Le panchine rosse. Un’assenza che deve diventare presenza.

Ultimamente mi capita spesso di imbattermi in panchine dipinte di rosso.

Le ho viste davanti all’asilo di mio figlio, ai giardini pubblici, vicino al supermercato, insomma un po’ ovunque..

Le prime mi hanno incuriosito, ma non ho subito capito cosa potessero essere, quale messaggio potessero avere.

Poi successivamente ne ho viste altre, tante, troppe e ho capito.

Sicuramente nella vostra città ne avrete viste anche voi. Sono state inserite sul territorio da amministrazioni pubbliche o da associazioni che hanno cercato di far emergere un dramma che colpisce un numero enorme di individui. Quello della violenza sulle donne.

Queste panchine sono rosse, rosso sangue. E la panchina vuota simboleggia una persona, una donna che non c’è più. La terribile mancanza che prima era presenza.

Ogni pennellata rossa diventa quindi una coltellata, un insulto, una restrizione o un assoggettamento.

Mamme, papà, zii, nonni, insegnanti, so che non è un argomento facile da trattare con i propri bambini, ma credo che sia giusto, appena possibile, non ignorare se ai giardini ci si siede su una panchina come questa.

Spieghiamo ai nostri bimbi l’importanza di quel colore.

Se qualcuno ha creato un’assenza noi creiamo una presenza, una presa di coscienza, una conoscenza che crea ricchezza.

Articolo a cura di Angela Lavarda

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