“Il vincolo cieco” di Luigi Salerno

Il vincolo cieco è un libro assai particolare, ne ho preso atto sin dalle prime righe. È come se il romanzo fosse avvolto nella nebbia, molto fitta in certi avvenimenti, o almeno questa è la sensazione che ho avuto. Vi è un pizzico di surreale nell’intreccio e nel carattere dei personaggi, alcune domande restano senza una risposta, questioni rimaste in sospeso e in cerca di un filo logico.

Sinossi: Frammenti di vita si fondono con una materia al tempo stesso densa e surreale, sotto la delicata dittatura della parola. Storie incastrate abilmente in uno spazio d’azione mediato da un protagonista narratore senza nome, cassiere di cinema, scrittore fallito, perduto melomane alla ricerca di se stesso. Storie di creature imperfette, delicate, inquiete e stravaganti. Personaggio nevralgico del romanzo è anche il dottor Pops, una sorta di anfibio in bilico fra il nuovo e il noto, terapeuta del narratore che svolge e riavvolge le trame fobiche riportate periodicamente dal suo paziente. Un libro colto e avvincente che ci costringe a riflettere, senza nessuna barriera protettiva, su quelle emozioni legate da un inestricabile vincolo cieco: la nostalgia dell’essere, intravista dalle feritoie del ricordo, e la scoperta del vivere come unico canto e incanto della nostra specie

Innanzitutto il narratore, oltretutto protagonista della vicenda riportata in prima persona, non ha un nome, non sappiamo mai come si chiami, neppure un nomignolo scappa a chi lo conosce. Costui è un uomo alla ricerca continua di uno scopo, è uno scrittore in crisi; non riesce a portare avanti un manoscritto da parecchio tempo, perciò passa le sue giornate a pensare, ad ascoltare dischi di musica classica, a osservare la vita altrui dal balcone di casa, in seguito si barcamena tra le sedute terapeutiche del dottor Pops – un uomo che mostra una certa indifferenza verso il suo paziente  – e lavori temporanei e sognati.

Districa i suoi impegni tra i pochi amici che ha – Vezio e Paul – egli, in effetti, è totalmente assorbito dalla quotidianità degli altri. Affezionato più alla famiglia di Paul che alla propria, non andando d’accordo né col padre né col fratello per via di un loro carattere freddo e in apparenza anaffettivo, il nostro anonimo ha una cotta per la moglie dell’amico, Aris, e ovviamente non è rattristato nel poter passare del tempo insieme a lei e ai loro bambini, restandole accanto durante una brutta crisi coniugale, sebbene rimanga sempre rispettoso verso chiunque.

Non avendone abbastanza, il narratore si farà coinvolgere nelle intemperie amorose dell’amico Vezio, un tizio in principio molto frivolo e facile all’innamoramento temporaneo, e alla sua bella Roxanne, diventandone il confidente in momenti bui.

Personalmente credo che tutto sommato la trama sia una buona idea, si arriva ad affezionarsi al protagonista senza nome e ad alcuni sviluppi che fanno sorridere, il problema è che il testo è molto prolisso ed eccessivamente articolato, ci sono parecchie ripetizioni nella vicenda e nei contesti, telefonate e discorsi troppo lunghi. L’autore ha sicuramente potenziale, ma la lettura risulta impegnativa e poco scorrevole, con un finale aperto che lascia l’amaro in bocca.

Giudizio 3/5

Curiosità: In copertina l’opera di Elisa Anfuso, una delle maggiori pittrici italiane contemporanee.

Il-vincolo-cieco

 

Dati

Genere: Narrativa

Editore: Ferrari editore.

Pagine: 624

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