finestra sulla realtà che l’Italia sta vivendo oggi, dove c’è un mercato sempre più in espansione sul turismo sessuale, dove le donne, sempre più giovani, vengono trattate come oggetti e non come persone. Sono centinaia i forum, i canali YouTube, i siti porno dedicati alla pratica del turismo sessuale, rimanendo sul filo della legalità, anche se personalmente di legale non vedo proprio niente.

Secondo l’ECPAT, ogni anno tre milioni di persone viaggiano per turismo sessuale. Circa 250mila sono in cerca di vittime minorenni il cui sfruttamento genera un mercato da 20 miliardi di dollari (il fenomeno è sottostimato). Il triste primato, con 80mila partenze l’anno, va proprio agli italiani.

XOXO

ELISA C.